sabato 23 gennaio 2016

MIRACLE NON CE L'HA FATTA!



Miracle non ce l’ha fatta!
Qualche giorno fa abbiamo assistito all’ennesimo maltrattamento animale da parte di alcuni ragazzi rimasti ancora ignoti, fatto accaduto in via San Sebastiano.
Questa povera gattina ammalata è stata martoriata da dei ragazzi senza scrupoli, presa a calci come una palla, le sue urla strazianti hanno attirato l'attenzione della brava gente del quartiere.
Una coraggiosa ragazza che ha visto la scena da lontano è intervenuta fermando il maltrattamento.
Subito hanno soccorso la gattina che per fortuna è stata ricoverata dalla Dott.ssa Dilauro, si è temuto per la sua vita fin dal primo momento e invece aveva superato la notte, i bulletti intanto si sono dati alla fuga.
Le veterinarie si sono dati da fare e molti benefattori sono intervenuti per pagare le cure che non venivano coperte da quelle fornite dal comune.
 Oggi dopo avere finalmente mangiato da sola e avere fatto le fusa alle veterinarie che la accudiscono è morta dopo una crisi respiratoria.
In molti direbbero, “in fondo era solo un gatto” si è vero era un gatto, anzi una gatta ma pur sempre una vita voluta da Dio, magari avrebbe anche potuto portare gioia ad un bambino con le sue coccole o ad una famiglia con la sua compagnia, invece la stupidità di ragazzini male educati dalle loro famiglie non hanno voluto che ciò accadesse.
La cosa che proprio fa male al cuore è che probabilmente, se  rintracciati i ragazzi, i loro genitori, accomodanti, diranno che è solo una ragazzata, tanto la vita di un essere vivente non conta niente e magari si faranno pure grasse risate su chi si è dato da fare per salvare un essere vivente.

Rivolgendomi ai genitori di Gravina: “è questo che volete per i vostri figli? Un futuro senza educazione e rispetto per il prossimo e la natura? Se non riuscite a capire queste “piccolezze” allora Gravina ha un futuro difficile.
Ci auguriamo che questi ragazzi vengano presi e subiscano la giusta punizione, sperando che non vengano coperti da gente omertosa, tanto era solo una gatta!
Rocco Michele Renna

foto e video di Rosa Vacca (lega del Cane Gravina in Puglia)

