mercoledì 29 aprile 2015

San Leucio: l’utopia di un RE

San Leucio:
 l’utopia di un re tra gestione degli spazi e contraddizione dei tempi


Il primo insediamento di San Leucio risale al 1773, quando Ferdinando IV, re di Napoli,
S.M. Ferdinando I ex IV
 resosi conto che ‘‘le delizie di Caserta’’ e della magnifica reggia, voluta dal padre ed edificata dal Vanvitelli, troppo somigliavano al rumore della città di Napoli e della sua vociferante Corte, decise (come egli stesso ricorderà nel suo opuscolo sulla “Origine della popolazione di S. Leucio”, pubblicato nel 1789) di scegliere, nella ‘‘villa medesima  un luogo più separato, quasi un romitorio’’ che più lo predisponesse ‘‘alla meditazione ed al riposo dello spirito’’ . A una siffatta esigenza gli parve senz’altro corrispondere il comprensorio di San Leucio, che era entrato, con tutto il feudo casertano, a far parte della proprietà della Corona in forza dell’acquisto fatto nel 1750 dall’augusto genitore Carlo III unitamente alla consorte, la regina Amalia, dalle mani dell’antico feudatario, il conte Michelangelo Gaetani d’Acquaviva. Immediatamente confinante con il parco della reggia vanvitelliana, dal cui fondo vi si accedeva, quell’area già ospitava l’antico casino del Belvedere, edificato dagli Acquaviva secondo la moda delle nobili dimore di campagna di tradizione rinascimentale, le quali dovevano, tra rovine più o meno autentiche, boschetti e rigagnoli, unire alla bellezza delle fabbriche l’amenità della natura, cosı` da rendere possibile ai nobili abitatori il non meno nobile otium di tradizione classica.
Prima destinazione del sito fu per Ferdinando quella di riserva di caccia (a questo fine si provvide anche a murare il bosco perché´   la cacciagione non potesse sfuggire). Per scopi appunto venatori re Ferdinando fece dunque costruire un ulteriore apposito casino, adibito (anche) a dimora rustica sua e della regina Maria Carolina d’Austria. L’edificio cessò, tuttavia, di essere usato come abitazione, allorché´ nel 1778 ebbe a morire l’erede al trono, il principino Carlo Tito di appena tre   anni.
A partire da quella data, abbandonato lo scenario di ricordi cosı` tristi, si provvide al restauro, quasi alla riedificazione (tanto l’intervento fu radicale) dell’edificio degli Acquaviva: opera, questa, affidata prima all’architetto Domenico Brunelli (nell’originale: Francesco Gollecini) e poi a Giovanni Patturelli perché´ divenisse nuova dimora del sovrano che, nonostante la disgrazia, non cessò di amare quei luoghi. Lo stesso edificio aveva già subito un parziale precedente riadattamento allorché´ l’architetto Francesco Gollecini nel 1776 aveva trasformato il sontuoso salone delle feste del casino degli Acquaviva in Chiesa Parrocchiale intitolata a S.  Ferdinando re, facendovi sistemare due lapidi latine, una a memoria dell’antica edicola di S. Leucio, l’altra dedicatoria della Chiesa a S. Ferdi Nando. Il Sovrano fece anche apporre, sull’altare maggiore e ai suoi lati, cinque quadri, opera tutti di Carlo Brunelli.
Ferdinando stesso riferisce di come l’originaria popolazione di cinque o sei individui da lui insediati ‘‘per la custodia del   Bosco, e per aver cura del casinetto, delle vigne, piantagioni, e territori in esso recinto incorporati’’ si sia progressivamente accresciuta fino a raggiungere il numero di 134, ‘‘attesa la favorevole prolificazione prodotta dalla bontà dell’aria, e dalla tranquillità e pace domestica, in cui viveano’’. Bontà dell’aria dunque davvero straordinaria se, ben presto, gli abitanti, dall’originaria mezza dozzina (ma si erano aggregate altre famiglie) avevano ampiamente superato il centinaio, e nel 1759, allorché´ il sovrano istituì` formalmente la colonia, promulgandone altresì` le leggi, erano divenuti addirittura 214! Fu cosı` che Ferdinando, secondo quanto egli stesso racconta, pensò di stabilire nel suo antico casinetto, onde evitare la crescita di una ‘‘pericolosa società di scostumati’’, ‘‘una casa di educazione pe’ figliuoli dell’uno e dell’altro sesso ’’. L’origine della colonia si lega dunque all’idea di una scuola: non sembra inutile qui sottolinearlo, ora che il sito rinasce soprattutto come insediamento formativo universitario!
Il regale racconto prosegue con la riflessione che la popolazione leuciana, benché´ ‘‘ben educata’’, non avrebbe potuto, una volta giunta a maggiore età, far altro che rimanere oziosa, ovvero abbandonare il sito e, con esso, il sovrano che tanto si era prodigato per loro: non sarebbe stato in effetti possibile assegnarne al servizio reale che un numero esiguo. Di qui l’idea di “ridurre quella popolazione’’ in crescente aumento (evidentemente sempre per la favorevole prolificazione prodotta dalla bontà dell’aria) come ‘‘utile allo stato, utile alle famiglie, ed utile finalmente ad ogni individuo di esse in particolare’’. Nasce cosı`, nel segno dichiarato di una paterna sollecitudine, ma altresì` di un tre volte ribadito principio di utilità, e quindi di economia, l’idea presto realizzata di una ‘‘manifatturia di sete grezze, e lavorate di diverse specie fin ora qui poco o malamente conosciute’’. All’idea presto fece seguito l’attuazione, provvedendosi ad impiantare una manifattura comprendente tutte le fasi della lavorazione della seta, dall’allevamento dei bachi e produzione di bozzoli (attività questa affidata in parte ai contadini di Terra di lavoro che ricevevano dalla manifattura i semi-bachi) fino alle varie fasi della filatura della seta greggia, della torcitura, della tessitura in un’ampia varietà di pregiate trame e, infine, della tintura. A questo fine non si lesinarono dalla borsa reale mezzi ne´ per l’acquisto e la realizzazione di macchine, ne´ per fornire loro energia (si prolungò apposta il grandioso acquedotto carolino che già aveva prodotto quella vera meraviglia architettonica di classica semplicità vanvitelliana che sono i Ponti della Valle). Ne´ si lesinò per procacciare – almeno all’inizio – la migliore manodopera specializzata, sia pure proveniente da altri Regni (Piemonte, Lombardia, Francia). La fabbrica poté` cosı`, ben presto, giungere in produzione riuscendo anche a formare al proprio interno un ceto operaio specializzato che lavorava in parte nella manifattura e, in parte, a domicilio degli operai producendo, come è possibile verificare dai numerosi manufatti tuttora conservati, materiale serico di altissima qualità.

