sabato 29 agosto 2015

Il piano Kalergi: il genocidio dei popoli europei





Il piano Kalergi: il genocidio dei popoli europei

di Riccardo Percivaldi

L’immigrazione di massa è un fenomeno le cui cause sono tutt’oggi abilmente celate dal Sistema e che la propaganda  multietnica si sforza falsamente di rappresentare come inevitabile. Con questo articolo intendiamo dimostrare una volta per tutte che non si tratta di un fenomeno spontaneo. Ciò che si vorrebbe far apparire come un frutto ineluttabile della storia è in realtà un piano studiato a tavolino e preparato da decenni per distruggere completamente il volto del Vecchio continente.
LA PANEUROPA
Pochi sanno che uno dei principali ideatori del processo d’integrazione europea fu anche colui che pianificò il genocidio programmato dei popoli europei. Si tratta di un oscuro personaggio di cui la massa ignora l’esistenza, ma che i potenti considerano come il padre fondatore dell’Unione Europea. Il suo nome è Richard Coudenhove Kalergi. Egli muovendosi dietro le quinte, lontano dai riflettori, riuscì ad attrarre nelle sue trame i più importanti capi di stato, che si fecero sostenitori e promotori del suo progetto di unificazione europea.[1]
Nel 1922 fonda a Vienna il movimento “Paneuropa” che mira all’instaurazione di un Nuovo Ordine Mondiale basato su una Federazione di Nazioni guidata dagli Stati Uniti. L’unificazione europea avrebbe costituito il primo passo verso un unico Governo Mondiale.
Con l’ascesa dei fascismi in Europa, il Piano subisce una battuta d’arresto, e l’unione Paneuropea è costretta a sciogliersi, ma dopo la Seconda Guerra Mondiale Kalergi, grazie ad una frenetica e instancabile attività, nonché all’appoggio di Winston Churchill, della loggia massonica B’nai B’rith e di importanti quotidiani come il New York Times, riesce a far accettare il suo progetto al Governo degli Stati Uniti.