giovedì 14 gennaio 2016

Identità in Movimento a Gaeta il 5-6-7 febbraio 2016

Comunicato stampa dei Comitati Due Sicilie


Caserta 13 gennaio 2016
Per anni abbiamo protestato, inveito, ci siamo defilati forzatamente dall’esserci, perché l’evento più importante che riguarda il rinnovato cosmo borboniano, la Commemorazione per antonomasia delle Due Sicilie, il momento più alto del mondo filo borbonico, Gaeta, era tenuto volutamente, dagli organizzatori di tutti i tempi, lontano dagli innamorati senza etichetta, dai veri appassionati della riscoperta identitaria; un momento asettico, senza enfasi, lanciato lì tanto per occupare uno spazio vuoto, a disposizione di chi senza nessun vero sentimento teneva banco a scapito di tanti che vivono da sempre con ardore, amore, dolore, partecipazione fisica e infinito pathos, questo momento così alto e delicato e sentito dai più.
Per anni si è delegato agli altri ciò che tocca a noi.
Quindi abbiamo ritenuto giusto metterci la faccia, e la passione di sempre per riprendere il destino della nostra Storia e dei nostri Momenti Identitari, quando Gennaro De Crescenzo ci ha invitati a dare una mano e a essere al fianco del Movimento Neoborbonico, per ridare calore e colore di vera appartenenza alla più importante manifestazione della nuova storia delle Due Sicilie.
Ci saremo per ricordare quei nostri, bravi, indimenticati piccoli grandi eroici soldati delle Due Sicilie, che difesero strenuamente gli ultimi brandelli di un regno glorioso, ci saremo perché è in questi momenti che la Patria si deve servire, ci saremo per sventolare il sacro vessillo gigliato e perché Gaeta è ribadire il sentimento di appartenenza che si rinnova.
Saranno tante le tracce che ci vedranno partecipi, con le testimonianze  di tanti di noi, da Erminio De Biase, a Luca Longo, a Massimo Cuofano a Fiore Marro.
Saranno tanti gli amici che affiancheranno il nostro movimento Comitati Due Sicilie , su tutti i referenti delle varie sezioni, dalla Sicilia, dalla Calabria, della Puglia, dalla Campania, dall’Abruzzo, fino alla cosiddetta  Terza Sicilia” che parte dal  Lazio e finisce in Piemonte,con loro le tante realtà associative territoriali importanti e necessarie per la crescita morale, sociale e fortemente radicati sul territorio.
Un grazie a chi ha voluto averci al proprio fianco e cioè il Movimento Neoborbonico e un ringraziamento alle tante delegazioni CDS nonché i tanti gruppi e associazioni che parteciperanno su tutti Gli Allori  e Progetto Icaro di (Ce), le associazioni calabresi di “Noi siamo di Fagnano Castello” e Vibo Insieme,  CMC 321 di Cervinara (Av), Brigantesse Duosiciliane d’Abruzzo ( Pe), il Movimento Duosiciliano,  che saranno presenti a Gaeta nei giorni 5, 6 e 7 febbraio 2016 per testimoniare la loro vicinanza e appartenenza al territorio delle Due Sicilie.
L’evento è convenzionato con l’Hotel Serapo di Gaeta che metterà a disposizione le sale ed eventualmente i pasti e il pernottamento per chi fosse interessato.
I Comitati Due Sicilie chiamano quindi a raccolta tutti gli amici, simpatizzanti e aderenti del sodalizio, invitandoli a essere presenti all’evento senza dimenticarsi di portare con se la bandiera gigliata.
Due Sicilie libere
Borbone vivat
Ufficio comunicazioni Comitati Due Sicilie.
 

mercoledì 6 gennaio 2016

Un Mig bulgaro nelle campagne di Acquaviva delle Fonti


Il pieno coinvolgimento della Puglia nella Guerra Fredda nella corsa agli armamenti nucleari balzò all’attenzione internazionale in conseguenza della caduta, nella tarda mattinata del20 gennaio 1962, di un Mig bulgaro nelle campagne di Acquaviva delle Fonti (Bari), precisamente in località Lamone, sulla strada per Sannicandro.
 L’aereo era precipitato a pochi chilometri di distanza dal luogo in cui erano installati gli Jupiter, i noti missili strategici con testate nucleari: gli ordigni erano stati piazzati dagli Stati Uniti attorno alla base di Nato di Gioia del Colle circa un anno e mezzo prima.
Disposizione delle Basi Missilistiche
 Le basi missilistiche a medio raggio -installate in Italia e anche in Turchia, lungo il confine caucasico venivano considerate rischiose per l’Unione Sovietica e per i Paesi che aderivano al Patto di Varsavia; per questo erano alla base di un’intensa azione politico-diplomatica e strategica tra Mosca e Washington; infatti Chruscev, appunto nell’autunno di quello stesso anno, tentò un’operazione analoga e contrapposta a Cuba.
 La diffusione della notizia relativa “all’aereo spia», precipitato a pochi chilometri dalle basi Nato, nel cuore di una delle regioni italiane più vicine all’Est europeo, non mancò dunque di allarmare la diplomazia internazionale ed ebbe immediate ripercussioni sulla vita politica italiana.
 La «Gazzetta del Mezzogiorno» fu uno dei primi quotidiani nazionali a diffondere le notizie relative al Mig precipitato, nel corso di una ricognizione fotografica, fornendo in dettaglio una serie di particolari sull’incidente.
 Il Mig, riferì il quotidiano pugliese, fu intercettato dai radar del vicino aeroporto di Gioia del Colle, consentendola immeditata localizzazione e cattura del pilota bulgaro, un giovane sottotenente Milliusc Solakof, che venne immediatamente ricoverato e piantonato nell’Ospedale del centro murgiano per alcune ferite riportate.
 Sulla sorte dell’ufficiale (che si presume sia rientrato in patria) circolarono in seguito notizie contraddittorie che non ci è stato possibile verificare con certezza.
jupiter dislocati a Gravina
Per diversi giorni Bari ed Acquaviva delle Fonti furono il centro dell’attenzione internazionale e di una vera e propria guerra di informazione sulla carta stampata che coinvolse diverse testate nazionali, in particolare «l’Unità», organo ufficiale del Partito comunista italiano.
Un inviato speciale del quotidiano comunista, Aldo De Jaco, con un articolo dal titolo significativo «I missili in Puglia si vedono dal treno», tentò di gettare acqua sul fuoco, ridimensionando l’operazione di spionaggio messa in atto dalla Bulgaria.
 L’inviato del giornale di sinistra descriveva con dovizia di particolari anche le altre postazioni dei missili Jupiter dislocate nell’Alta Murgia tra Altamura, Gravina ed Irsina nel materano.
«l’Unità», inoltre, mise in risalto le dichiarazioni del console e dell’addetto militare della Bulgaria che smentirono la notizia di una richiesta di asilo e di una «scelta per la libertà» del pilota bulgaro.