Naturalmente occorse un sempre maggiore sviluppo edilizio della colonia con la costruzione della filanda, degli incannatori, dei filatori (locali tecnici, ai quali tutti si accedeva – è da notare – direttamente dall’appartamento del Re) e poi, ancora, di due lunghi casamenti a schiera non dissimili da quelli progettati per Pienza, utopia urbana toscana di un grande Pontefice umanista, destinati ad abitazione delle famiglie Leuciane. Essi furono detti quartiere S. Carlo e quartiere
S. Ferdinando.
E`   noto come il Borbone si spingesse a vagheggiare la realizzazione nella zona, e precisamente ‘‘nella campagna sottoposta al casino Reale’’, di una ‘‘intera ridente e simmetrica città ’’, chiamata, guarda caso, Ferdinandopoli. La città, progettata, a quanto pare insieme, dal sovrano stesso e dall’architetto Gollecini, avrebbe dovuto svilupparsi attorno ad una grande piazza circolare del diametro di circa 680 palmi (circa 160 metri) il cui centro era a ‘‘perfetto intraguardo’’ con il centro del casino Reale, in un punto dove avrebbe dovuto collocarsi, come effettivamente fu collocata, una grande statua del sovrano. Il mito borbonico, fattosi illuministico, del Re Sole era tutt’altro che tramontato. Dal centro della piazza avrebbero dovuto dipartirsi a guisa di raggi tutte le strade di Ferdinandopoli e con lo stesso centro venivano circoscritte le altre vie, che le traversavano in linee di circonferenze. Nella piazza, e precisamente in faccia alla posizione del Real Casino (che si sarebbe tuttavia trovato più in alto), avrebbe dovuto sorgere la Cattedrale di cui fu realizzato altresì` il modello in legno. Di essa si approntò anche la prima pietra, da porre nelle fondamenta insieme alle monete del Regno, con scolpita la data del settembre 1798. Le truppe francesi prima, la Repubblica Napoletana dopo, non permisero che il progetto venisse portato a termine. La grande storia bussava alle porte dell’isola leuciana e non cesserà di farvi sentire i suoi effetti.
Se Ferdinandopoli non venne mai realizzata, tuttavia nel 1789 erano cosa compiuta tanto la manifattura quanto la Colonia, sicché´ il re in persona potette accingersi a scrivere a suo nome il già ricordato opuscolo sulla Origine della Popolazione di S. Leucio e suoi progressi fino al giorno d’oggi colle leggi corrispondenti al buon governo di essa.
https://archive.org/details/originedellapopo00ferd
 La stampa dell’opera fu commessa originariamente (in stretta segretezza) in soli 150 esemplari iniziali alla stamperia reale. Ma qual è  il senso da dare oggi alle grandi fabbriche, belle di semplice calce e pietra lavica, sorte nella campagna casertana e quale quello da attribuire al complesso di leggi con cui il sovrano volle regolarne la vita, aggiungendo ben presto ad esse un catechismo ragionato dei Doveri verso Dio, verso ‹se` , verso gli altri, verso il Re, verso lo Stato per uso delle Scuole Normali di San Leucio, un Regolamento in senso della fabbrica e perfino un Orario per il tempo della preghiera, Messa ed esposizione del Santissimo, nonché´ alcune preghiere appositamente dettate . In tali documenti sono minutamente indicati non solo gli orari delle funzioni religiose ma anche quelli in cui, nei diversi mesi dell’anno, ‘‘tutti andranno a pranzo ’’ o ‘‘tutti devono porsi al lavoro ’’, ancora in cui ‘‘le figliuole anderanno all’Incannatoio, o, ancora, se dovesse camminarsi isolatamente o a due e con quale passo, beninteso senza fermarsi nei corridoi’’ e quant’altro.
Che cosa fu dunque veramente il monumento complessivo che continua a guardarci ed incuriosirci? Fu un formidabile evento di modernizzazione rispetto agli equilibri sociali economici e politici del Regno, ponendosi il problema della formazione e della centralità della classe manifatturiera, fino ad allora marginale e trascurato, e indicando nel concetto di fabbrica modernamente organizzata la nuova frontiera dell’economia per la Capitale e per il Regno stesso, stabilendo, infine, delle regole di uguaglianza, di autogoverno (l’elezione dei seniori) e delle modalità organizzative all’interno della Colonia assolutamente inusitate per il resto dei regnicoli.
(Il codice leuciano) http://www.sanleucionline.it/storia/codice3-corpo.htm
 Costituì` una formidabile compresenza di antico e moderno, di spirito di uguaglianza, di bellezza e amenità dei luoghi naturali e di uso razionale ed economico degli stessi, rispondendo in maniera propria ad una domanda che ritornerà spesso anche nella cultura moderna: Può mai una fabbrica essere bella? E infatti S. Leucio fu un insieme di linee rette, proprie di un incombente razionalismo che non accetta le tortuose vie del barocco, ma anche di linee curve. Fu, ancora, una singolare sommatoria di razionalità e di sentimenti paterni che non escludevano gli altri, compreso quello d’amore: il matrimonio nei codici leuciani può aversi quando ‘‘un giovane avrà inclinazione per una giovane e nella scelta non si mischino punto i Genitori, ma sia libera de’ giovini’’. Si perviene alla suprema contraddizione di una fabbrica che non si distingue dalla reale abitazione, ne´ nel suo aspetto esterno (eppure quanto sforzo avevano posto i sovrani assoluti nel distinguere le loro proprie dimore nello spazio e nell’aspetto da ogni altra costruzione), e neppure al suo interno, giacche´, come abbiamo visto, gli appartamenti del sovrano erano direttamente intercomunicanti con le officine della fabbrica. Uno strano, per molti contraddittorio, luogo abitato da un Re e dai suoi operai.
Un autorevole storico della città ha definito San Leucio ‘‘un’utopia realizzata’’. Ma cos’è un’utopia e che significa la sua realizzazione?
Secondo Mannheim ogni epoca produce ed accumula (nei gruppi sociali diversamente situati) quelle idee e quei valori in cui si condensano, per cosı` dire, le tendenze, non ancora realizzate e soddisfatte, che rappresentano i bisogni di ciascuna età. Codesti elementi intellettuali costituiscono col tempo materiale esplosivo per far saltare in aria l’ordine esistente. La realtà presente dà dunque origine alle utopie che, a loro volta, ne rompono i confini per lasciarla quindi libera di svilupparsi nella direzione dell’ordine ‘‘successivo’’. La definizione di Mannheim dell’utopia non come qualcosa di irrealizzabile ma, al contrario, come di un insieme di idee e di aspirazioni che, mentre ‘‘impedisce alla realtà esistente di tramutarsi in assoluta’’, la concepisce, viceversa, come una delle possibili utopie, e che si caratterizza proprio per la totale o parziale realizzabilità dell’utopia, ben può accordarsi con la storia di S. Leucio. In effetti la concezione sociologica dell’utopia enunciata da Mannheim, cosı` fortemente intrisa di dialettica, in questi termini ne configura i caratteri:
 a) ogni utopia è posta non in relazione ad un pensiero statico ma ad un ordine di vita operante, il topos, ovvero la topi, in relazione cioè a una struttura economica politica e di pensiero concretamente determinata;
b) l’utopia manifesta sempre una sua capacità di tradursi, più o meno integralmente, e più   o meno rapidamente, in realtà: è, insomma, secondo la definizione di Lamartine, una ‘‘realtà` prematura’’, ma che poi in qualche misura diventa realtà;
c) l’utopia è propria dei gruppi sociali che si accingono ad emergere.