L’ESSENZA DEL PIANO KALERGI
Nel suo libro «Praktischer Idealismus», Kalergi dichiara che gli abitanti dei futuri “Stati Uniti d’Europa” non saranno i popoli originali del Vecchio continente, bensì una sorta di subumanità resa bestiale dalla mescolanza razziale. Egli afferma senza mezzi termini che è necessario incrociare i popoli europei con razze asiatiche e di colore, per creare un gregge multietnico senza qualità e facilmente dominabile dall’elite al potere.
«L’uomo del futuro sarà di sangue misto. La razza futura  eurasiatica-negroide, estremamente simile agli antichi egiziani, sostituirà la molteplicità dei popoli, con una molteplicità di personalità. [2]
Ecco come Gerd Honsik descrive l’essenza del Piano Kalergi
Kalergi proclama l’abolizione del diritto di autodeterminazione dei popoli e, successivamente, l’eliminazione delle nazioni per mezzo dei movimenti etnici separatisti o l’immigrazione allogena di massa. Affinchè l’Europa sia dominabile dall‘elite, pretende di trasformare i popoli omogenei in una razza mescolata di bianchi, negri e asiatici. A questi meticci egli attribuisce crudeltà, infedeltà e altre caratteristiche che, secondo lui, devono essere create coscientemente perché sono indispensabili per conseguire la superiorità dell‘elite.
Eliminando per prima la democrazia, ossia il governo del popolo, e poi il popolo medesimo attraverso la mescolanza razziale, la razza bianca deve essere sostituita da una razza meticcia facilmente dominabile. Abolendo il principio dell’uguaglianza di tutti davanti alla legge e evitando qualunque critica alle minoranze con leggi straordinarie che le proteggano, si riuscirà a reprimere la massa.
I politici del suo tempo diedero ascolto a Kalergi, le potenze occidentali si basarono sul suo piano e le banche, la stampa e i servizi segreti americani finanziarono i suoi progetti. I capi della politica europea sanno bene che è lui l’autore di questa Europa che si dirige a Bruxelles e a Maastricht. Kalergi, sconosciuto all’opinione pubblica, nelle classi di storia e tra i deputati è considerato come il padre di Maastricht e del multiculturalismo.
La novità del suo piano non è che accetta il genocidio come mezzo per raggiungere il potere, ma che pretende creare dei subumani, i quali grazie alle loro caratteristiche negative come l’incapacità e l’instabilità, garantiscano la tolleranza e l’accettazione di quella “razza nobile”. [3]
DA KALERGI AI NOSTRI GIORNI
Benché nessun libro di scuola parli di Kalergi, le sue idee sono rimaste i principi ispiratori dell’odierna Unione Europea. La convinzione che i popoli d’Europa debbano essere mescolati con negri e asiatici per distruggerne l’identità e creare un’unica razza meticcia, sta alla base di tutte le politiche comunitarie volte all’integrazione e alla tutela delle minoranze. Non si tratta di principi umanitari, ma di direttive emanate con spietata determinazione per realizzare il più grande genocidio della storia.
In suo onore è stato istituito il premio europeo Coudenhove-Kalergi che ogni due anni premia gli europeisti che si sono maggiormente distinti nel perseguire il suo piano criminale. Tra di loro troviamo nomi del calibro di Angela Merkel o Herman Van Rompuy.
La Società Europea Coudenhove-Kalergi ha assegnato alla Cancelliera Federale Angela Merkel il Premio europeo nel 2010
Il 16 novembre 2012 è stato conferito al presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy il premio europeo Coudenhove-Kalergi 2012 durante un convegno speciale svoltosi a Vienna per celebrare i novant’anni del movimento paneuropeo. Alla sue spalle compare il simbolo dell’unione paneuropea: una croce rossa che sovrasta il sole dorato, simbolo che era stato l’insegna dei Rosacroce.
L’incitamento al genocidio è anche alla base dei costanti inviti dell’ONU ad accogliere milioni di immigrati per compensare la bassa natalità europea. Secondo un rapporto diffuso all’inizio del nuovo millennio, gennaio 2000, nel rapporto della “Population division” (Divisione per la popolazione) delle Nazioni Unite a New York, intitolato: “Migrazioni di ricambio: una soluzione per le popolazioni in declino e invecchiamento, l’Europa avrebbe bisogno entro il 2025 di 159 milioni di immigrati. Ci si chiede come sarebbe possibile fare stime così precise se l’immigrazione non fosse un piano studiato a tavolino. È certo infatti che la bassa natalità di per sé potrebbe essere facilmente invertita con idonei provvedimenti di sostegno alle famiglie. È altrettanto evidente che non è attraverso l’apporto di un patrimonio genetico diverso che si protegge il patrimonio genetico europeo, ma che così facendo se ne accelera la scomparsa. L’unico scopo di queste misure è dunque quello di snaturare completamente un popolo, trasformarlo in un insieme di individui senza più alcuna coesione  etnica, storica e culturale. In breve, le tesi del Piano Kalergi hanno costituito e costituiscono tutt’oggi il fondamento delle politiche ufficiali dei governi volte al genocidio dei popoli europei attraverso l‘immigrazione di massa. G. Brock Chisholm, ex direttore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità  (OMS), dimosta di avere imparato bene la lezione di Kalergi quando afferma:
 «Ciò che in tutti i luoghi la gente deve fare è praticare la limitazione delle  nascite e i matrimoni misti (tra razze differenti), e ciò in vista di creare una sola razza in un mondo unico dipendente da un’autorità centrale» [4]
CONCLUSIONE
Se ci guardiamo attorno il piano Kalergi sembra essersi pienamente realizzato. Siamo di fronte ad una vera terzomondializzazione dell’Europa. L’assioma portante della “Nuova civiltà” sostenuta dagli evangelizzatori del Verbo multiculturale, è l’adesione all’incrocio etnico forzato. Gli europei sono naufragati nel meticciato, sommersi da orde di immigrati afro-asiatici. La piaga dei matrimoni misti produce ogni anno migliaia di nuovi individui di razza mista: i “figli di Kalergi”. Sotto la duplice spinta della disinformazione e del rimbecillimento umanitario operato dai mezzi di comunicazione di massa si è insegnato agli europei a rinnegare le proprie origini, a disconoscere la propria identità etnica.
I sostenitori della Globalizzazione si sforzano di convincerci che rinunciare alla nostra identità è un atto progressista e umanitario, che il “razzismo” è sbagliato, ma solo perché vorrebbero farci diventare tutti come ciechi consumatori. È più che mai necessario in questi tempi reagire alle menzogne del Sistema, ridestare lo spirito di ribellione negli europei. Occorre mettere sotto gli occhi di tutti il fatto che l’integrazione equivale a un genocidio. Non abbiamo altra scelta, l’alternativa è il suicidio etnico.
________________________
NOTE:
[1] Tra i suoi seguaci della prima ora si incontrano i politici cechi Masarik e Benes, così come il banchiere Max Warburg che ha messo a sua disposizione i primi 60.000 marchi. Il cancelliere austriaco Monsignor Ignaz Seipel e il successivo presidente austriaco Karl Renner si incaricarono successivamente di guidare il movimento Paneuropa. Kalergi stesso indicava che alti politici francesi approvavano il suo movimento per reprimere la ripresa della Germania. Così il primo ministro francese Edouard Herriot e il suo governo, come i leaders britannici di tutti gli ambiti politici e, tra loro, il redattore capo del Times, Noel Baker, caddero nelle macchinazioni di questo cospiratore. Infine riuscì ad attrarre Winston Churchill. Nello stesso anno, quello che più tardi si trasformerà nel genocida ceco di 300.000 tedeschi dei Sudeti, Edvard Benes, fu nominato presidente onorario. Egli ha finora quasi disconosciuto Kalergi, ma negoziava anche con Mussolini per restringere il diritto di autodeterminazione degli austriaci e favorire ancora di più le nazioni vittoriose, ma fallì. Nell’interminabile lista degli alti politici del XX secolo, c’è da menzionare particolarmente Konrad Adenauer, l’ex ministro della giustizia spagnolo, Rios, e John Foster Dulles (EEUU). Senza rispettare i fondamenti della democrazia e con l’aiuto del New York Times e del New York Herald Tribune, Kalergi presentò al Congresso Americano il suo piano. Il suo disprezzo per il governo popolare lo manifestò in una frase del 1966, nella quale ricorda la sua attività del dopoguerra: << I successivi cinque anni del movimento Paneuropeo furono dedicati principalmente a questa meta: con la mobilitazione dei parlamenti si trattava di forzare i governi a costruire la Paneuropa >>. Aiutato da Robert Schuman, ministro degli esteri francese, Kalergi riesce a togliere al popolo tedesco la gestione della sua produzione dell’acciaio, ferro e carbone e la trasferisce a sovranità sovranazionale, ossia antidemocratica. Appaiono altri nomi: De Gasperi, il traditore dell’autodeterminazione dei tirolesi del sud, e Spaak, il leader socialista belga. Finge di voler stabilire la pace tra il popolo tedesco e quello francese, attraverso gli eredi di Clemenceau, quelli che idearono il piano genocida di Versailles. E negli anni venti sceglie il colore azzurro per la bandiera dell’Unione Europea. Il ruolo guida di Kalergi nella creazione dell’Europa multiculturale e nella restrizione del potere esecutivo dei parlamenti e dei governi, è evidente ai giorni nostri, e si palesa col conferimento del premio “Coudenhove Kalergi” dal cancelliere Helmut Kohl come ringraziamento per seguire questo piano, così come l’elogio e l’adulazione del potente personaggio da parte del massone e polito europeo il primo ministro del Lussemburgo, Junker. Nel 1928 si aggiunsero celebri politici e massoni francesi: Leon Blum (più tardi primo ministro), Aristide Briand, E. M. Herriot, Loucheur. Tra i suoi associati si incontrava gente molto diversa come lo scrittore Thomas Mann e il figlio del Kaiser, Otto d’Asburgo.  Tra i suoi promotori, a parte i già menzionati Benes, Masarik e la banca Warburg, si incontrava anche il massone Churchill, la CIA, la loggia massonica B’nai B’rith, il “New York Times” e tutta la stampa americana. Kalergi fu il primo a cui fu assegnato il premio Carlomagno nella località di Aachen; e quando lo ricevette Adenauer, Kalergi era presente. Nel 1966 mantiene i contatti con i suoi collaboratori più importanti. Tutti coloro che sono stati insigniti di questo premio fanno parte del circolo di Kalergi e della massoneria, o si sforzarono di rappresentare gli interessi degli USA in Germania. Nell’anno 1948 Kalergi riesce a convertire il “Congresso degli europarlamentari” di Interlaken in uno strumento per obbligare i governi a tornare a occuparsi della “questione europea”, vale a dire, a realizzare il suo piano. Proprio allora si fonda il Consiglio europeo e in cima alla delegazione tedesca troviamo Konrad Adenauer appoggiato dalla CIA.
(Gerd Honsik, “Il Piano Kalergi”)
 http://identità.com/blog/2012/12/11/il-piano-kalergi-il-genocidio-dei-popoli-europei/