base missili Bosco Difesa Grande Gravina in P.
Nella realtà politica nazionale Amintore Fanfani che si apprestava a varare un nuovo governo ,aperto ai socialisti, riuscì con un’abile azione diplomatica, a creare un clima di distensione, evitando ripercussioni soprattutto sulla politica interna e su quella del partito di maggioranza relativa, la Democrazia cristiana.
 Era infatti imminente a Napoli lo svolgimento del Congresso democristiano che doveva assumere una importante decisione, quella dell’apertura a sinistra. In questa direzione Aldo Moro, segretario della Democrazia cristiana riuscì con grande abilità, nel discorso iniziale che durò più di cinque ore, ad indicare nuove politiche anche internazionali, confermando la scelta di campo occidentale e la fedeltà alla Nato, in un contesto in cui la politica di centro-sinistra veniva presentata all’insegna di una marcata distanza ideologica dal comunismo.
Nel giro di una settimana, alla fine di gennaio del 1962, l’attenzione dell’informazione fu dirottata dalle questioni internazionali a quelle della politica interna.
 La vicenda del Mig bulgaro, caduto tra i missili Nato, scomparve anche «dai radar» dell’informazione. Tuttavia da quella vicenda e dalla forte tensione internazionale conseguente alle vicende della installazione dei missili sovietici nella Cuba di Fidel Castro, si costituì un combattivo movimento pacifista, tra il 1962 ed il 1963 - al quale dettero la loro adesione intellettuali del calibro di Bertrand Russel e Jean Paul Sartre, oltre al «filosofo della non violenza» Aldo Capitini -che ebbe l’importante compito di sensibilizzare l’opinione pubblica pugliese sui rischi e sui pericoli degli armamenti nucleari americani disseminati nelle campagne dell’alta Murgia.Subito dopo che un missile venne colpito da un fulmine nella base di Gravina, scongiurando una esplosione nucleare, tutta l'operazione venne abbandonata e i missili dismessi.I Missili Jupiter classificati pure difettosi chiamato  PGM-19 Jupiter era un missile bistadio a medio raggio (MRBM) con portata tra i 1 000 e i 5 500 km, armato con una potente testata termonucleare, prodotto dalla Chrysler, che aveva già sviluppato il precedente PGM-11 Redstone.
Rocco Michele Renna


Ensign of the 36ª Aerobrigata I.S. of the Italian Air Force.svgfonti: https://it.wikipedia.org/wiki/PGM-19_Jupiter
https://it.wikipedia.org/wiki/36%C2%AA_Brigata_aerea_interdizione_strategica


Risultati immagini per 36 aerobrigata
http://www.quellidel72.it/sistema/jupiter/jupiter_8.htm 

martedì 5 gennaio 2016

"Quando Dio mi chiamerà al soggiorno della sua gloria"

"Quando Dio mi chiamerà al soggiorno della sua gloria"

a   cura  di  don Massimo Cuofano
Re Francesco II
Re Francesco II
                
"Quando Dio mi chiamerà al soggiorno della sua gloria, mi piegherò dinanzi alla sua Volontà e lo ringrazierò" .
Queste parole le ha espresse Re Francesco II di Borbone, e in questa visione ha vissuto la sua esperienza terrena. 