In sostanza San Leucio rappresenta un modus vivendi che oggi definiremmo socialista, nato prima della rivoluzione francese da cui il socialismo prende spunti, Un Re che ama il suo popolo fino a voler costruire per se e per il suo popolo un mondo perfetto, una struttura sociale anticipatoria dei tempi moderni, e questo, secondo gli storici moderni filo massonici sarebbe un re Dispotico ed autoritario a differenza delle democrazie moderne che tolgono la dignità al popolo, non riuscendo a garantirgli l’indispensabile

Rocco Michele Renna

martedì 21 aprile 2015

Come ammazzare il Sud


Lino Patruno

Come ammazzare il Sud

di Lino Patruno
Parlamentari meridionali cercansi. Specie quando è in gioco il futuro dei ragazzi del Sud: esempio, con la scuola e l’università. Anzi cominciando dagli asili nido. Per i quali il delitto perfetto ai danni del Sud è stato consumato nel silenzio assoluto dei rappresentanti del Sud (ne avevamo già parlato tempo fa, quando se ne ebbero tanto le prime turbolenze quanto i primi silenzi).E’ avvenuto che per il finanziamento degli asili nido pubblici si è deciso di affidarsi alla cosiddetta “spesa storica”, nel senso che chi ha avuto in passato ha continuato ad avere, chi non ha avuto in passato ha continuato a non avere. Esempio più clamoroso, Catanzaro: nessun asilo nido prima, nessun asilo nido ora. Ma tante altre città e tanti altri paesi. Così il Sud ha perso 700 milioni, distribuiti al Centro Nord (perdita di Bari, circa 7 milioni).
Asilo Adro
Ma perché non è stato adottato il criterio del “fabbisogno standard”, seguito invece per altri servizi comunali come polizia urbana e rifiuti, trasporto e illuminazione? Stabilito quanto serve a ogni Comune, lo si attribuisce. E si sarebbe potuto fare senza togliere nulla al Centro Nord. Nessuna risposta, pur avendo tempo fa il sottosegretario Delrio parlato di “errore tecnico che correggeremo”, anzi errore tecnico “grave”. E pur avendo dato medesima assicurazione lo stesso premier Renzi.
E pur chiedendo l’Europa una copertura di almeno il 33 per cento della pop

olazione, cioè un bambino su tre (Centro Nord ora a poco meno del 20 per cento, Sud 4 per cento). Nel dibattito decisivo, nessuno dei cinque parlamentari meridionali presenti ha preso la parola (fra loro il lucano Cosimo Latronico, del Pdl, e il pugliese Gaetano Piepoli, Scelta Civica ora Centro democratico). Voto unanime di Pd, Forza Italia, Lega Nord, Cinquestelle, Sel.
Poi fanno le indagini sulla qualità della vita e dicono che al Sud fa pena anche perché non ci sono asili nido sufficienti. Fanno più pena loro che non dicono perché. Dagli asili nido all’università, altro giro altro danno al Sud (d’attualità perché se ne è parlato nei giorni scorsi nella Conferenza d’ateneo a Bari, in occasione dei 90 anni). Anche qui passato nel silenzio quasi generale del Sud un criterio di attribuzione di fondi che è un’arma letale contro il Sud. Più fondi alle università più ricche, meno fondi alle università meno ricche. Come, non il contrario? No, avete letto bene.
Ma le università del Sud sono meno ricche perché fanno pagare meno tasse ai loro studenti altrettanto meno ricchi di quelli del Nord. Si arrangino. Così è avvenuta la distribuzione dei cosiddetti punti-organico, cioè i docenti andati in pensione e da sostituire. Esempio: al Sant’Anna di Pisa, cinque nuovi docenti per ciascuno che se ne va, all’università di Bari 0,20 nuovi docenti per ciascuno che se ne va (solo una bassa insinuazione ricordare che rettore del Sant’Anna era quella professoressa Carrozza poi diventata ministra. A cosa? Ma all’università). Così negli anni si è consumato anche qui il delitto perfetto dell’enorme taglio per il Sud, sistema rapido per concentrare tutto su poche grandi università (del Nord) e lasciare le altre all’elemosina.
Magari tendenza non solo italiana, ma altrove fondata sul merito, non sui redditi. E con effetto moltiplicatore da serial killer: meno docenti uguale meno corsi, meno corsi uguale meno studenti, meno studenti uguale meno incassi, meno incassi uguale finanziamenti, meno finanziamenti uguale meno docenti. Con l’effetto collaterale dei ragazzi del Sud che emigrano nelle università del Nord. Sono ragazzi arrivati all’università dopo essere stati avvelenati a scuola da testi scolastici da codice penale. Tipo il sussidiario di un editore nordico. Il quale, per spiegare la Questione Meridionale, scrive fra l’altro che “sul tronco di una differenza di sviluppo economico” (già zero in italiano) hanno “preso forma un’organizzazione sociale e un’identità civile profondamente diverse da quelle delle regioni centrosettentrionali”. Cioè? “Esse sono dominate da un individualismo diffidente, nel quale gli interessi della famiglia o dei clan si antepongono, e inevitabilmente si contrappongono, a quelli dello Stato e della collettività nazionale”. E allora? “Su questo sottofondo pesano gli intrecci clientelari e la pervasività della violenza come pratica diffusa e sostanzialmente accettata per la risoluzione dei conflitti, sul cui tronco (e ridalle, ndr) sono sorte associazioni criminali di dimensioni gigantesche”. Meno male che non hanno scoperto il Sud mettersi le dita nel naso. Consiglio ai lettori: inutile arrabbiarsi. In casi del genere è sufficiente affidarsi a Eduardo De Filippo e al pernacchio, una fusione di testa e di petto, cioè di cervello e di passione. Che deve significare: “tu sì ‘a schifezza ‘a schifezza ‘a schifezza ‘a schifezza ‘e l’uomm”. Questo è l’Oro di Napoli, cioè del Sud.
Da: La Gazzetta del Mezzogiorno (23 gennaio 2015)
http://www.ondadelsud.it/?p=12089

GASDOTTO TAP E XYLELLA: E SE FOSSE VERO?

di Michele Ladisa


Dice un vecchio detto:  a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca.  E’ tutto molto strano quello che accade in Salento di questi tempi. Prima la Tap, sto maledetto gasdotto che da Kipoi approderà sulla costa incontaminata di San Foca a quattro passi dalla più famosa Melendugno (Le),  poi il “fenomeno” della Xyllela che sta uccidendo i nostri secolari ulivi e che il “potere” italiano e internazionale (sic !) intende estirpare a man bassa
In ambedue i casi si tratta di distruzione di una territorio famoso per le sue bellezze naturali e poi bla bla bla, cose che tutti conosciamo.
Dicono che per evitare il contagio non c’è soluzione alla estirpazione dei monumentali ulivi, piante che madre natura ha inteso regalarci, oltre che come fonte di produzione economica, anche scolpendo con la propria mano autentiche opere artistiche di valore inestimabile.
E l’ulivo si sa è pianta protettissima il cui abbattimento è legato da vincoli di legge spesso insuperabili.
E il gasdotto tap che c’entra ?  Mah ! Forse per realizzare il gasdotto dopo l’approdo a San Foca  si suppone ci sia da realizzare una tubazione immensa che dovrebbe interessare, in primis,  i campi del Salento, dall’Adriatico allo Ionio come nello stesso tracciato TAP (vedi eloquenti mappe) è stabilito.
E per realizzare questo tracciato quanti ulivi bisognerebbe estirpare ? Migliaia, sicuramente migliaia. Estirpazioni che richiederebbero autorizzazioni senza fine che il business internazionale non può e non deve sottostare.
Allora  potrebbe essere proprio la Xylella a superare ogni autorizzazione, lasciando “campi liberi” a stò stramaledetto  Tap che al Salento, al sud, alle Due Sicilie, non serve ad un cazzo.
Si dirà: ma la Xylella è sbarcata anche in Francia. Depistaggio, puro depistaggio.
 
Se ti è piaciuto questo articolo, condividilo! 