giovedì 27 agosto 2015

Scempio storico a Gravina In Puglia

Questo accadeva due anni fa:


                    Scempio storico a Gravina In Puglia
lettera di denuncia:
Di
Renna Rocco Michele
ex Via Maiorana, 83
70024 Gravina In Puglia (BA)

                                                                                                  All’Assessore Carbone Lorenzo
                                                                                         e pc. Al Sig. Sindaco Valente
                                                                                         e pc. all’Assessore Sig.ra Grillo Maddalena
                                                                                         e pc. Tutta La Città di Gravina In Puglia (BA)


Oggetto: Distruzione di importante sito Storico a Gravina In Puglia 14/06/2013

Ancora una volta si è perpetrato uno scempio storico nel Comune di Gravina In Puglia.
Questo primo pomeriggio recandomi ad Altamura, dalla strada cosiddetta vicinale Pozzo Pateo (strada Provinciale 159) ho notato che stanno facendo opera di bonifica delle cunette di scolo dell’acqua meteorica e fin qui tutto bene e quindi da elogiare chi ha fatto fare questa importante pulizia per una strada molto trafficata ma, aimè, scopro con immenso dispiacere che per fare questa opera, a ridosso dell’incrocio della strada che confluisce sulla circonvallazione Giudici Falcone Borsellino, vedo che hanno distrutto l’antico acquedotto Ferdinandeo , fortemente voluto Prima da Carlo III di Borbone che visitò la nostra Città dopo la battaglia di Bitonto in cui vennero gettate le basi per una Italia unita e da S.M. Ferdinando IV di Borbone , anch’esso venuto in visita alla nostra città per le lamentele che gli erano arrivate a corte, richiamando il Duca Orsini e obbligandolo a costruire subito questo acquedotto insieme a quello di San Giacomo con il conseguente ponte sul torrente Gravina oltre a due fontane cittadine a sue spese ma con l’impegno che il Re avrebbe rimborsato di tasca sua, perché una città ricca e laboriosa, come era Gravina al tempo del Regno di Napoli e del conseguente Regno Delle Due Sicilie, non poteva vivere di acqua piovana, ( citato anche dal Liberale Nardone nel suo libro sulla storia di Gravina In Puglia)       