è  la visione dell’uomo giusto, che è proiettato a realizzare nella propria vita tutto il bene possibile, sapendo di doversi incontrare con il solo Signore della storia, nelle cui mani dovrà versare i talenti ricevuti, al solo che dovrà cantare il suo ringraziamento.

Siamo nella ricorrenza  della sua morte, avvenuta ben 121 anni fa, il 27 dicembre del 1894, quando  il “vero Re Galantuomo”, così si espresse di lui Matilde Serao, un Re che ha vissuto eroicamente le sue virtù cristiane, chiuse serenamente la sua vita terrena, per andare incontro al Signore nella gloria.
Tutti piansero il Re buono, colui che la storia sembrava aver dimenticato, il Re che ha  sempre avuto come ideale di vita proprio quella bontà,che nasceva dalla consapevolezza “di essere figlio della luce”.  Dunque sapeva di dover  vivere la sua esperienza di Re cristiano, non badando ai propri interessi e alle ambizioni del potere, ma al bene della sua gente, a custodire la sua terra e il suo popolo nella pace, nella concordia, nell’amore.

Ai tanti potenti del mondo sono stati scritti migliaia di epigrafi sulla terra, dove se ne vantano la superbia e la possenza, dimenticando che “la gloria, l’onore e la potenza appartengono al Dio del cielo”. Proprio in questa visione cristiana della regalità, Francesco II ha posto le fondamenta del suo essere Re. Suo unico pensiero, che ha manifestato sin dai primissimi giorni della sua incoronazione, “la felicità, il progresso, la salute dei suoi popoli”.

Questa volontà sacra e meritevole, non l’ha manifestata solamente negli editti e nei programmi, dai quali il Regno e l’Europa intera l’hanno potuta conoscere, ma nella realizzazione di azioni concrete. Nel poco tempo del suo regno si occupò per l’assistenza dei poveri, costruì e ampliò ospedali, fece bonifiche,  organizzò la scuola di diritto internazionale e  si  occupò  per  l’istruzione  della sua gente,  fece  nuovi  progetti  per  la  diffusione   delle ferrovie,  e  altri  decreti  per  la  valorizzazione delle industrie e dell’economia, si adoperò perché la fede cristiana si  conservasse sempre integra nel cuore della gente, operandosi anche per le opere caritative ed educative della Chiesa. Ma innanzitutto ha sempre mostrato il suo rispetto e la sua considerazione a ciascun suddito, sapendo vedere in chiunque quella immagine santa e incancellabile del Dio Altissimo.  Seppe avere considerazione nei giusti, giustizia verso tutti, pietà e misericordia per i nemici.
Proprio per queste alte virtù un suo contemporaneo lo paragonò a due grandi sovrani santi, San Luigi di Francia e San Ferdinando Re.  Quindi l’epigrafe più reale al nostro Re, lo ha realizzato Dio stesso, scrivendo il suo nome nel cielo.

Non ha mai lesinato di manifestare il suo cattolicesimo, che sin dall’infanzia è stato insito in lui, il Figlio della Beata Maria Cristina; un cattolicesimo mai bigotto e vano, ma profondamente legato alla conoscenza della Sacra Scrittura, della Teologia e della Dottrina della Chiesa. E non poteva non essere altamente qualificata la sua fede, cresciuta alla scuola dei Gesuiti e Scolopi napoletani, tra i più formati culturalmente e teologicamente. 
Re Francesco con Papa Pio IX
Re Francesco con Papa Pio IX
                
Inoltre certamente non sono mancati rapporti con tanti uomini di fede del suo tempo, in particolare con il napoletano San Gaetano Errico, fondatore dei Missionari dei Sacri Cuori, consigliere di Re Ferdinando, e frequentatore della Famiglia Reale. Con il santo francescano Ludovico da Casoria, con il quale collaborò in alcune sue fondazioni, anch’egli amico e frequentatore della Casa Reale sin dai tempi della Regina Maria Cristina. 

La sua amicizia e il suo rapporto poi con il Santo Romano Pontefice, il Beato Pio IX, non hanno fatto altro che rafforzare la sua fede e il suo amore alla Chiesa Cattolica. 

