venerdì 30 settembre 2016

A Gravina una nuova disciplina olimpica: il salto sul cofano dell’auto!



A Gravina una nuova disciplina olimpica: il salto sul cofano dell’auto!
Su segnalazione di un residente di Via Vittorio Veneto, si fa notare il parcheggio selvaggio che definisce una situazione anomala la quale ostacola la libertà personale dei residenti stessi.
Come si evince dalla foto sia i residenti che i pedoni sono costretti a fare acrobazie olimpiche, salto ad ostacoli con specialità cofano dell’auto.
Vista l’istituzione dei parcheggi per residenti al centro Storico, come mai non ci sono per quelli di via Vittorio Veneto, visto che devono pagare il ticket per poter parcheggiare nei pressi della propria abitazione, al civico in questione? quando riescono a trovarlo vista a situazione...
Tempo fa c’erano dei vasi come dissuasori di parcheggio, poi furono sostituiti dai paletti in metallo ed ora solo da un divieto di sosta che a quanto pare risulta pure scomparso, non è certamente il titolo di un giallo estivo da portare sulla spiaggia “Il mistero del divieto scomparso", purtroppo è la verità, ai residenti non resta che rivolgersi alla trasmissione Rai "chi l'ha visto.
Un fatto veramente increscioso: a volte non riescono nemmeno a chiudere la porta per via dell’auto parcheggiata, per non parlare dei danni arrecati da chi , parcheggiando, ci urta contro o non possono né entrare e né uscire di casa.
Sarebbe ora di risolvere questo increscioso modus vivendi di certi automobilisti, incivili e maleducati, sia verso i pedoni che verso i residenti, chiediamo infine al sindaco di Gravina di porre rimedio alla incresciosa situazione, confidando nel rispetto che ha per la sua città e la sua popolazione, altrimenti, visto che la Raggi a Roma ha rifiutato le olimpiadi perché non le accettiamo noi? Ormai i residenti di Via Vittorio Veneto sono così allenati che potrebbero addirittura prendere la medaglia d’oro portando lustro alla città. Come si dice: “Ciò che non mi distrugge mi fortifica”
Rocco Michele Renna

giovedì 29 settembre 2016

Cosa centra San Michele Di Gravina e la vittoria di Bitonto da Parte di Carlo Di Borbone?







Battaglia di Bitonto

Tutti sappiamo come si sono svolti i fatti della Battaglia di Bitonto in cui Carlo di Borbone (chiamato dagli italiani Carlo III) e sappiamo quanto Carlo Di Borbone futuro Re di Napoli e di Sicilia tenesse molto al nostro territorio, tanto da staccare la corona di Napoli e Sicilia da quella Spagnola e dando una spinta di innovazioni che porteranno questa parte dello stivale italico al podio di terza potenza economica e militare mondiale con un sogno nel cassetto. 
Carlo Di Borbone Re Di Napoli e Sicilia

Sogno che volle trascrivere sull’obelisco innalzato a Bitonto in onore della vittoria, se vi recate a Bitonto davanti alla chiesa dei santi Medici potete leggere con i vostri occhi “qui nasce l’Italia” cosa che alla progenie maledetta dei savoiardi non gli passava neanche per l’anticamera del cervello, e tempo dopo usarono il motto carolingio solo per derubarci e creare una falsa Italia con il sangue dei nostri avi Duosiciliani.
Re Carlo di Borbone fu il primo a chiedere al Duca Orsini di realizzare infrastrutture idonee a portare l’acqua nella città di Gravina, nella città protetta da san Michele contro gli austriaci, nella città che al tempo era fra le più ricche del regno e a noi piace credere che la leggenda di San Michele che proteggeva la città di Gravina potesse essere estesa alla vittoria di Bitonto e con essa la protezione del futuro nascente Regno delle Due Sicilie

San Michele Di Gravina
La cacciata degli austriaci da Gravina nel 1734 e La fantasia popolare: un miracolo di San Michele Arcangelo, ma fu vera Fantasia o realtà?