Ora io mi chiedo, chi era l’addetto a queste pulizie? Nessuno ha controllato che tutto si facesse in ordine senza depauperare un’importante costruzione di enorme valore storico, come aveva fatto notare in precedenza L’assessore Grillo Maddalena (assessore, fra l’altro, per l’ambiente) Possibile che l’operaio non sapesse cosa stesse facendo?
Ora io non voglio accusare di scarsa cultura un qualsiasi operaio che si sta guadagnando il pane da portare alla propria famiglia, io accuso i Controllori del Lavoro e Anche L’assessore Carbone Lorenzo (lavori pubblici e decoro urbano) per superfluo controllo del lavoro in questione, forse ingenuamente, anche per non conoscenza del sito storico, noi meridionalisti sappiamo benissimo cosa accadde 152 anni fa, sappiamo che dopo l’invasione e lo stupro oltre al saccheggio del nostro territorio è arrivato l’ordine di cancellazione della memoria ( citato anche dal Nardone) ma che ancora oggi ci si comporti come le orde barbariche degli eserciti savoiardi di allora non posso tollerarlo e aspetto una cortese e gentile risposta, nonché un atto di giustizia verso la memoria storica di un popolo distrutto. Signori miei, chi cancella il proprio passato non potrà mai avere un futuro, esigiamo delle risposte concrete e mi riservo di coinvolgere anche i comitati di difesa del popolo meridionale per questa faccenda

Gravina In Puglia 14/06/2013

In Fede
Renna Rocco Michele
(Titolare de “Il Giglio Delle Due Sicilie”)

Altre info: https://www.facebook.com/briganterocco/media_set?set=a.268353226633050.1073741829.100003751253374&type=3

http://www.catasto.fspuglia.it/df/pdf/export.php?cod_grotta=53&categoria_cavita=2
 E questo accadeva 2 anni fa

Veniamo ad oggi
 Certo che in 2 anni ne hanno combinate e anche di grosse di violenze al patrimonio storico della città ma non voglio soffermarmi su ognuna di esse perché non diventerebbe più un articolo ma un libro di denuncia… 


foto di Vito carlucci


Oggi mi hanno fatto notare che durante una delle rigenerazioni storiche della città un arco portante del canale acquedotto che sovrasta il ponte borbonico del 700 della Madonna della Stella, sovrastante il torrente Gravina costruito proprio su ordine di Ferdinando II dal Principe Orsini, dopo la sua ultima venuta di maggio, è stato divelto. Presumibilmente per il passaggio di una ruspa che doveva ripulire e mettere in sicurezza via giudici Montea, chiusa a causa del crollo di una parte delle antiche mura della città per incuria.
foto di Vito carlucci
foto di Vito carlucci


come era dopo la chiusura della via
Naturalmente per un po’ non arriverà l’acqua alle due fontane sotto al bastione ma il problema è un altro, quell’arco ingresso alla via Montea e trasportante acqua alle fontane è stato smontato e poi numerati tutti i pezzi per poterlo ricomporre alla fine dei lavori? Oppure lo hanno tranquillamente e ignobilmente distrutto? Tanto sono solo quattro tufi e lo rimetteranno a posto nel migliore dei modi. Vi prometto che non appena riuscirò a sapere ulteriori informazioni le aggiungerò sotto questo articolo e nel frattempo ci auguriamo di avere esagerato con le constatazioni e i bravi controllori e lavoratori hanno fatto tutto quello che andava fatto per la salvaguardia di una importante opera storico-architettonica, unica nel suo genere. 
Se per la malaugurata ipotesi è stato distrutto, a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca, non darò certo la colpa alla cultura storica dell’operaio, in fondo deve portare il pane a casa e di questi tempi non si discute sul lavoro si ubbidisce e basta, ma si faranno i passi necessari per informare la sovrintendenza e la popolazione e chi doveva controllare ne risponderà