Quanti hanno voluto, forzatamente, travisare questa fede, volendo fare di lui un personaggio superstizioso, bigotto e fatalista. Invece la fede di Francesco di Borbone fu vissuta nella vera devozione, rafforzata quotidianamente dalla preghiera e dai  Sacramenti, e con un vissuto di vera carità.

Il modello della regalità di Francesco di Borbone è stato il Cristo Re, e come il Cristo è Sposo generoso e Re amabile della Sua Chiesa, così lui è stato, nella stessa misura, lo “Sposo” del suo popolo, e come “Re”,  il padre disponibile, generoso, attento, consapevole, pronto al sacrificio e alla morte.
Ma oltre grande Re cristiano, egli seppe esserlo anche e soprattutto nella sfera umana. Dalla mente aperta  alla conoscenza e allo studio, seppe prepararsi ad essere un Re coscienzioso, diligente, dotto, sapiente, giusto.

Nella concezione del nuovo mondo il metro della sapienza lo si costruisce dalla capacità di essere furbi nell’ingannare gli altri, nel desiderio di potere e conquista, pur calpestando il diritto e la giustizia, nella bramosia della ricchezza a costo di tutto.

Per Francesco II di Borbone, che volle rimanere se stesso nei cambiamenti catastrofici di una rivoluzione senza Dio, l’onestà e la dignità valevano più di ogni altra cosa.
Seppe essere l’uomo semplice e dotto insieme, mite e buono verso il suo prossimo, ma franco e leale, coraggiosamente forte nel combattere il male. Conoscitore non solamente delle cose spirituali, ma illuminato sulle questioni politiche, sociali, diplomatiche e militari. Seguiva con grande interesse e conoscenza le vicende europee e italiane. Quelli che lo hanno conosciuto profondamente e ne ammiravano le capacità, non hanno potuto fare altro che testimoniare la grandezza della sua intelligenza, e che certamente sarebbe stato per il nostro popolo il Re giusto, che avrebbe portato alla nostra Nazione delle Due Sicilie, dignità, prosperità e sicurezza immensa.
Una delle ultime foto del Re - Arco di Trento
Una delle ultime foto del Re - Arco di Trento
                
Fu il Re sapiente, che cercò attraverso l’arte della diplomazia e dell’incontro di evitare questa guerra fratricida e ingiusta,costretto a subire. Il Re mite e onesto, che non poteva credere nella doppiezza, nell’inganno, nel tradimento. E come poteva, lui, dal cuore limpido e onesto pensare che gli altri fossero disonesti? Come poteva colui che era stato educato al rispetto delle regole, della disciplina umana e militare, dei buoni e sani ideali, alle virtù cristiane, credere che altri re, ministri, soldati, potessero lasciarsi corrompere dall’ambizione e dalla potenza? Il suo sguardo di Re e di Cristiano sapeva guardare più lontano delle meschinità che lo circondavano. Sarebbero crollati  quei poteri iniqui e quei tradimenti, perché  “mai ha durato lungamente l'opera della iniquità, ne sono eterne le usurpazioni”. Fu il Re forte e coraggioso, che non si è lasciato sopraffare dal pessimismo e dalla forza bruta del potere, ma ha saputo reagire infondendo in tutti la speranza, il coraggio di lottare, il desiderio di sopravvivere. Anche nel momento della sconfitta e del fallimento, ha saputo avere parole di incoraggiamento e di speranza.

Non si è lasciato piegare dalle calunnie, dalla povertà a cui era stato costretto, dalla sofferenza che gli era stata provocata, sapendo vivere con dignità e rispetto. Dinanzi all’ingiustizia seppe rispondere con una vita dignitosa ed onesta, sapendo chinare il suo capo alla Volontà di Dio, rimanendo sereno in ogni occasione della vita, tenendo sempre il suo cuore aperto alle necessità e alle lacrime della sua gente.


