mercoledì 29 ottobre 2014

Glucosio fatto in casa, ricetta semplice.


Il glucosio unito al gelato o in pasticceria evita la cristallizzazione e per questo viene molto usato per fare la pasta reale o pasta di mandorle. Però non è facile trovarlo ,e molti  i negozi per prodotti di pasticceria no lo hanno, ma si può fare tranquillamente in casa è facile e bastano pochi ingredienti per ottenere un prodotto ottimo.Ottimo per fare il cioccolato plastico e per i dolcetti di mandore e il risultato è ottimo.

Ingredienti

. 300 gr di zucchero

. 140 gr d’acqua

. 1 cucchiaino di limone

Preparazione

Versate in una pentola in pirex oppure una tegame che possa andare anche  in forno  acqua,zucchero e succo di limone mescolare bene .Mettere in forno a 80 gradi per 20 minuti .Quando è pronto toglietelo dal forno mescolate bene per far scioglie tutto lo zucchero,(lo zucchero tende a depositarsi sul fondo della pentola) poi versarlo in un vasetto pulito ed asciutto e chiuderlo .Quando è freddo metterlo in frigo .Si può usare il giorno dopo.

martedì 28 ottobre 2014

IL CIOCCOLATO DI MODICA


IL CIOCCOLATO DI MODICA
http://www.epulae.it/public/img-giornale/image/cioccolato2.jpg
Il cioccolato di Modica, lavorato come facevano gli Atzechi al tempo dei conquistadores spagnoli, tecnicamente può essere definito cioccolato "a freddo" ed è granuloso e friabile. Furono proprio gli spagnoli a portare a Modica il "xocoàtl", un prodotto che gli abitanti del Messico ricavavano dai semi di cacao triturati su una pietra chiamata "metate", in modo da far sprigionare il burro di cacao e ottenere una pasta granulosa. I modicani appresero questa lavorazione dagli spagnoli, senza passare alla fase industriale.
Nella lavorazione a freddo, il cacao non passa attraverso la fase del concaggio: la massa di cacao viene lavorata a 40° con aggiunta di zucchero semolato; non riuscendo a sciogliersi, nè ad amalgamarsi, lo zucchero, dà al cioccolato modicano il caratteristico aspetto "ruvido" dalla consistenza granulosa. La tavoletta di cioccolato modicano ha un colore marrone non uniforme, l'aroma è quello del cacao tostato, con note leggermente astringenti. Viene tradizionalmente aromatizzato con cannella o vaniglia, ma si può trovare facilmente cioccolato al peperoncino, alla carruba, al caffè, agli agrumi. Il cioccolato di Modica si può mangiare così com'è o sciolto in acqua come bevanda.
Oggi il procedimento è regolato dal disciplinare della Denominazione Comunale, che tutela e garantisce la produzione esclusiva nel territorio.Partendo da una massa ottenuta macinando i semi del cacao e senza privare tale massa del burro di cacao in essa contenuto, l'impasto viene riscaldato a bassa temperatura per poi mescolarsi con zucchero semolato e spezie varie come la cannella, la vaniglia, il peperoncino. Il composto ottenuto viene mantenuto ad una temperatura che non fa sciogliere i cristalli di zucchero, che rimangono integri all'interno dell'impasto. Oggigiorno si amalgama il tutto con una raffinatrice (odierno, moderno metate) per poi passare alla fase della battitura del composto nelle forme. La lavorazione "a freddo" di questo impasto, non include quindi la fase del "concaggio" mantenendo quindi aromi che sarebbero altrimenti destinati a scomparire. La semplicità della lavorazione senza aggiunta di burro o di altri grassi vegetali, conferisce alle barrette quindi il caratteristico aroma.


 LAVORAZIONE
Nella lavorazione a mano la massa veniva deposta su uno spianatoio a mezzaluna, detto la valata ra ciucculatta, costruito interamente in pietra lavica e già riscaldato, e poi veniva amalgamata con il pistuni, speciale mattarello cilindrico di pietra, di diverso peso e spessore in rapporto alle fasi di lavorazione e cioè la prima, la seconda e la terza passata, fino alla raffinazione che prendeva il nome di stricata. In molti laboratori oggi queste fasi di lavorazione sono effettuate da più moderne temperatrici.
Il composto viene sempre mantenuto ad una temperatura massima di 35-40 °C che non fa sciogliere i cristalli di zucchero che rimangono integri all'interno della pasta. Ancora pastoso, viene versato in apposite lanni (formelle di latta a forma rettangolare) che vengono battute sia perché abbia, una volta solidificato e freddo, la forma del suo contenitore sia per far venire in superficie eventuali bolle di aria e rendere il prodotto compatto. La barretta di cioccolato ottenuta è lucida con delle scanalature, a volte più opaca, ha un colore nero scuro con riflessi bruni, una consistenza granulosa e un po' grezza.
La forza del prodotto consiste nella semplicità della lavorazione, nella masticazione granulosa e friabile grazie sia alla mancanza della fase di concaggio che allo zucchero che si presenta in cristalli, e nell'assenza di sostanze estranee (grassi vegetali, latte, lecitina di soia).
Consorzio di tutela
Nel 2003 è nato il Consorzio di Tutela del Cioccolato di Modica[5] che raggruppa venti produttori della città allo scopo di stabilire un disciplinare di produzione ed ottenere il riconoscimento IGP (Indicazione geografica protetta), al momento il prodotto è inserito nell'elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali.