https://www.facebook.com/vito.carlucci.77/posts/757242301052177



Aggiornamento 28/08/2015

Ci fa molto piacere sapere che la ditta Mascellaro ha voluto darci una spiegazione in questo caso, come supponevamo non è stato distrutto ma smontato , la storia è salva e anche la professionalità dell'Azienda!
Questa è la risposta ai posts provocatorii apparsi su Facebook:
Michele Mascellaro credo che prima di postare dei post occorre documentarsi circa l'avvenuto smontaggio, numerazione e catalogazione dei singoli pezzi dell'arco," smontato" e no "distrutto"esclusivamente per accesso ed organizzazione di cantiere. mi sembra doveroso sottolinearlo per dovere di cronaca e per il rispetto delle professionalità e delle imprese coinvolte. Con la consueta stima caro, Nino. Ma mi sembra opportuno evitare di alimentare allarmismi inutili e strumentali.... Grazie.
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=876032059099298&set=a.206151389420705.45992.100000775372357&type=1&theater
Rocco Michele Renna

mercoledì 26 agosto 2015

QUANDO LE PIETRE DIVENNERO DURE di Vittoria Longo



Nella foto qui postata ci sono i miei nonni paterni di Pontelandolfo, Nicola Longo e alla sua destra Vittoria Albini. Nonno Nicola, ultimo di 10 figli nasce a Pontelandolfo il 2 Dicembre del 1886. Una vita triste la sua, fatta di lavoro duro, sacrifici, guerra e disgrazie, simile a quella di molte altre persone del suo tempo e del nostro ancora. Il suo papà ( il mio bisnonno) Donato, nasce nel lontano 1833 e alla vigilia dell'unità era un giovane come tanti altri, dedito alla famiglia e ai lavori dei campi, i suoi campi, perchè era un "contadino possidente". Così, Donato, decise di sposare la sua amata Maria Vittoria Perugini ( la mia bisnonna) che da alla luce la loro prima bambina, Brigida, nel lontano 1865. Dopo Brigida arrivano altri figli :Egidio morto a 9 mesi,Filomena, Rocco Giuseppe, ancora Egidio( in onore di quel figlio morto), Michele, Rocco Giovanni, Giovanbattista, Salvatore, Luigi e in ultimo mio nonno, Nicola. Tutti davano una mano per sostenere la famiglia e ci riuscivano, ma a un certo punto qualcosa cambia,la terra viene tolta( è in corso una ricerca per capirne i motivi), Michele, Gianbattista, Rocco Giovanni e Salvatore, verso la fine del 1800 emigrano nelle americhe. Tutti hanno un età compresa tra i 18 e i 25 anni e da quella terra, lontana, oltre l'oceano, ne tornerà solo uno, Luigi, che morirà a Pontelandolfo nel 1907 a soli 27 anni ( non conosco la causa della sua morte). Mio nonno strinse i denti per rimanere ancorato alla sua terra, ricordo ancora quando mi diceva << A ponneranolf se zappavn le pret, e je tenev fame>> ( A Pontelandolfo si zappavano le pietre, ed io avevo fame). Già, pietre solo pietre, la fertilità di un tempo non c'era più. Nonno,si innamora di una ragazza, è anche lei una contadina, si chiama Perugini Maria Petruccia e il 29 gennaio 1910 convolano a nozze.L'idillio è presto spezzato dal primo conflitto mondiale, il SABOIARDO esige uomini, e nonno è costretto a lasciare la sua donna e i suoi primi due figli Donato e Maria Luigia.Resterà lontano 2 lunghi anni prima del ritorno a casa. Fu fatto prigioniero( ricordo i suoi racconti, i soldati venivano scherniti, umiliati) ai confini dell'Italia, perchè si rifiutò di sparare ad un soldato e per non premere il grilletto, preferì rompersi un piede tirandoci sopra un sasso di grosse dimensioni. La guerra finisce, ma la carestia è ancora più grande e al suo ritorno a Pontelandolfo "le pietre sono ancora più dure". Con Maria Petruccia avrà in tutto 4 figli ma Il loro amore, già travagliato dalla guerra, sarà scosso dalla perdita del loro primo figlio, Donato, di soli 10 anni. Ma il cavaliere della morte non andrà via da quella casa fino a quando Maria Petruccia da alla luce Salvatore,il loro ultimo bambino, perdendo la vita insieme al piccolo.( Verranno seppelliti nella stessa bara, quasi a sottolineare quell'amore tra madre e figlio che mai avrà fine, neanche con la morte). Nonno rimane da solo con le due figlie femmine, Luigia di 6 anni e Margherita di 4. Solo, povero, con due bimbe da accudire e le pietre di "Ponnerannolf" sembrano essere ancora più dure. Forse c'è una ragazza dai nobili sentimenti che può riaccendere la fiamma nel suo cuore, mia nonna Vittoria, che la sposa in seconde nozze. Amerà le bambine, avute dalla prima moglie, come sue, e da quell'unione nasceranno 6 figli, tra cui mio padre, l'ultimo( oggi 80enne). Nel 1920 sarà costretto ad abbandonare Pontelandolfo, ma non va via dal sud,e si trasferisce nella vicina Faicchio (30 km circa). Acquista del terreno con quel pò che ha ricavato dalla vendita della casetta in pietra e riuscirà finalmente a vivere dignitosamente. Non ha mai voluto che i suoi figli andassero a "giornata", fondò insieme a loro una piccola impresa per fabbricare mattoni di tufo e poi da li ognuno di loro prese "la propria strada" . Nonno gli diceva: " quando dovete arricchire, con le vostre forze, colui che è già ricco e prepotente, operatevi con l'ingegno e lavorate per voi stessi", ma erano altri tempi! Caro nonno, so che il tuo papà ebbe modo di raccontarti di quel "rogo", nel maledetto 14 Agosto del 1861. Quella data ha segnato l'inizio della fine di molti, ma tu ce l'hai fatta a rimanere e così anche qualche tuo figlio. Il signore ti ha donato una lunga vita, 103 ed io ho avuto la fortuna di viverti 14 anni. Sono pochi, lo so, ma abbastanza per aver ricevuto da te memorie e ricordi, di cui oggi me ne servo, per dar voce a chi come te e come tuo padre, hanno "arrancato" per poter vivere e mai nessuno ha reso onore. Ciao nonno, possano quelle pietre non essere mai più dure
Vittoria Longo