Battaglia del Volturno

 Battaglia del Volturno




 Giovanni De Sio Cesari

 La battaglia  del Volturno si combattè il 1 ottobre e prosegui in parte fino al 2 ottobre 1960 . Fu uno dei fatti d’armi più importante del nostro Risorgimento e l’unica volta in cui l’esercito borbonico impegnò in una grande battaglia campale i Garibaldini.  Prima vi erano stati solo scontri di dimensione  limitata:  nel complesso i Garibaldini    avevano conquistato quasi tutto il regno fino a Napoli senza dovere affrontare una vera e propria battaglia campale.

Il fiume Volturno  non ebbe nessuna parte nella battaglia che vi  prende il nome perchè combattuta presso il Volturno e non sul Volturno.

 Il re di Napoli Francesco II  aveva lasciato Napoli con l’intento di raccogliere tutte le truppe ancora fedeli , dare battaglia campale ai Garibaldini e riconquistare quindi Napoli e tutto il regno.



ESERCITO BORBONICO


 Comunemente viene indicato come "borbonico" nella  storiografia risorgimentale   per rimarcare  che sosteneva il re di Borbone: in effetti  era l’esercito regolare del regno: ad eccezione dei “ corpi  esteri “  i soldati erano coscritti,  tutti sudditi del regno  della parte continentale perche la Sicilia era stata esclusa perchè poco affidabile: un esercito  napoletano, quindi

Gli  ufficiali di carriera  erano tutti anche essi regnicoli  anche se spesso portavano nomi nobiliari di origine straniera in conseguenza del carattere internazionale della nobiltà del tempo: erano stati quasi tutti formati dalla prestigiosa accademia militare della  Nunziatella, in Napoli che è tuttora operante.

Pur essendo, però,  un esercito professionale non aveva alcuna esperienza militare di conflitti regolari e campagne  militari.  Dal 1815 infatti, cioè da tempi di Murat,  l’esercito napoletano non aveva avuto occasione di combattere guerre regolari: era stato impegnato nella repressione dei moti di Napoli  e della secessione dei Siciliani del 48. Spesso veniva impegnato nella lotta contro i briganti  che davanti ad esso fuggivano e si nascondevano

 L’esercito aveva oltre 41 mila effettivi disposti fra Capua, il Volturno e Gaeta. Tuttavia parteciparono alla battaglia solo 25 mila uomini e  42 cannoni, Nell’esercito  erano compresi 8 mila uomini dei corpi esteri,  svizzeri e bavaresi  al comando di Von Mechel . Qualche anno prima in seguito a una sedizione i corpi esteri, formati secondo una secolare tradizione di svizzeri, erano stati sciolti Una parte degli Svizzeri, tuttavia, restarono  e un’altra parte erano stati sostituiti da bavaresi .


  il comando generale fu affidato al maresciallo   Giosue Ritucci, un  uomo estremamente prudente ed esitante che aveva  scarso prestigio:  gli ufficiali erano in continua polemica tra di loro  e  in linea generale non si mostrarono all’altezza dei loro compiti. I soldati invece erano combattivi,  decisi a riprendersi la rivincita per aver lasciato  che i "Garibaldesi" avessero conquistati il regno con tanta facilità. Avevano, però, poco fiducia  nei loro ufficiali che sospettavano di tradimento verso il re dopo che molti di essi erano passati al nemico e altri  mostrato una tale  inettitudine da dare adito  al sospetto di tradimento e corruzione .

L’esercito napoletano era quindi animato da spirito combattivo ma mancava di capi che godessero di fiducia,  un  handicap fondamentale nelle battaglie

Alla battaglia, partecipò anche il brigante Carmine Crocco, allora sconosciuto disertore borbonico allineato tra i Garibaldini, che diventerà poi noto un capo brigante del periodo post-unitario detto del “Brigantaggio”
Questa battaglia inoltre è una delle più importanti del Risorgimento, non tanto per il numero dei combattenti coinvolti, ma soprattutto per i risultati che si ottennero da essa.
Giuseppe Garibaldi infatti, arrestò con essa la ripresa offensiva dell'esercito Borbonico dopo la sua riorganizzazione (vedasi truppe mercenarie) tra le mura della fortezza di Capua. Dopo di allora, l’esercito regolare Borbonico non costituì più un problema ed un ostacolo al processo dell’Unità italiana
fonte:
http://www.giovannidesio.it/battaglia%20del%20volturno.asp

lunedì 20 aprile 2015

I Borbone padri della pediatria in Italia

I Borbone padri della pediatria in Italia

Ludovico I Borbone Re di Etruria


La nascita della pediatria in Italia si deve ai Borbone. A riconoscere il ruolo chiave di questa casa regnante nell'Italia preunitaria per lo sviluppo dell'assistenza all'infanzia, è un articolo pubblicato sulla rivista spagnola 'Dendra Médica. Revista de Humanidades', firmato dal pediatra Italo Farnetani, dell'Università di Milano-Bicocca. "I Borbone realizzarono importanti attività a favore dell'infanzia, con una priorità e una capacità di innovazione superiore agli altri governi italiani. Istituirono, infatti - racconta Farnetani all'Adnkronos Salute - la prima cattedra di pediatria del mondo nel 1802, e fondarono il primo 'ospizio marino', per la cura del rachitismo e della tubercolosi".Inoltre "attuarono un modello di assistenza ai bambini abbandonati dislocato nei singoli comuni e furono fra i primi ad adottare la vaccinazione antivaiolosa e a istituire gli asili". Il lavoro, tradotto da Alfonso Del Gado, ordinario di pediatria dell'Università di Madrid, "è una ricerca molto approfondita condotta nell'arco di quattro anni. Ebbene, il primo evento pediatrico del mondo è rappresentato dalla nomina di Gaetano Palloni (1776-1830) a professore di 'malattia degli infanti' a Firenze. Un evento che precede di 37 giorni l'inaugurazione dell'Hopital des Enfantes Malades a Parigi, ritenuto da sempre il primo atto della pediatria mondiale. Inoltre gli ospizi marini per la cura della tubercolosi e il rachitismo sono nati nel 1842 a Viareggio e da allora, fino all'introduzione degli antibiotici, sono stati la forma più efficace di trattamento della tubercolosi".
Carlo Ludovico Di Borbone

"Si tratta di eventi che hanno contribuito alla nascita e allo sviluppo della pediatria mondiale. Entrambi - aggiunge Farnetani - sono avvenuti come atto di governo specifico di due Borbone, padre e figlio, Ludovico di Borbone (1733-1803), re dell'Etruria e Carlo Ludovico di Borbone (1799-1833). È significativo inoltre che i regnanti avessero una discendenza diretta e stretta con i re di Spagna". La storiografia post-unitaria, riflette il pediatra, "ha privilegiato l'esame degli aspetti legati al contributo dei Savoia e dei vari governi che si sono succeduti, anziché recuperare la storia dei singoli stati preunitari. Anche in questo settore storiografico si è potuto accertare che l'unità della pediatria precede l'unità nazionale - aggiunge - perché i vari stati preunitari avevano realizzato una rete di assistenza per i bambini che, confluita nello stato unitario, garantì l'assistenza pediatrica in tutto il territorio. Se poi analizziamo il contributo dei Borbone nei vari Stati che governarono, oltre il Regno delle Due Sicilie, il Ducato di Parma, il Regno d'Etruria e in seguito il Ducato di Lucca, si nota una stessa linearità di governo, pur trattandosi di rami diversi di una stessa dinastia".

L'analisi scientifica dell'attività di governo dei Borbone nell'Italia preunitaria "evidenzia un'attenzione all'infanzia e alle istituzioni pediatriche superiore a quella promossa dopo l'unità dai Savoia, che destinavano grandi risorse del bilancio statale alle spese militari - si legge nello studio - Inoltre si evidenzia una centralità del bambino, che privilegia la persona e il territorio, come si nota dalla presenza di un brefotrofio in ogni comune come avveniva nel Regno delle Due Sicilie".