Rocco Michele Renna

martedì 7 ottobre 2014

REPORT SMENTITO! La pizza napoletana è sana

La pizza napoletana è sana: a dirlo è l’Istituto zooprofilattico di Portici



“La pizza napoletana è cancerogena, inficiante la salute umana, e una delle cause alimentari che verificano l’ipotesi di una incidenza oncologica spropositata nel napoletano e nel sud Italia”; ma sarà esatto?
Sarà una risposta politica al revisionismo imperante nel Mezzogiorno? Saranno accuse a una realtà che pur con le sue criticità è in grado di oscurare la gracile cultura risorgimentale e sabauda? Sarà che un certo giornalismo per conquistare quote di mercato ammanti di scientificità le sue indagini? Sarà che dinanzi a dati scientifici risulta difficile mantenere una lucidità di pensiero?
Per rispondere ad alcune di queste domande ma, soprattutto, per reagire in maniera anche violenta a queste dure campagne contro una delle più notevoli realtà produttive napoletane, alla quale non corrispondono solo meri risvolti economici ma più essenziali valenze identitarie, politiche, culturali di un Mezzogiorno intero, le associazioni cittadine, le maestranze, le autorità si sono rivolte a uno dei più autorevoli uomini di scienza del Mezzogiorno: Antonio Limone, commissario dell’Istituto zooprofilattico sperimentale del Mezzogiorno. Quest’ultimo con altri dati alla mano dimostra i vizi di metodo che hanno deformato gli esiti d’indagine del lavoro effettuato da Report e le informazioni diffuse attraverso il canale televisivo.
Secondo Antonio Limone a parlare sono gli stessi fatti che Report ha riportato ma, in base a un punto di vista più ampio, interrogati ulteriormente hanno dato risposte più complete e integrate. Nuove analisi di laboratorio dimostrano che i dati diffusi da Report non sono attendibili per via di un vizio di metodo, un margine d’errore abbastanza alto capace di deformare i dati stessi.
«Quando a metà della scorsa settimana è andata in onda l’anteprima del servizio che di lì a breve sarebbe stato trasmesso su Rai Tre, consumatori e pizzaioli hanno iniziato a chiamarci senza sosta», afferma in maniera accorata lo staff dell’Associazione Verace pizza napoletana, l’associazione organizzata dei pizzaioli che raccoglie oltre 3mila iscritti sul globo. Ciò di cui l’Associazione incominciò ad essere preoccupata è che non solo un’intero bacino di domanda del prodotto in questione era allarmato ma che un opinione del genere potesse divenire evidenza sociale.
Contro questo pericolo l’associazione dei pizzaioli ha contattato l’Istituto zooprofilattico sperimentale del Mezzogiorno di Portici. In base a ulteriori ricerche dell’Istituto porticese la pizza non è cancerogena, non esistono livelli di criticità degli elementi che ne dichiarerebbero l’inadeguatezza per i palati, Report è vittima di un errore di forma.
All’incontro organizzato ieri pomeriggio dall’Associazione Verace pizza napoletana Limone ha dimostrato che nei campioni analizzati la quantità dell’elemento cancerogeno del benzoapirene è inferiore a 0,5 nanogrammi per grammo e non dell’1,5 come Report ha riportato nelle sue trasmissioni. La così definita differenza tra di dati di Report e quelli dell’Istituto di Portici, se non obbediscono a finalità ideologiche, sono legati a errori metodologici che di conseguenza hanno deformato le proiezioni teoriche in base ai dati raccolti.
«Analizzando il prodotto per intero, quindi dopo averlo frullato, i risultati sono quelli ottenuti dai nostri laboratori (…). Sommate tra loro neanche le altre sostanze cancerogene riscontrate raggiungono in nessun caso il limite previsto dalla normativa europea e fissato a 30 nanogrammi per grammo».
La pizza napoletana rimane un alimento di inestimabile salubrità e veicolo complesso per lasciarsi letteralmente penetrare da uno dei più fantastici distillati di storia e cultura del Mezzogiorno. I consumatori possono rimanere tranquilli, la pizza napoletano è un prodotto di eccellenza.
fonte http://www.roadtvitalia.it/

domenica 5 ottobre 2014

Rianimazione Cardio Polmonare (RCP)

Rianimazione Cardio Polmonare (RCP)

Scritto da 
reclinare_il_capo
Tutte le informazioni che troverete in questa pagina hanno solo un fine informativo e non didattico. Per coloro che non sono esperti suggeriamo di rivolgersi ad una struttura legalmente abilitata all'insegnamento delle norme di primo soccorso. Chiaramente l'uso di queste informazioni è a votro rischio e pericolo.