GARIBALDINI A MONTEROTONDO . di Vittoria Longo




Vittoria Longo

[...]Entrati nel Duomo alcuni Garibaldini presero un gran Crocifisso, che quivi si trovava , e dopo avergli messo sul capo un loro berretto rosso lo insultavano nei modi più indegni. Tra le altre cose con bocca infernale lo apostrofavano così:
- Se tu sei Cristo, vieni a batterti con noi, ed avremo la vittoria! ... Non rispondi? - E allora, novelli Giudei , gli davano guanciate , colpi di sciabola e di baionetta, lo bistrattavano non altrimenti di quel che si fece nella passione del Salvatore.
Un altro Garibaldino, essendo salito sul pulpito, ne pigliò il Crocifisso; e, dopo di avere arringato i circostanti con parole contro la Religione e con bestemmie, li esortò più volte ad invocare il Dio Garibaldil il che essendo stato fatto più volte dagli astanti, egli aggiunse : In nome dunque di Garibaldi io vi dò la benedizione! - Ed essendosi alcuni messi in atto d' insultante riverenza, egli fece segno col Cristo di benedirli. Quindi con impeto scagliò dal pulpito sul pavimento la sacra imagine, che andò rotta in più pezzi!
Le imagini di Maria santissima ebbero a subire l'istessa sorte. Furono tutte derubate, spogliate, insultate, specialmente quella della Madonna di s. Rocco, in grande venerazione nel paese, e quella del SS. Rosario. A quella di S. Rocco tolsero tutti i doni preziosi che l'adornavano: uno le impostò contro la carabina; ma fu trattenuto dal tirare da un altro , dicendo: - Nò , che è peccato guastare una imagine così bella!
Alla statua della Vergine del Rosario volevano fare enormi nefandezze immonde; ma ne furono impediti. Le immagini di carta della Madonna alcune furono sdruscite e messe in pezzi e forate con le baionette; alcune altre furono impiegate ad usi immondi[...].
[...]Quasi in tutte le altre chiese i tabernacoli furono profanati; il Santissimo Sacramento fu sparso sull'altare e in terra, involando i vasi sacri. Alcuni Garibaldini per estorcere danari da quei poveri cittadini, vendettero le Ostie consacrate, che i fedeli compravano per sottrarle alla profanazione[...]

E' un brano che sarà inserito nel prossimo testo a cui sto lavorando, ed è tratto da un libro del 1867 "il racconto è di Padre V. Vannutelli durante la sua prigionia".
Vittoria Longo

lunedì 24 agosto 2015

"La storia Bandita". Il Monologo del Gen. Donatelli Carmine Crocco.


Giudicarci ... Vorreste giudicarci,
liquidarci come volgari ladri e assassini?
Come avremmo potuto sopravvivere
nel fitto delle boscaglie, nei ricoveri
improvvisati delle notti d’inverno,
braccati come lupi, sempre in fuga
da una sorte segnata, alla disperata
ricerca di una terra di sole!
Stranieri nei nostri paesi, oltraggiati
dalla storia e dal tempo, sembrava
giunto il momento del riscatto...
Fatale illusione... Con me uomini
e donne che non vollero piegare la
fronte dinanzi al sopruso, gelosi di
usanze e costumi, uomini che non
vollero vendere l’onore di mogli e
giovani figlie; molti costretti alla
macchia per accuse false, vittime
d’odio, e anche soldati di un re,
spodestato e deriso.
Un grappolo di uomini che divenne un esercito.
E intorno a noi il timore e la
complicità di un popolo.
Quel popolo che disprezzato da regi
funzionari ed infidi piemontesi
sentiva forte sulla pelle che a noi era
negato ogni diritto, anche la dignità di uomini.
Dignità negata a loro, popolo dei cafoni.
E chi poteva vendicarli se non noi,
accomunati dallo stesso destino.
Cafoni anche noi, non più disposti a
chinare il capo. Calpestati, come
l’erba dagli zoccoli dei cavalli,
calpestati ci vendicammo.
E contro di noi in questa sporca
guerra un’infinità di uomini armati.
Nei nostri villaggi, saccheggi, incendi, rapine.
Per noi un solo destino:
- briganti o emigranti.
Molti, molti si illusero di poterci
usare per le rivoluzioni.
Le loro rivoluzioni.
Ma libertà non è cambiare padrone.
Non è parola vana ed astratta.
È dire, senza timore, “è mio” e
sentire forte il possesso di qualcosa,
a cominciare dall’anima.
È vivere di ciò che si ama.
Vento forte ed impetuoso in ogni
generazione rinasce.
Così è stato, così sempre sarà.