La stessa attenzione alla persona in fase di sviluppo "la evidenzia anche la scelta effettuata al brefotrofio di Palermo di permettere al bambino di sfruttare le opportunità della propria persona, insegnando un mestiere ai maschi e fornendo una dote alle femmine, in modo da acquisire in entrambi i casi un'autonomia per poter essere indipendente e sfruttare le proprie possibilità. Nella stessa ottica - prosegue - c'è l'attività di Carlo Ludovico nel ducato di Lucca, quando promosse le cure marine per poter garantire le migliori condizioni di salute attraverso la talassoterapia, oppure quando Maria Luisa a Parma, attraverso la refezione, cioè l'alimentazione adeguata ai bambini poveri della città, garantiva migliori opportunità di salute".

Se gran parte delle iniziative promosse dai Borbone furono certamente innovative, "l'applicazione della talassoterapia e l'istituzione della cattedra di malattie degli infanti rappresentarono due priorità mondiali che nei decenni e nei secoli successivi - conclude Farnetani - hanno avuto una notevole espansione
Rocco Michele Renna

La trebbiatrice scomparsa

          La trebbiatrice scomparsa             








Non è un nuovo desaparecido  o un thriller d'autunno da mandare alla famosa trasmissione Rai “chi l’ha visto”, niente di tutto ciò, parliamo invece di una trebbiatrice, invenzione di un gravinese.Un certo Michele Lasorella, nel 1851, inventò e realizzo una trebbiatrice meccanica, scrisse a S.M. Re Ferdinando II di Borbone delle due Sicilie, con la quale si chiedeva al Re di darne pubblicità; inoltre la macchina fu esposta nel 1853 alla mostra della scienza e della tecnica tenutasi a Napoli.Questo documento è conservato nell'archivio storico del comune di Gravina.La cosa strana che non si trova il progetto tecnico e da alcune voci si parla che dopo la venuta di Garibaldi è stato trafugato e per magia dopo qualche anno la stessa macchina fu realizzata al Nord.Un'altra testimonianza che la nostra città è stata la culla di scrittori, musicisti, scienziati e... E non finiscono qui le razzie dei padri della patria addirittura si parla di un eccesso di denaro e oro contenuto in una banca di Gravina, tanto da comprometterne la stabilità (come accadde al Banco di Sicilia) e che miracolosamente dopo il passaggio di Garibaldi, era vuota. Con che coraggio e alla luce dei fatti, io vedo ancora oggi indossare il fazzoletto garibaldino in alcune manifestazioni politiche, povera gente che non sa, perché non glie l’hanno detto, che quello è il fazzoletto di un ladro, schiavista, assassino, uxoricida e ladro di cavalli, una persona poco affidabile prezzolata dai massoni inglesi e francesi per distruggere un regno ricco con una dinastia rispettosa del suo popolo, ma non è colpa loro, perché loro non sanno e pensano di fare una cosa buona, per questo non possono essere giudicati malamente, ma chi lo sa si. Questi ancora oggi getta infamia sul nostro passato, Gravina in puglia è stata una tra le città più martoriate dalla farsa dell’unità e dopo lo scempio architettonico e la distruzione dei documenti del passato, per fortuna non tutto è perduto, c’è chi mi sta aiutando a ricostruire la vera storia di una città ricca e laboriosa del passato e adesso una città affannata dalla speculazione edilizia, dalla disoccupazione e dalla accidia, una città dove se aiuti qualcuno invece di ringraziarti ti rimproverano pure, ma naturalmente io accuso anche tutte le amministrazioni passate almeno da dopo la II Guerra Mondiale.

Le pagine che vi allego parlano di quella trebbiatrice, purtroppo sono poco leggibili e sono una parte di quell’archivio che visiterò e ne informerò la popolazione, perché è giusto che la città e i suoi cittadini conoscano il loro vero passato e non la favoletta dell’unità inventata dai senza Dio della cricca malefica, Vittorio Emanuele II, Cavour, Garibaldi e Mazzini  ecc., con i loro assassini prezzolati tipo Il Cialdini. Signori e Signore lettrici, un popolo senza passato non può avere un futuro ed è giusto che si scopra la verità per costruire un futuro consapevolmente migliore.

Grazie per avere letto questa nota e Grazie a Confesercenti di Gravina In Puglia per avermi passato l'informazione



Rocco Michele Renna,

https://www.facebook.com/notes/rocco-michele-renna/la-trebbiatrice-scomparsa/349993625135676

domenica 19 aprile 2015

IL MIRACOLO AL PICCOLO FRANCESCO di Marina Delvecchio

                IL MIRACOLO AL PICCOLO FRANCESCO

Marina Delvecchio

Era il 16 luglio, giorno della Madonna del Carmine, all’incirca del 1926. Era tempo di mietitura e la maggior  parte dei contadini erano riversati nelle campagne.

Il piccolo Francesco Delvecchio era un bambino molto vispo dai grandi occhi azzurri come il cielo che si estendeva quella mattina;  anche lui era in campagna con il suo papà.

I contadini erano intenti alla mietitura, falciando  il grano a mano, come si faceva una volta;  le cavallette, distolte dal loro habitat, saltellavano da una parte  all’altra, mentre il piccolo Francesco le rincorreva come un qualsiasi bambino di 5 o 6 anni, preso dall’entusiasmo, avrebbe fatto.

Francesco era talmente preso dal gioco che non si rese conto di dove stesse mettendo i piedi e cadde in un pozzo, raso al terreno, molto profondo e pieno d’acqua. I contadini, che erano lì a pochi metri dalla disgrazia, urlarono a voce alta: “Madonna del Carmine il bambino è caduto giù al pozzo!!”.

 Frettolosamente si avvicinarono al pozzo e si chiesero come avrebbero potuto fare per evitare il peggio, per salvarlo; così decisero di buttare giù un secchio, con una corda attaccata pensando che si sarebbe arrampicato; ma era impensabile tutto ciò essendo passati già un po’ di minuti dall’accaduto, in più il pozzo era colmo d’acqua. Continuarono la loro operazione di salvataggio e, dall’alto del pozzo, videro il bambino mettere i piedi nel secchio  e aggrapparsi alla corda, che poi tirarono su.

 Con grande gioia il bambino fu salvo.

Francesco, quando fu sul ciglio del pozzo, era frastornato, ma sicuro della sua versione dei fatti nel raccontare quello che gli era successo in quell’arco di tempo; raccontò che nel pozzo, una signora dal manto lungo, l’aveva invitato a salire sulle sue spalle, dicendole persino come posizionare i suoi piedini, uno sulla spalla destra e l’altro sulla spalla sinistra, e di abbracciarla forte forte in modo che non scivolasse di nuovo giù.

Tutte le persone lì presenti e le altre, che erano accorse  dalle campagne circostanti, rimasero meravigliati ed estasiati dall’accaduto. Così portarono il bambino in spalla fino in paese esclamando: “ E’ avvenuto il miracolo!!…è avvenuto il miracolo!!!”

E ci fu un gran clamore per l’accaduto.

La mamma di Francesco, dopo il racconto, pianse tanto di gioia, abbracciando quell’esserino scampato alla morte certa;

 La donna, che era molto credente e praticante,per dare più credito all’avvenuto  miracolo, non ci pensò due volte, prese per mano il piccolo Francesco e lo portò in giro per tutte le chiese di Gravina, in cerca della conferma,attenendosi scrupolosamente alla descrizione che il bambino aveva dato della donna che gli aveva salvato la vita.

