venerdì 7 luglio 2017

Gravina Archeologia 1967 di Vito Nicefalo (prima parte)


L'immagine può contenere: 7 persone, persone che sorridono, spazio all'aperto


L'immagine può contenere: una o più persone, persone sedute e spazio all'aperto Iniziavano le operazioni di estrazione di cava per tufo in località S.Stefano. Le cave sono ancora visibili sulla strada vicinale omonima. Una giovanissima Archeologa inglese (forse Molly Aylwin Cotton) era presente durante le operazioni di recupero di materiale archeologico. La Soprintendenza Archeologica in quegli anni era unita alla Puglia e Basilicata e molto spesso si affidava all’ora alle missioni delle Università straniere come nel caso di Gravina, quella diretta dall’ allora Prof. J. B. Ward Perkins per recuperi di urgenza. Solo a distanza di qualche anno per il forte dilagare dell’attività clandestina e comunque per attenuare il fenomeno sempre più crescente dei tombaroli, le due Soprintendenze si divisero, dando vita per la Puglia a quella, con sede a Taranto. La stessa, appena neonata, cercò di organizzarsi con propri archeologi e tecnici per il recupero archeologico urgente ove si presentassero dei seri problemi dovuti spesse volte a scassi profondi di terreni agricoli, creazioni di cave per l’estrazione di tufo, etc. Sono gli anni della “questione archeologica”: l’archeologia inverosimilmente, diventa un problema: anziché un valore aggiunto per il territorio attraverso il fascino della scoperta, diventa un peso, un pericolo per l’espansione territoriale ed urbana selvaggia, senza un piano regolatore.
Nelle cronache “gravinesi parallele”, si racconta che nel mentre gli inglesi effettuavano il recupero scientifico diurno coadiuvati dalla manovalanza di operai della stessa cava di tufo…la notte, altre “squadre di esperti” a frotte, si recavano per recuperare velocemente, ricchi corredi tombali che emergevano sotto gli scassi delle ruspe. La notte….mentre la Gravina dormiva (o faceva finta) si udivano schioppi di pistolettate e mitragliette…ma i Carabinieri, arrivavano sempre in ritardo. (Vito Nicefalo) 
foto principale di proprietà della famiglia Volse

domenica 2 luglio 2017

Cavalieri Renna da Marchesi e Principi di Casale



Cavalieri Renna
da Marchesi e Principi di Casale

Antica famiglia pugliese, propagatasi, nel corso dei secoli, in diverse regioni d'Italia.
L'origine di tale cognominizzazione, andrebbe ricercata in una variazione, dovuta a fenomeni di fonetica dialettali o di errori dì tradizione manoscritta, del nome greco "Rhendes" appartenuto, probabilmente, ad un, ignoto, capostipite greco appunto.
In ogni modo, tale casato venne, verosimilmente, fregiato del cavalierato, in seguito alla partecipazione, sotto i vessilli aragonesi, connotata da coraggio e virtù, dì un Felice Renna alla guerra d'Otranto, del 1481, contro gli Ottomani.
Ma, d'altronde, la famiglia, sempre, riuscì a distinguersi, grazie agli elevati personaggi, a cui diede i natali Tra questi, senza nulla levar al valore degli omessi, ricordiamo:
  • Giuseppe, giustiziere in terra di Bari, nel 1492;
  • Cav. Giacomo, dottore in "utroque jure", vivente in Lecce, nel 1521;
  • Antonio, architetto, che, nel 1524, diresse la costruzione del castello di Caprarica (LE);
  • Cav. Raffaele, valoroso uomo d'armi, il quale combatté per Carlo V contro i Veneziani;
  • Carlo Maria, maestro di campo, vivente in (Barletta, nel 1561;
  • Ignazio, distintosi nella difesa di Malta contro i Turchi, nel 1565;
  • Dott. Giuseppe, Regio Notaio, vivente in Lecce, nel 1598;
  • Don Giovanni, teologo e nunzio apostolico, vivente in Chieti, nel 1611;
  • Fabrizio, giudice in Lecce, vivente nel 1654;
  • Giacomo, chiaro giureconsulto e saggista, vivente in Caprarica, nel 1686;
  • Cav. Vincenzo, medico chirurgo, socio di varie accademie, vivente in Lecce, nel 1729;
  • Leonardo, familiare di re Ferdinando I di Borbone;
  • Don Filippo Maria, Canonico e Pronotario Apostolico, vivente in Taranto, nel 1782;
  • Pasquale, protomedico alla Corte Napoletana, vivente nel 1795;
  • Alessandro, alfiere del "9° Reggimento fanteria di Linea Puglia", il quale, con onore, partecipò alla difesa del Regno delle Due Sicilie, nel 1860;
  • Leopoldo, alfiere del "11° Reggimento Cacciatori" Marchese e Principe di Casale, presente alla battaglia del Volturno il 1 ottobre 1860.
 Di Alessandro non se ne seppe più niente ma di Leopoldo , si è scoperto che venne fatto prigioniero alla battaglia del Volturno, grazie a ricerche personali in archivi ecclesiastici.
Scappò dalla prigionia e grazie al libro di Giuseppe Buttà (Naso, 4 gennaio 1826 – Naso, 1886 presbitero, scrittore e memorialista legittimista duosiciliano) "Un viaggio da Boccadifalco a Gaeta", si è scoperto che il Marchese Leopoldo Renna si è riarruolato nel 9° cacciatori ed ha combattuto, fregiandosi ancora di riconoscimenti, sugli spalti di Gaeta per difendere il suo Re Francesco II.
 Dopo la caduta di Gaeta si arruola fra i Briganti di Crocco per continuare la lotta patriottica e ne diventa uno dei suoi capibanda, ucciso in battaglia nel 1862 venne riconosciuto e denunciato e quindi arriva da Torino l'ordine della "Damnatio memoriae", quindi la fucilazione di tutti i parenti viventi come briganti e requisizione di ogni bene e titolo.
Per molti anni i sopravvissuti sono vissuti nella paura per questo non è stato possibile reperire informazioni certe in molti casi.
In famiglia si diceva che un mio nonno o bis nonno avesse regalato la pistola ad avancarica perchè si vergognava del suo antenato brigante ed io pensavo che fossero tutte leggende, come il sierro della battaglia in agro di Genzano, del brigante Ingiongiolo tradito da suo cognato ecc. Invece dopo ricerche fatte era tutto vero.
Per questo mi sono deciso a registrare a mio nome con tutti i diritti di trasmissibilità connessi, lo stemma di famiglia del Marchese e principe di Casale Leopoldo Renna.
Onorare la sua memoria e quella di tutti i caduti per la difesa della nostra bella terra Rocco Michele Renna