domenica 23 agosto 2015

La coccarda patriottica Duosiciliana




In origine la coccarda patriottica in panno rosso con il giglio, simbolo di cristianità e appartenenza al regno borbonico simboleggiato dalla corona, era il simbolo dei patrioti duosiciliani sin dal 1799, periodo nel quale si ebbero le prime rivolte contadine contro l’invasore francese. Di queste rivolte ne approfittò il Cardinale Ruffo per creare una armata di Sanfedisti.
I Sanfedisti erano un’armata di qualunque estrazione sociale, accomunati da un solo desiderio “Liberarsi dall’invasore Francese e dei loro affiliati, i traditori Giacobini”. Questi giacobini  con gli invasori francesi, in nome della loro libertà e della rivoluzione francese, commettevano ogni empietà in questa terra, derubando, espugnando conventi e violentando le suore e scannando gli ecclesiastici e chiunque osasse ribellarsi.
 Insomma l’armata sanfedista era l’equivalente di crociati moderni il cui nemico questa volta non erano gli infedeli musulmani, il santo sepolcro da espugnare o Gerusalemme da liberare ma il nostro sacro Regno delle Due Sicilie da restituire al suo Popolo amato.

Come nasce la coccarda patriottica moderna.

Teniamo presente il primo punto, non c’è la corona! 

Non c’è la corona perché non abbiamo ancora un re a guidarci. Semmai fosse possibile che un re in futuro possa guidarci allora inseriremmo la corona, ma non è questo lo scoglio principale per creare un governo del popolo, anche senza un re possiamo, se lo vogliamo veramente, governarci lo stesso.

Il mio caro amico e fratello di lotta Michele Ladisa, conosciuto da tutti come “Lillino” segretario nazionale del sindacato inquilini di Bari e segretario del Movimento Duosiciliano (Briganti), un giorno mi venne a trovare nel mio negozio identitario che avevo appena aperto e mi fece vedere questa coccarda e fu amore a prima vista, mi chiese se fosse stato possibile poterla realizzare e io mi adoperai in tutti i modi.
Michele Ladisa detto Lillino

Mi feci mandare da Bari il nastro di raso rosso perché allora a Gravina non se ne trovava ma avevamo un problema di misure e di ampiezza, era grande ma andai avanti lo stesso. All’inizio usai le colle per costruire la coccarda ma ancora non mi soddisfaceva, allora chiesi ad un amico sarto di farmi vedere come cucire e imparai a cucire, da allora tutte le coccarde venivano cucite, ma c’erano altri scogli da superare: il giglio, la chiusura della coccarda, il raso che si afflosciava e la possibilità di un attacco versatile su ogni tessuto.
il giglio mi costruii uno stampo con il ruba forma (gomma siliconica bicomponente) e con questo stampo li faccio con l’ottone freddo della prochima e vengono fissati con colla a caldo ad alta temperatura, in seguito anche cuciti come un bottone

Per la chiusura devo ringraziare la mia Amica Calabrese la Brigantessa Azzurra Crotonese che mi insegnò a chiudere la cucitura finale e far scomparire il terminale, poi da solo anche grazie alla chiusura imparai a fare l’effetto fiamma, utilizzando soprattutto il doppio raso che finalmente trovo a Gravina In Puglia, il quale mi conferiva rigidità e non si afflosciava più
Anche l’attacco al tessuto era risolto trovando in rete una ditta che mi fece un doppio attacco a pinza e a spilla su un supporto concavo di metallo e la Coccarda Patriottica del Brigante Duosiciliano è Nata!
Adesso la realizzo in 4 misure di ampiezza e tutte gigliate, la prima di otto cm, la seconda di cinque cm ma di proprietà del Movimento duosiciliano che l’ha adottata come simbolo del movimento stesso,

 la terza di  quattro cm. E la più piccola coccarda patriottica fatta a mano di tre cm del quale diventano mini spille o orecchini da donna.
Tutte fatte a mano, gigliati in metallo e con materiali possibilmente trovati sul posto, la mia coccarda ha avuto un infinità di scopiazzamenti anche volgari ma alla fine l’originale resta sempre la mia e chi vorrà farla allo stesso modo.