Visitarono tutte  le chiese e, arrivati in una chiesa dove presiedeva la Madonna dal Carmine disse a voce alta :” mamma, mamma quella è la signora che mi ha portato sulle spalle, da giù al pozzo fino sopra, io mi bagnavo e lei no!”.

 Alle parole del figlio, la signora Maria Saveria si inginocchiò, e in lacrime ringraziò la Madonna.

La notizia si diffuse così tanto da essere riportata sul giornale, cosa rara per quei tempi;  infatti il fratello più grande di Francesco, appurò la notizia al fronte,  mentre svolgeva il servizio  militare.

A quasi un secolo dall’avvenuto miracolo, Maria Delvecchio, nipote di Francesco e autrice di questa testimonianza, afferma: “ Nulla succede per caso, la Madonna ha voluto che si ricordasse il valore della fede, e che nulla è perso se ci affidiamo alle grazie di Dio”.
MARINA DELVECCHIO


Questa storia che mi ha incuriosito molto è stata gentilmente concessa dalla Poetessa Gravinese Marina Delvecchio, mia grande amica della quale ho una grande stima , sia come poetessa che come amica. La poetessa aggiunge che sta facendo ricerche per trovare l'esatta ubicazione del pozzo perchè, come lei asserisce e concordo pure io, è da considerarsi luogo Santo. Naturalmente anche io mi do da fare per la ricerca con le mie magre possibilità e non appena ci saranno aggiornamenti, vi prometto che ve lo faremo sapere e la Madonna del Carmine avrà un altro luogo di culto per segnalare il suo passaggio su questa terra e per ringraziarla del fatto che salvando il piccolo Francesco , ha permesso che dalla sua progenie venisse al mondo la Poetessa Marina Delvecchio
Rocco Michele Renna



                                                            

sabato 18 aprile 2015

Il Movimento Duo Siciliano a Lavello


DOBBIAMO RIPRENDERCI IL NOSTRO FUTURO, 
PER DIFENDERE
 L’ACQUA, L’ARIA, LA SALUTE, LA NOSTRA TERRA

La Lucania è già una gruviera,  Estrarre petrolio e gas non è come usare una cannuccia per bere da un lattina. Il ciclo estrattivo è ad alto impatto ambientale, sin dal momento della ricerca, con l’uso di linee di cariche esplosive  ed agenti chimici, fracking .
E’ inquinante nel processo  di perforazione, che per raggiungere a volte i 7.000 metri, implica l’uso di scalpelli con uranio impoverito e fluidi tossici perforanti per lubrificare e poi cementare le pareti del pozzo. Vengono usate moltissime sostanze, la maggior parte delle quali tenute segrete dalle compagnie. Si tratta di fluidi che accompagnano l’intera vita del pozzo, che inquinano per anni o decenni il sottosuolo, il suolo, le falde acquifere, producendo ogni giorno diverse tonnellate di fanghi di lavorazione “acque di strato”, che devono essere smaltite affrontando costi elevati. Dal 2001 al 2014 il COVA di Viggiano inietta mediamente, a grande pressione in profondità, usando un pozzo esausto in località Montemurro "Costa Molina 2”, ben 3.500 metri cubi di fanghi.
Chissà che tutto questo non sia all'origine dei recenti terremoti sulle Murgie e in Daunia, mai verificatisi prima con questa forza e soprattutto in modo così frequente.
 Il presidente della Lucania  rivendica come una vittoria l’ennesimo emendamento all’art 38 della legge c.d. “Sblocca Italia” per accelerare le procedure di concessione alle compagnie petrolifere, non dobbiamo dimenticare che dopo 20 anni di estrazioni la Lucania resta la regione più povera del Sud, con un tasso di disoccupazione ed emigrazione crescente (è proprio la Val d’Agri l’area capofila dell’emigrazione e delle dismissioni delle aziende agricole e zootecniche), la stessa Assomineraria stima l’incidenza delle attività petrolifere sul prodotto interno lordo nazionale per non oltre lo 0,5%, mentre le attività turistiche incidono per il 10,3%.
 E’ evidente che di fronte alla cancellazione di ogni diritto di decidere su quale modello di economia e di organizzazione democratica che ci viene imposta dall’alto da 153 anni, non è possibile attendere a lungo per far valere il diritto alla salute, al reddito, alla ricerca della felicità e del benessere.
 Perché questi diritti devono essere rivendicati qui ed ora, con chiarezza, con determinazione, con unità, con organizzazione!
Rocco Michele Renna
                                                                          -----------------

Michele Ladisa , Segretario generale del Movimento duosiciliano
IL segretario del Movimento Duosiciliano Michele Ladisa
Come un onnipotente vampiro lo stato italiano continua a succhiare il sangue dei lucani sostituendolo con megaflebo di veleni d’ogni tipo.
Le estrazioni petrolifere concesse a man bassa alle Compagnie stanno di fatto mantenendo in piedi le bancarottiere finanze italiane ingrassando la corruzione di Stato e quella internazionale. Ai lucani solo qualche spicciolo sotto forma di spregevoli indignitose royaltyes  e inquinamento a man bassa della terra, dell’aria e dell’acqua.
Della piccola Lucania lo stato italiano ne fa quel che crede. Con la costituzione repubblicana del 1947 e la frammentazione amministrativa del 1970 in Regioni, fu dato un colpo mortale a quel vasto territorio unito per secoli che fu Due Sicilie, oggi ridotto a ruolo di sud o meridione o mezzogiorno. Se ci fosse ancor oggi una macroregione coi confini dell’ex Due Sicilie ben poco avrebbe potuto spadroneggiare l’italia come oggi invece può ben fare e “fa” con la Lucania.
Il 2 maggio 2015 porteremo il nostro credo a Lavello. Cercheremo in tutti i modi di lanciare messaggi importanti in grado di far riflettere cittadini d’ogni ceto e categoria del lavoro. Ce la metteremo tutta per scuotere coscienze drogate dall’italianismo e mortificate anche nell’amor proprio.
Michele LAdisa
Il Movimento Duo Siciliano a Lavello

Il 2 maggio 2015 il Movimento Duosiciliano si riunisce con una Manifestazione pubblica, nella martoriata e bucherellata o meglio stuprata Lucania, più precisamente a Lavello presso il Centro Sociale " M. Di Gilio" alle 10:30, Largo Tuscania "vicinanze ufficio postale".
Si parlerà di cos'erano le Due Sicilie prima dell'Unità, cosa sono oggi e le possibilità di domani, delle condizioni del territorio delle Due Sicilie che con l'Unità d'Ita(g)lia è definito meridione, sud, mezzogiorno.
Una "vera manifestazione pubblica meridionalista" con carattere storico, culturale, sociale, politico.
Vi saranno proiezioni di video in sala, musica popolare, relazioni e dibattito, naturalmente sarete accolti dalla cordialità spontanea del popolo Lucano e soprattutto dal Brigante Rocco Colantuono, esponente Locale di MDS, persona di  spicco nel suo ambiente e  ricercata dai suoi concittadini,
nel dibattito Interverranno:
  • Rocco Colantuono del comitato politico di MDS;
  • Michele Ladisa ,segretario Generale di MDS;
  • Vincenzo Gulì , Presidente del Parlamento Due Sicilie, storico e scrittore.
Ulteriori informazioni su
https://www.facebook.com/events/376485815876715/
www.ondadelsud.it
http://terresconosciute.blogspot.it/
http://it.wikipedia.org/wiki/Fratturazione_idraulica

I Briganti del Movimento Duosiciliano vi Aspettano  e probabilmente ci sarò anche io



mercoledì 15 aprile 2015

LE DOGANE DI TERRA DEL REGNO DELLE DUE SICILIE

LE DOGANE DI TERRA 
                     DEL REGNO DELLE DUE SICILIE

Decreto portante la classificazione delle dogane della frontiera di terra

Napoli 12 Luglio 1824




FERDINANDO I PER LA GRAZIA DI DIO RE DEL REGNO DELLE DUE SIClLIE, DI GERUSALEMME ec. INFANTE DI SPAGNA, DUCA DI PARMA, PIACENZA, CASTRO ec. ec. GRAN PRINCIPE EREDITARIO DI TOSCANA ec. ec. ec.



