venerdì 23 dicembre 2016

QUANDO FOGGIA FU COPERTA DALL'OMBRA NERA DEL VESUVIO





Oggi, 16 dicembre del 1630, a causa dell'eruzione del Vesuvio, a Foggia piove cenere per un paio di giorni. Disagi e incendi ovunque in città


(dall'Agenda 2014 della Fondazione Banca del Monte di Foggia. Progetto editoriale: Filippo Santigliano. Ricerca e testi: Davide Grittani. Editing e curatela: Saverio Russo, Filippo Santigliano)




Il 30 agosto 1630, il Vesuvio cominciò ad eruttare grosse fiamme di fuoco seguite da continue scosse sismiche; il fenomeno, per ben sedici mesi, interessò solo la città di Napoli e dintorni, ma dal 16 dicembre dell'anno successivo investì tutto il Reame.
La sera del martedì, sedici dicembre, verso le ore 20 (a cinque ore di notte) su Foggia cominciò a piovere cenere; la poca gente che per quell'ora stava ancora in strada, vide all'improvviso piovere dal cielo fango seguito da un insopportabile odore di uova marcite.
 In breve tempo venne dato l'allarme all'intera popolazione che, abbandonata l'abitazione in un baleno, invase le strade; furono fatte suonare le campane di tutte le chiese, il cui cupo suono intensificò, nell'animo della gente, lo spavento ed il terrore. Si trascorse la notte all'addiaccio; l'aria era irrespirabile per il cattivo odore e, tra l'altro, se non ben cautelati, la cenere avrebbe accecato chiunque non avesse preso le opportune precauzioni.
La mattina seguente il cielo apparve rossiccio, ma verso mezzogiorno si oscurò all'improvviso come sera inoltrata, per cui una precipitosa fuga nelle chiese causò non pochi incidenti e altri ne sarebbero seguiti se, dopo una consistente scossa tellurica prima, e numerosi tuoni poi, il cielo non si fosse cominciato a schiarirsi.
Lo spavento ed il terrore, per sei giorni consecutivi ed interminabili, tra pioggia di cenere e di fango, cupi tuoni, scosse telluriche e schiarite, avevano ormai raggiunto ogni limite di sopportazione umana, per cui la popolazione, non intravedendo un rasserenamento, cadde nel più triste panico; pareva giunta la fine del mondo e, pertanto, preghiere ed invocazioni, promesse e confessioni pubbliche si levarono alte al cielo.
Le quotidiane attività ebbero una generale sospensione, ognuno temendo il peggio, trascorreva la giornata in stato di allarme sotto l'incubo ed il timore di una imminente e triste fine.
Cominciarono a scarseggiare i viveri, i forni non panificavano tutti, solo pochi, per cui la produzione era insufficiente; le autorità sospesero ogni affare pubblico-amministrativo e non sapevano cosa dover e poter fare.
Quando tutto sembrava volgere al peggio, finalmente l'alba del 24 dicembre (1631) apparì ai tristi foggiani di buon auspicio; il cielo riprese il suo azzurro naturale, la terra non tremò più e la vita, se pur con gran timore, riprese lentamente il suo ritmo.
Si seppe che nei dintorni del Vesuvio, ben 17 paesi vennero gravemente danneggiati, molti furono i feriti ed i morti e che quella cenere giunse fino a Costantinopoli. Durante questi tristi giorni di terrore e di spavento il Convento dei Cappuccini di Via San Severo accolse tra le sue mura molti malati, bambini ed anziani; le celle ed ogni altro locale vennero trasformati in dormitori e numerosi rifugi in legno furono eretti nel vasto orto del convento.
Cesare Rizzi - da manganofoggia.it
(tratto da: Foggia e l'antico Convento dei Cappuccini - Gaetano Spirito)

sabato 17 dicembre 2016

I CALZUNGIDD D'RCOTT




I calzoni di ricotta, generalmente accompagnati dalle orecchiette, classico domenicale lucano e pugliese.  Possono essere accompagnati con sugo di carne ma la tradizione vuole che i calzoni di ricotta vadano accompagnati con un saporitissimo sugo semplice, il sugo semplice perché all’origine della ricetta mica si potevano permettere tutte le domeniche il sugo di carne!

CALZONI DI RICOTTA
Ingredienti (per 5 persone):
1 uovo
acqua q.b. (in base a quanta ne richiede la farina)
Per il ripieno:
500gr di ricotta
1 tuorlo
50gr di zucchero
un pizzico di cannella e buccia di limone grattugiata

Su una spianatoia, setacciare la semola di grano duro , se trovate quella del Senatore Cappelli è meglio,  ed uniteci l’uovo.  Quando questo sarà completamente assorbito, iniziate a versare dell’acqua tiepida poca per volta ed impastate fino a quanto non otterrete un impasto liscio ed elastico.
Nel frattempo, in una ciotola schiacciare la ricotta con una forchetta: non utilizzate la ricotta molto fresca, usate quella comprata un paio di giorni prima che sarà più compatta e che, quindi, non tenderà a sciogliersi.  In base alla compattezza della ricotta bisogna regolarsi anche con le uova: se abbastanza compatta solo 1 tuorlo ma, se la ricotta è abbastanza morbida, mettetene anche un altro. Unite, poi, lo zucchero, la cannella e grattuggiate la buccia di un limone fresco, bello profumato.
Dividete l’impasto in tre parti e create delle sfoglie molto sottili (2 mm) di circa 10 cm di larghezza: potete utilizzare sia il mattarello che la macchina per la pasta (sicuramente con quest’ultima la sfoglia verrà meglio!).  Prendete un cucchiaio per volta di ricotta e distribuiteli al centro di tutto il rettangolo, a distanza di un paio di cm l’uno dall’altro.
Ora, prendete il lembo di sfoglia più vicino a voi e unitelo all’altro, chiudete bene con le dita intorno alle palline di ricotta e con l’apposito stampino zigrinato.
Possibilmente, una volta pronti, prendete uno spillo e bucherellate un po’ la parte superiore dei calzoni per far uscire l’aria della ricotta!
Cuoceteli in abbondante acqua salata  e conditeli con ragù e abbondante  e mi raccomando pecorino nostrano! no grana o parmigiano altrimenti è un sacrilegio se lo fate!
Accompagnate con un vino bianco tipo verdeca di Gravina