La RCP è una tecnica utilizzata in caso di arresto cardiaco. In Italia si stima che ogni anno l'arresto cardiaco colpisca una persona su mille, questo elevato numero di casi rende l'idea di quanto sia importante essere a conoscenza della procedura per poter assistere la persona colpita.

Le cause dell'arresto cardiaco possono essere molteplici, molto spesso questa sopraggiunge con una sintomatologia acuta che è causa di una cardiopatia (ad esempio una coronaropatia), questo vuol dire che nella maggior parte dei casi l'arresto cardiaco (AC), si manifesta all'improvviso e senza “segni premonitori”, poiché la malattia non presentava una sintomatologia.
Nella stragrande maggioranza dei casi, l'AC è l'evento culminante di aritmie cardiache quali la “Fibrillazione Ventricolare” (FV) e la “Tachicardia Ventricolare” (TV), infatti il cuore, quando è in preda a queste aritmie, non riesce a svolgere il suo lavoro di “pompa” sanguigna, a questo segue l'ischemia che porta inevitabilmente, se non trattata tempestivamente, ad asistolia (mancanza totale di ritmo) e morte nel giro di pochi minuti.
Come si attua la Rianimazione Cardio Polmonare
Bisogna prima di tutto sapere che la RCP è un “punto fondamentale” di quello che in gergo viene definito come BLS (Basic Life Support), una procedura di primo soccorso standardizzata che serve ad assicurare le funzioni vitali di base. Questa si basa essenzialmente su una sequenza di quattro azioni indicate con le lettere A, B, C e D:

A – Apertura delle vie aeree;
B – Respirazione;
C – Circolazione;
D – Defibrillazione;

La quarta fase, ovvero la defibrillazione, è praticata dal personale competente (118), il nostro compito è quindi quello di assistere la persona infortunata in modo da prolungare il periodo di sopravvivenza (che senza BLS sarebbe di qualche minuto) in attesa dei soccorsi.

  A) Apertura delle vie aeree

E' la prima azione che bisogna compiere, serve a facilitare l'ingresso di aria nei polmoni dell'infortunato. Consta di due manovre:
a)  Iperestensione del capo e sollevamento del mento: con la palma di una mano posta sulla fronte si spinge mentre con due dita dell'altra mano si preme sulla parte ossea del mento spingendo verso l'alto.
b) Sublussazione della mandibola: quando non è possibile iperestendere il capo (traumi cerebrali o alla spina dorsale) si procede spingendo prima in basso la mandibola e poi portandola avanti in modo da avere l'arcata dentale inferiore in posizione anteriore rispetto all'arcata dentale superiore.

B) Respirazione

Manovra GAS (Guardo-Ascolto-Sento): per 10 secondi posizioniamo la nostra guancia in prossimità della bocca dell'infortunato con lo sguardo rivolto al torace. Essenzialmente si tratta di guardare (G) se ci sono eventuali movimenti del torace, ascoltare (A) eventuali rumori emessi e sentire (S) l'aria emessa dalla bocca per assicurarci della presenza di attività respiratoria.
In caso di assenza di quest'ultima si procede alla ventilazione artificiale: è importante aver eseguito impeccabilmente la fase A. Si procede insufflando aria lentamente facendo aderire le proprie labbra attorno alla bocca dell'infortunato. E' anche importante cercare di prendere aria maggiormente ossigenata quindi inspirando voltandosi dalla parte opposta, soprattutto in spazi chiusi. In assenza di respirazione bisogna insufflare aria (lentamente per circa 2 secondi) ogni 5 secondi per un totale di 12 atti respiratori al minuto.

C) Circolazione

E' in questa fase che attueremo il massaggio cardiaco, dopo aver constatato l'assenza di battito cardiaco (monitorando il polso carotideo e non quello radiale, poiché in quest'ultimo è necessaria una pressione sanguigna maggiore per essere rilevabile), procederemo in questo modo:
Posizioniamoci in ginocchio a livello del torace dell'infortunato, braccia e spalle perpendicolari al punto in cui applicheremo le compressioni, esattamente sullo sterno, posizionando la palma della mano sulla superficie scoperta del torace e con l'altra mano     incrociando le dita della mano posta sul torace e tirandole in alto in modo da non toccare altri punti. Adesso con il peso del nostro corpo applicheremo una forza in grado di abbassare di circa 4 cm la cassa toracica dell'infortunato, in questo modo si attuerà una sorta di circolazione sanguigna poiché il cuore viene compresso tra lo sterno e le vertebre toraciche.
La frequenza delle compressioni (è importante che il movimento di compressione e rilasciamento siano della stessa durata) dev'essere di 100 al minuto. Le ultime linee guida (2005) riportano un ciclo di compressioni/ventilazioni di 30 compressioni alternate a 2 insufflazioni.
E' importantissimo non smettere di applicare la RCP prima dell'arrivo dei soccorsi, l'ideale sarebbe la situazione in cui due persone applichino la BLS alternando i ruoli (una persona insuffla e l'altra attua il massaggio cardiaco), dando modo all'altro di prendere fiato.





tratto da http://www.ariasottile.net/manuale-di-montagna/item/177-rianimazione-cardio-polmonare-rcp

Rocco Michele Renna