Vista la legge del di primo di giugno 1817 ed il nostro decreto degli 8 di marzo di questo anno, relativo alla classificazione delle dogane del littorale de’ nostri dominj al di qua del Faro;

Sulla preposizione del nostro Consigliere Ministro di Stato Ministro Segretario di Stato delle finanze;

Udito il nostro ordinario Consiglio di Stato;

Abbiamo risoluto di decretare, e decretiamo quanto segue:



Art. 1. Le dogane della frontiera di terra del nostro regno saranno divise in due classi: 1° d’importazione ed esportazione non limitata;

2° d importazione ed esportazione limitata pe’ generi su’ quali il dazio non dovrà eccedere i ducati dodici



Art. 2. Saranno dogane d importazione ed esportazione non limitata Portella per Fondi, Castelluccio, Casabiggiani in Villa Carmine, Cittaducale, Carsoli, Martinsicuro per Giulia.



Art.3. Le dogane d’importazione ed esportazione de’ generi su’ quali il dazio non dovrà eccedere i ducati dodici saranno le seguenti: Lenola, Pastena, S.Giovanni Incarico, Collenoci, Isoletta, Roccavivi, Civitellaroveto, Capistrello, Cappapadocia, Cavaliere, Tufo, Leofreni, Borgo S.Pietro, Capradosso, Cantalice, Cittareale, Grisciano, S.Vito Teramano, Passo di Civitella, S.Egidio e Controguerra;



Art. 4. I conduttori de’ generi che dall’estero saranno introdotti per terra ne’ nostri dominj di qua del Faro, dovranno battere le strade qui appresso indicate:



Per la dogana di Fondi, entrando nel regno percorreranno la strada regia consolare che passa per 1’Epitaffio, Portella, Fondi, Itri e Mola.

Per la dogana di Lenola entrando nel regno percorreranno la strada detta Quercia del Monaco che va in Lenola.

Per la dogana di Pastena entrando nel regno percorreranno la strada che porta alla Madonna delle Macchie, e da questa direttamente per la piana in Pastena.

Per la dogana di S.Giovanni Incarico entrando nel regno percorreranno la strada detta Fontanelle che va in S.Giovanni Incarico.

Per la dogana d’Isoletta entrando nel regno percorreranno la strada rotabile detta Santa Giusta che va in Isoletta.

Per la dogana di Collenoci entrando nel regno percorreranno la strada rotabile che porta alla Zingardara, ov’è la detta dogana di Collenoci.

Per la dogana di Castelluccio entrando nel regno percorreranno la strada rotabile detta de’Colli che va in Castelluccio.

Per la dogana di Roccavivi entrando nel regno percorreranno la strada detta Prato di Campoli che va in Roccavivi.

Per la dogana di Civitellaroveto entrando nel regno percorreranno la strada detta Serra di S.Antonio e della Croce che va in Civitellaroveto.

Per la dogana di Capistrello entrando nel regno percorreranno la strada detta Serra di S.Antonio, S.Vito e Pescocanale, che va in Capistrello.

Per la dogana di Cappadocia entrando nel regno percorreranno la strada detta Cesacotta e Serra che va in Cappadocia.

Per la dogana di Cavaliere entrando nel regno percorreranno la strada detta Rivotorto che va in Cavaliere.

Per la dogana di Carsoli entrando nel regno percorreranno 1’antica strada Valeria ora detta del Trajetto che va in Carsoli.

Per la dogana di Tufo entrando nel regno percorreranno la strada detta dell’Aja vecchia che va in Tufo.

Per la dogana di Leofreni entrando nel regno percorreranno la strada detta della Pozzella e delle Cimate della foce che va in Leofreni.

Per la dogana di Borgo S.Pietro entrando nel regno percorreranno la strada detta Pereto del poggio Vittiano al ponte che va in Borgo S.Pietro.

Per la dogana di Capradosso entrando nel regno percorreranno la strada detta S’Bucetto che va in Capradosso.

Per la dogana di Cittaducale entrando nel regno percorreranno la strada consolare detta Salara che va in Cittaducale.

Per la dogana di Cantalice entrando nel regno percorreranno la strada detta delle Fossate che va in Cantalice.

Per la dogana di Casabiggiani sita in Villa Carmine entrando nel regno percorreranno la strada di Casapulcina che va in Casabiggiani, o pure quella detta Valleorticara che va anche in Casabiggiani.

Per la dogana di Cittareale entrando nel regno percorreranno la strada detta Forchetta che va in Cittareale.

Per la dogana di Grisciano entrando nel regno percorreranno la strada detta Romana via fiume Tronto che va in Grisciano.

Per la dogana di S.Vito Teramano entrando nel regno percorreranno la strada che direttamente porta in essa chiamata via S.Vito.

Per la dogana di Passo di Civitella entrando nel regno percorreranno la strada detta Galluccio che va nel passo di Civitella.

Per la dogana di S.Egidio entrando nel regno percorreranno la strada rotabile detta Fonte del rocco che va in S.Egidio o pure quella detta della Cona della Madonna delle grazie che va an che in S’Egidio.

Per la dogana di Controgucrra entrando nel regno percorreranno la strada del mulino di Controguerra che va nello stesso Controguerra.

Per la dogana di Martinsicuro per Giulia entrando nel regno percorreranno la strada regia consolare del ponte che va direttamente in Martinsicuro e Giulia



Art.5

Le attuali nostre dogane d’Isola, Sora, S.Germano Tagliacozzo Pelrella e Leofari rimangono abolite



Art.6

La dogana limitata di Carsoli divenuta giusta 1’articolo 2 del presente decreto, dogana illimitata sarà in correlazione pe’ transiti colla dogana pontificia di Riofreddo, un vece dell’abolita dogana di Tagliacozzo



Art.7

Tutti i generi esteri che saranno sorpresi ne’ lenimenti de’ comuni confinanti collo Stato estero in istrade diverse da quelle indicate nell’articolo 4, sfornite della bolletta a pagamento verranno arrestati in contrabbando, e sottoposti alle pene stabilite nelle leggi in vigore. Sono eccettuate da tali disposizioni le mercanzie che essendo suscettive di bollo doganale, ne fossero munite.



Art.8

La dogana di Silvi sarà compresa nella disposizione dell’articolo 3 del citato nostro decreto degli 8 di marzo di questo anno.



Art.9

Tutte le disposizioni contenute nella enunciata légge del dì primo di giugno 1817 che non sono contrarie al presente decreto restano in vigore.



Art10

Le disposizioni contenute nel presente decreto cominceranno ad avere la di loro esecuzione dal dì primo del prossimo mese di settembre.

