martedì 5 luglio 2016

LA RAPINA 1860 ADI2E'



Il carisso amico Angelo Dimita con questa canzone riesce a trasmettere il calore partenopeo e la verità storica a chi lo ascolta, un brano orecchiabile e ballabilissimo, un ritmo  trascinante che trasforma una verità storica in una bellissima festa
Rocco Michele Renna

La Rapina 1860
Non erano mille ed erano brutti,
Con quelle facce da farabutti,
ancora peggio di quelle cravatte,
Che al parlamento conoscono tutti.
Era nel mille ottocento sessanta,
Sembrava come una guerra santa,
Quello che avevano ormai deciso,
Il re sabaudo aveva una povera banca.
Maria, che t'aggia dicere,
Maria niscuno sap 'a verità,
Marì quà ci hanno tolto pure questa libertà.
Era nel mille ottocento sessanta,
C'è chi la balla, c'è chi la canta,
Con quei passetti di spazzatura
Se ne calpesta ancora tanta.
Dio salvi il Re e la Regina la corona resta quà,
Facciamogli una rapina e l'Italia nascerà,
e la democrazia per il culo prenderà,
quella gente onesta c'adda sula faticà.
Ora torniamo al quattordici agosto 1861
quando attaccarono Pontelandolfo,
non risparmiarono proprio nessuno,
ne erano fieri Negri e Cialdini,
i due generali quei due assassini,
che al comando dei bersaglieri
Massacrarono donne anziani e bambini.
Maria, che t'aggia dicere,
Maria nisciuno sap' a verità,
Maria questa è un Italia unita senza dignità.
Quella mattina il quattordici agosto,
di Casalduni e di Pontelandolfo,
c'era il diavolo con la divisa,
testimoniava Carlo Margolfo.
Dio salvi il Re e la Regina la corona resta quà,
Facciamogli una rapina e l'Italia nascerà,
e la democrazia per il culo prenderà,
quella gente onesta c'adda sula faticà.
Mille ottocento sessanta due,
non ci racconta la storia di un bue,
ma di una vera carneficina,
una di quelle chiuse in cantina,
mille ottocento sessanta due,
ci sono lacrime vere in baule,
anche le lacrime di una bambina,
aveva soltanto nove anni Romano Angelina.
Maria, che t'aggia dicere,
Maria niscuno sap 'a verità,
Maria niscuno sap 'ca l' Italia è chesta 'ccà.
Mille ottocento sessanta due,
ci sono cose dell'altro mondo,
Garibaldi resta un eroe
con Emanuele Vittorio secondo.
Dio salvi il Re e la Regina la corona resta quà,
Facciamogli una rapina e l'Italia nascerà,
e la democrazia per il culo prenderà,
quella gente onesta c'adda sula faticà.
Ora parliamo del nostro presente,
dove in estete nevica e piove,
Ma chissà quanti ne sono al corrente,
Ciò che a Torino nel due mila e nove,
non ci fu nulla di più vergognoso,
quando riaprirono quella vetrina,
di quel museo chiamato Lombroso,
quando quel nome è da incidere su una latrina.
Maria, che t'aggia dicere,
Maria nisciuno sap 'a verità,
ca 'a mafia esiste solo 'a quann è nata l'unità.
E per concludere questa taranta,
fu una rapina diciamolo in coro,
quattro cento quaranta trè
milioni di lire in lingotti d'oro.
ANGELO DIMITA. Adi2è.

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