Riuscita l’Armata di Carlo III ad impadronirsi di sorpresa di Napoli, costrinse le soldatesche austriache a riparare in Puglia, ove speravano di collegarsi con le milizie promesse dai tedeschi per poter poi attaccare con esse le forze avversarie con miglior successo. Giunte in Puglia si dettero subito ad occupare militarmente le città che sapevano favorevoli alla dinastia Spagnola. Fra queste fu compresa Gravina. All’annunzio del loro arrivo, il governatore, come ordine ricevuto dal Duca, fece trovare chiuse le porte della città e il popolo pronto alla difesa. Gli austriaci che arrivarono sul calar del giorno, si alloggiarono provvisoriamente nei locali della Madonna delle Grazie, nel vicino convento dei Cappuccini e negli altri edifici che allora esistevano fuori le mura. Quivi passarono la notte con l’intento di rimandare all’indomani le operazioni per la violenta occupazione della città. Era un esercito di circa 6500 uomini, fra fanti, corazze ed ussari; ma poiché la città era ben munita e fortificata, si sperava di poter resistere al primo urto; tanto più che era stato preannunziato l’immediato arrivo degli Spagnoli. Il dì seguente, vedendo gli Austriaci l’ostinatezza della difesa e l’inutilità dei loro assalti, si dettero a razziare per il nostro territorio, facendo copiosa preda di viveri e di animali.
Intanto in città tutti erano in orgasmo. Le donne, temendo da un momento all'altro l'entrata dei nemici, si erano riversate nelle chiese ad invocare la protezione dei Santi, specie quella del Patrono di S. Michele, verso il quale l'intera popolazione nutriva una illimitata fede e devozione; mentre da parte del
comando austriaco non si cessava di premere sull'autorità locale perché consegnassero bonariamente la città, onde evitare l'eccidio della popolazione. Per l'espresso divieto ricevuto dal Duca, si dovette però persistere nella difesa. E poiché l'arrivo degli spagnoli ritardava, si cominciò a temere per la caduta nelle mani degli Austriaci; e il ricordo delle passate disavventure metteva in tutti il più nero e giustificato sgomento. Era questo lo stato d'animo dei gravinesi la sera del 19 maggio 1734, e tutta la notte fu passato in veglia e in continue trepidazioni. Sul far del giorno, una bandiera bianca, fu vista sventolare nell'accampamento austriaco e due araldi approssimarsi alla principale porta della Città detta, come sappiamo, di S. Maria degli Angeli. Quivi giunti, suonarono le trombe, e chiesero di essere introdotti per conferire col governatore. Che cosa era avvenuto nel buio della precedente notte? ... Cosa volevano gli austriaci, dopo i furiosi assalti e le minacce del giorno prima? Cosa venivano a chiedere gli araldi al Governatore? Furono queste le svariate domande che corsero sulla bocca di tutti, e la speranza di uno scongiurato pericolo cominciava a rasserenarne gli animi, e si tramutava in letizia quando gli araldi furono visti uscire e poi tornare insieme al comandante austriaco, che, con la sola scorta di pochi ufficiali, furono accolti onorevolmente, e con animo lieto, dal governatore. Da ogni parte si gridò al miracolo; e tutti gli armati austriaci, senza fare più alcun danno alla città, non appena il Comandante ritornò fra loro, si allontanarono definitivamente. Attribuito il miracolo a S. Michele, la fantasia popolare creò la seguente leggenda: si disse che l'allontanamento degli austriaci da Gravina fosse stato motivato dal fatto che nella notte sul 20 maggio 1734 il condottiero austriaco avesse avuto in sogno la visione di un giovane guerriero che, armato di elmo e corazza, gli avesse puntata la spada alla gola ingiungendogli di allontanarsi subito da Gravina con tutto il suo seguito. Il condottiero, turbato da questo sogno che aveva avuto per lui tutte le apparenze della realtà, si decise a togliere l'assedio; ma prima di allontanarsi col suo esercito, domandò di voler entrare in città con pochi uomini di scorta per visitare la cattedrale, e vedere la statua del Protettore di Gravina. Avendo riconosciuto nella effigie di S. Michele le sembianze del fatidico guerriero da lui visto in sogno nella notte prima, si prostrò dinanzi e le fece dono del suo elmo d'argento, della spada e della lunga catenina d'oro che portava al collo (vedi foto). Questa la leggenda. Stando però alla storia, noi dobbiamo ritenere che la rapida ed improvvisa partenza degli austriaci da Gravina sia stata determinata dal fatto che, essendo sopraggiunta in Puglia l'armata spagnola per dare loro la caccia, e non avendo gli austriaci ricevuto in tempo gli aiuti promessi dalla Germania, né potendo in alcun modo evitare la battaglia, siano stati sollecitati dal comando generale a concentrarsi nella pianura di Bitonto. Infatti la mattina del 20 maggio 1734 tutto il contingente che si trovava sotto le mura di Gravina fu visto passare da Bitetto di buon'ora, diretto verso la città di Bitonto, ove affluirono tutti gli altri reparti che si trovarono distaccati negli altri paesi. E, poiché l'armata Spagnola aveva già occupato le campagne di Ruvo e Terlizzi, ed era venuto a contatto con l'esercito austriaco, delle scaramucce si iniziarono fra le rispettive avanguardie, finché i due eserciti non si scontrarono nella decisiva battaglia di Bitonto, ove l'armata Spagnola rimase vittoriosa