Art.11

Il nostro Consigliere Ministro di Stato Ministro Segretario di Stato delle finanze è incaricato della esecuzione del presente decreto



Firmato FERDINANDO II

Rocco Michele Renna

Disclaimer

                                  DISCLAIMER

Gli articoli pubblicati nel blog possono essere non attendibili. 
Non ci assumiamo alcuna responsabilità per il loro contenuto. La responsabilità dei testi e del loro contenuto è unicamente dei rispettivi autori.

Ogni articolo pubblicato è reperibile o in rete o nelle riviste specializzate o nei testi pubblicati nelle librerie. Ogni articolo è correlato della rispettiva fonte.

Molte delle notizie e foto pubblicate sono state prelevate da internet, quindi valutate di pubblico dominio. Qualora i soggetti interessati o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo all’ amministratore del sito che provvederà alla rimozione.
La riproduzione degli articoli è libera purché non sia modificato l’originale e se ne citi sempre la fonte.

Ricordiamo l’art. 21 della Costituzione Italiana: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”

Dichiarazione ai sensi della legge nr. 62 del 7 marzo 2001

Il blog "Il Brigante NEWS" non è un “prodotto editoriale diffuso al pubblico con periodicità regolare e contraddistinto da una testata”, come richiede la legge numero 62 del 7 marzo 2001.
Gli aggiornamenti vengono effettuati senza alcuna scadenza fissa e/o periodicità.
Pertanto non può considerarsi una testata giornalistica.



Rocco Michele Renna

martedì 14 aprile 2015

CURRICULUM VITAE MA NON PER GIOCO...


         Facciamo un Gioco?  Ma io sono stanco di giocare...
 



Cinquantenne con famiglia a carico e bollette da pagare cerca lavoro, ne ha fatti gia tanti in passato tranne il muratore o il carpentiere e data l'età sarebbe difficile incominciare ora, esperto in cucina per passione e non solo in cucina, per nuovi lavori impara subito!


VEDIAMO CHI HA IL CORAGGIO DI ASSUMERLO , ho forti dubbi che questo si verifichi, ma è una sfida al popolo della rete che può permettersi di farlo ma si accontenta di scrivere solo belle parole e nient'altro.
se lo assumete , fatelo per davvero, non per gioco, la dignità di un padre di famiglia non è un gioco!


 ----------------------------------------


Gent.li Signori:
Per una eventuale selezione di un impiegato o addetto vigilanza o altro possa esservi utile, vi sottopongo la mia candidatura. Ritengo infatti che il mio profilo sia particolarmente indicato e credo di aver molto da offrire alla vostra azienda, dati di esperienza nel ruolo.
Qualora la mia candidatura risultasse di vostro interesse, allego alla presente il mio curriculum vitae, mi rendo disponibile per un eventuale colloquio e attendo un vostro cortese riscontro.
Cordiali saluti.
Rocco Michele Renna

 
curriculum vitae

Rocco Michele Renna
Dati personali
Domicilio: Via, Dell’Annunciazione 4 scala C – Gravina in Puglia (BA)
Data e luogo di nascita: Irsina (MT) 07/11/1965
email: roccomichele.renna@gmail.com
tel.: 3898304128
Titolare di patente ( B ) ed auto-munito

Esperienze lavorative
  •  da 01/2015) – a (tuttora) – disoccupato
  •  da 10/ 2013 a 31/12/2014– Il Giglio delle due Sicilie
settore commercio ambulante
Ruolo: titolare
Mansioni: Vendite e riparazioni di orologeria, nonché produzione di manufatti artigianali in
proprio
  •  da 06/2012 a 10/ 2013– Il Giglio delle due Sicilie
settore commercio
Ruolo: titolare
Mansioni: Vendite e riparazioni di orologeria, nonché produzione di manufatti artigianali in
proprio
  • Da 07/ 2011 a 2012 Mobilità
  •  Da 2001 a 2011– Tecno imbottiti srl SS statale Altamura _ Santeramo in colle ,
Altamura (BA)
settore Trasformazione e produzione imbottitura , mobile imbottito
Ruolo: operaio specializzato
Mansioni: Tagliatore , incollaggio e incollaggio scocca
  •  Da 1999 a2001– Linea 2 srl Altamura
settore Trasformazione e produzione imbottitura , mobile imbottito
Ruolo: operaio specializzato
Mansioni: Tagliatore , incollaggio e incollaggio scocca
  • Da 1998 a 1999– Ufficio 2000 Via Garibaldi Gravina In Puglia
settore assemblaggio p.c. e informatica
Ruolo: (es.: responsabile assemblaggio p.computer
Mansioni: assemblaggio, controllo, riparazione e consegna
  •  da 1985– a 1998– Orologeria Moliterni, via borgo vecchio 6 Gravina in Puglia (BA)
settore o attività dell'azienda: vendita e riparazione orologeria
Ruolo: Operaio e commesso
Mansioni: Addetto alla riparazione e restauro di grossa orologeria e vendita generale di tutti
gli articoli
Altre esperienze
  •  Dal 2015 a (tuttora) Volontariato Associazione Nazionale Protezione Animali Natura
e Ambiente A.N.P.A.N.A
  •  DAL 2015 a (tuttora) Socio dell’Associazione “ I Sentieri della legalità”
  •  Dal 2015 a (tuttora) Socio della Fondazione Francesco II Di Borbone
  •  Dal 2014 a (tuttora) Volantinaggio + collaboratore alla distribuzione lettere e
raccomandate con poste Private
  •  Dal 05/2014 a (tuttora) Volontariato Associazione Nazionale Polizia di Stato
A.N.P.S. Coordinatore fino a febbraio 2015
  •  Dal 2015 Esperienza saltuaria di Guardiania Per privati
  •  Dal 2014 saltuariamente distribuire a mano volantini porta a porta
  •  Dal 2013 a (tuttora) Membro del comitato Fondatori del Movimento Duosiciliano
Istruzione
  •  da (10– 2014) – a (05 -2015) - comune di Gravina, parco altamurgia e Polizia
municipale
Qualifica conseguita: guardia ambientale volontaria con VV FF, primo soccorso,
RCP e BLS
  •  da (11/2015) –- Associazione Nazionale Polizia di Stato presso sezione polizia
stradale Matera
Qualifica conseguita: Corso formativo su “Segni e sintomi del paziente affetto da
Virus Ebola”-
  • da 03/05/2011 – a 20/01/2012- Lega per L’abolizione della caccia L.A.C ONLUS
Puglia
Qualifica conseguita: Guardie Volontarie Ambientali-Venatorie-Zoofile
  •  da (1979) – a (1984) Francesco Maria Genco di Altamura
Qualifica conseguita: terzo anno di ragioneria completato con successo
Conoscenze linguistiche
  •  Lingua Inglese: livello di apprendimento elementare modalità di apprendimento
scuola,
  •  Lingua Francese: livello di apprendimento elementare modalità di apprendimento
scuola,
Conoscenze informatiche
  •  , sistema operativo windows e del Pacchetto Office (Word, Excel, PowerPoint, etc...))
  •  inserire software corel
Informazioni aggiuntive
Hobby grafica e lavori manuali, partecipazione ad associazioni di volontariato di Polizia
per breve tempo come coordinatore e segretario
Attuale situazione contrattuale
  •  Disoccupato!
  •  Ulteriori informazioni: Disponibilità a spostarsi ovunque e per qualsiasi altro lavoro
     imparo subito

Ai sensi delle vigenti normative sulla tutela della privacy, autorizzo al trattamento
dei miei dati personali
Gravina in Puglia, 26/11/2015

Rocco Michele Renna


               

                                                                                                                              Firma

                                                                      
la realtà di un governo che non rispetta il suo popolo