Re Francesco II su letto di morte
Re Francesco II su letto di morte
                 Per questo la sua morte fu accolta dalla commozione e dalle lacrime di tanti, specialmente dei “napoletani”, che ricordavano il Re generoso, amabile, benefico, sereno, “il Re adorabile”, come lo rimpianse il giornale “la discussione” di Napoli all’indomani della morte, che seppure forzatamente lontano dalla sua terra, ebbe sempre il suo sguardo di Re, il suo amore di Padre, il suo pensiero di Amico, rivolto al suo popolo delle Due Sicilie.
E oggi lo ricordiamo, consapevoli che lui, fedele “servitore” dell’Eterno Re, ha saputo rischiare per amore di Dio, del suo prossimo. Ha saputo realmente fruttare i suoi talenti, seppure circostanze e situazioni gli remavano contro. È facile, poi, esprimere giudizi e sentenze con la conoscenza del dopo, senza metterci nei panni di chi vive nella situazione della lotta. Ha cercato, pur dovendo soffrire lui, di portare meno sofferenze e distruzioni al suo popolo e alla sua terra. Ha salvaguardato la città di Napoli, questa Napoli che dovrebbe innalzargli un monumento di lode e ringraziamento. Ha lasciato aperta la via della speranza e della riparazione, pur dovendo lui stesso soffrire rinunce, prove, la miseria e l’esilio. A chi gli ricordava che “quella ingiusta rivoluzione” lo aveva ridotto a vivere nella povertà, egli rispondeva che “tanti del suo popolo erano nella stessa situazione, e lui non era migliore di loro”, e che “un altro Re, il più grande dei Re, il “Re dei re”, non aveva avuto neppure un sasso dove poter appoggiare la sua testa”.

Per questo non ha avuto paura mai di rinunciare anche al poco che aveva, pur di soccorrere la sua gente, i suoi poveri, mantenendo viva la sua “pietà” verso Dio e verso il prossimo, con un esempio di grande umanità e cristianità, che non lasciava insensibili quelli che avevano la gioia di incontrarlo e conoscerlo.

Fu un esempio per quella piccola cittadina sulle Alpi trentine, che lo vide ospite umile e discreto. Il primo ogni mattina alla celebrazione della Santa Messa, e al tramonto nella recita del Santo Rosario, nella bellissima Chiesa Collegiata della Vergine Assunta in Cielo, in Arco di Trento. Sempre sereno e  amabile con tutti, seduto al piccolo bar del paese, nascosto nella sua semplicità, cordiale ed affabile.
Fu un esempio per i suoi familiari e per quanti l’avevano voluto seguire nel suo esilio, con la sua vita eroica di pazienza, di uomo mite e paciere, uomo di preghiera e carità.

Un esempio per tutti, e soprattutto per noi che siamo qui a commemorarlo, perché da lui impariamo a saper fruttare i doni che Dio ci ha dato, vivendo da veri cristiani, da uomini e donne dai grandi ideali, dal cuore aperto alla generosità, al perdono, a costruire, in questa società triste e confusa dalla crisi economica, morale, istituzionale,  una società migliore. 
Questo è il testamento che ci ha lasciato. Non parole di odio o di divisioni, ma zelo per il bene e la concordia. A ritrovarsi pronti nell’ora della liberazione e della riparazione, per non lasciarsi sorprendere impreparati, ma capaci di costruire un futuro non sull’odio e l’estremismo, ma su “sentimenti di conciliazione e di concordia”, perché “la concordia è sempre più che mai un dovere sacro per ogni cittadino; è la vera e saggia politica; è la prima condizione di forza per tutti coloro che aspirano all’indipendenza, alla vera libertà, alla felicità della patria. L’ unione attuale è soprattutto un pegno per quella di cui gioirete appresso , e che sarà una garanzia infallibile di successo, di pace e di vitalità”.
...nella gloria
...nella gloria
                
Il pio e generoso Re Francesco ora è lassù, certamente con la sua Beata Mamma, con la Vergine Immacolata, patrona principale dell’antico Regno, con quel “Re dei re” che fu il modello della sua esistenza, e prega per la nostra Napoli, per questo antico popolo delle Due Sicilie, per la sua Famiglia, prega per le nostre miserie e le nostre sofferenze, prega per questa nostra terra martoriata e ingannata dalle ingiustizie e dai soprusi, prega per ciascuno di noi, perché all’ombra della sacra e antica bandiera del nostro passato, possiamo costruire nella concordia comune il nostro futuro.