domenica 25 settembre 2016

Mongiana, inaugurazione del museo con infamie raccontate da un giornalista ignorante




Museo Mongiana

Leggere tanta infamia su un giornale on line corredata da tanta ignoranza , oggi è veramente incredibile, verrebbe da chiedere a questo giornalista: "mi mostri le prove delle infamie che sta scrivendo", non potrà rispondere perchè sono tutte fandonie di regime che possono essere sconfessate in qualunque momento.
I Borbone che creano il primo regolamento sul lavoro di 8 ore, la trattenuta sulla stipendio da restituire come pensione ecc. sarebbero tiranni? E i Savoia che portano l’orario di lavoro a 12 ore con mezzo stipendio cosa sono?
Per non parlare del discorso re bomba che sparò solo un colpo di cannone senza fare danni, mentre il suo pupillo savoiardo fece una strage a Genova e ne conservano ancora le palle nel muro delle case, o la strage del pane a Torino ecc ecc. Il nostro segretario Michele Ladisa ha saputo spiegargli la verità in poche righe, sperando che il giornalista capisca il suo errore...
Si sa che per certi elementi di parte vale il vecchio proverbio che lavare al testa all’asino si perde tempo acqua e sapone.
Lasciamo la Parola al Segretario de Movimento Duosiciliano Michele Ladisa
Rocco Michele Renna

Michele Ladisa
Michele Ladisa

Mettiamo pure che fosse proprio ciò che ha scritto il Rossi a proposito di Mongiana e dei Borbone, facciamo finta di non conoscere le contestuali savoiarde condizioni sociali dell'epoca, del regno bancarottiero e guerrafondaio di Piemonte e Sardegna. Si può spiegare con la stessa enfasi e considerando il progresso della tecnica e della sicurezza sul lavoro di oggi, cos'è l'attuale ferriera di Taranto per lo stato italiano e per un meridionale come il Rossi? In 13 anni (dal 1998 al 2010) sono morte a Taranto 386 persone per colpa delle emissioni industriali, non passa mese che muoia un operaio lavoratore (l'ultimo il 17 settembre scorso), l'intero territorio, mare compreso è inquinato. Si respira merda 24 ore al giorno e gli effetti incidono in un raggio di 200 km. Questa è l’Italia che riconosce ed esalta i Savoia e che se ne frega di tutto il sud. Questa è l’Italia che piace al Rossi e che sputa sui Borbone, che punta il dito sulle condizioni di lavoro in una fabbrica di un'epoca lontanissima e che omette di parlare degli eccidi di massa perpetrata dai Savoia alle popolazioni del sud, compreso degli operai di Mongiana. Rossi, classico ignorante che fa della storiografia scritta dai vincitori il proprio vangelo, non sa che i macchinari della ferriera di Mongiana furono “rubati", trasferiti i a Genova per poi diventare Ansaldo. Perché i Savoia non si sono limitati a tenere in loco quella ferriera, migliorandone le condizioni sociali e stabilizzando il lavoro? Si è mai chiesto il Rossi come mai i nostri avi e tutt'oggi i nostri ragazzi, emigrarono e continuano a emigrare al nord in 155 anni d'unità imposta dai Savoia? Questa non si chiama "oppressione", vero sig. Rossi? SI è mai chiesto il sig. Rossi come mai l'emigrazione di milioni di cosiddetti meridionali sia partita proprio dall'unità d’Italia e non prima quando governavano i Borbone? Si documenti meglio il sig. Rossi prima di scarabocchiare articoli vergognosi.

Articolo su Mongiana