Ringrazio chiunque vorrà prendere una mia coccarda e indossarla, o chiunque fosse capace di farla a mano , solo cosi siinfonde la vera passione per la lotta patriottica della nostra terra.
 AVàNDE BREGàNDE!
Rocco Michele Renna



martedì 18 agosto 2015

AIUTIAMO I CONTERRANEI ROSSANESI





In seguito all'alluvione di Rossano Calabro che ha messo in serie difficoltà una centinaia di famiglie
alle quali è stato distrutto di tutto, il Movimento Duosiciliano avvia una raccolta di beni di prima necessità quotidiana e più precisamente:

- lenzuola di ogni dimensione
- strofinacci
- tovaglie e tovaglioli
- coperte
- piumoni
- asciugamani
- cuscini
- quant'altro di questo genere si possa intravedere utile.


NO ABITI, NO CIBI, NO SOLDI.

Per la dignità della nostra gente colpita dalla catastrofe, è bene fornire detti beni non usati ma nuovi.
La raccolta avrà termine il 28 agosto.
La distribuzione avverrà sabato 29 o domenica 30 direttamente dai componenti del Movimento Duosiciliano
Vi ringraziamo in anticipo per quanto farete, anche un piccolo contributo può essere un grande aiuto per chi non ha più niente

QUI TROVERETE MAGGIORI INFO ANCHE SUI CENTRI DI RACCOLTA
https://www.facebook.com/events/1487562561559704/ 

1° AGGIORNAMENTO AIUTI PER ROSSANO
Sono stati individuati 4 punti di raccolta:
- Antonio Aliperti  Maria Garenna per Avellino- Salerno- Benevento Napoli
- Rocco Michele Renna per Gravina in Puglia e zone limitrofe
- Rocco Colantuono per la Lucania
- Gabriella Sabato Michele Ladisa per Bari

Per il coordinamento e la raccolta generale Ladisa Michele Detto Lillino 
 CONTATTO TELEFONICO SUL TERRITORIO: 371 1929949



venerdì 14 agosto 2015

Se la pioggia cade al Sud… è colpa del Sud di Antonella Musitano

Se la pioggia cade al Sud… è colpa del Sud

di Antonella Musitano
Basta una pioggia abbondante e la Liguria frana, un po’ d’acqua e la Toscana frana, una pioggia più intensa e il Veneto frana……e la stampa, con grande partecipazione emotiva, grida al disastro, alle bombe d’acqua ecc.ecc. Succede un’alluvione in Calabria e la stampa grida all’abusivismo edilizio! STAMPA VERGOGNA”!
Sono disgustata dall’ennesimo servizio (si fa per dire) dei TG nazionali sull’alluvione che ha colpito la Calabria in queste ore.
Perché ormai se c’è una certezza, in questa Italia dell’incertezza è che ogni volta che piove, è emergenza, ma il modo in cui la Stampa tratta questi eventi è diverso a seconda della dislocazione geografica dove avvengono, come a dire che l’acqua….non fa ovunque lo stesso rumore e che se cade al Sud….è colpa del Sud, (e ci può anche stare), ma allora è anche colpa del Nord quando cade al Nord, soprattutto in considerazione del fatto che …al Nord, cade di più e fa anche più danni!!!!! E invece no! Se cade al Nord è causa di una violenta perturbazione, se cade al Sud è colpa dell’abusivismo edilizio!
Che l’Italia stia…letteralmente franando ( e questo non è solo un eufemismo), è sotto gli occhi di tutti.
Lo abbiamo visto con le ultime alluvioni che hanno colpito la Liguria, Genova in particolare (2011 e 2014), dove, tra l’altro ci sono state anche diverse vittime, con l’alluvione che ha colpito il Veneto nel 2010, con quelle della Toscana dove avvengono puntuali ogni anno, come le tasse, l’ultima nel 2014, anche qui con vittime, ma chissà perché, a nessun commentatore o giornalista è venuto in mente di dire che se l’Italia frana è colpa, sicuramente, di particolari eventi climatici, ma anche, e soprattutto, di un abusivismo edilizio diffuso e tutto “italiano” e di una classe politica incapace che ha preferito i condoni…utili espedienti per fare cassa, piuttosto che salvaguardare e proteggere l’ambiente.
Addirittura, lo stesso Paolo Villaggio, l’attore, figlio di un geometra palermitano emigrato a Genova, se l’era presa con il Sud per parlare della disastrosa alluvione di Genova del 2011, e probabilmente il “pensiero”, o il pregiudizio, dei giornalisti che fanno vetrina nei “TIGGI’ “ non è molto diverso da quello del comico, tanto, a parlar male del Sud….fa audience e solleva da tutte le colpe. E menomale che non è (ancora) arrivato lo “sgarbo” di Sgarbi a dire che è tutta colpa della “ndrangheta”! Aspettiamo fiduciosi!!!!!
Il problema vero è che siamo governati da politici improvvisati ed incapaci perfino di imparare dagli errori e dalla storia. A tal proposito, vorrei ribadire che il primo progetto di legge per una bonificazione del territorio, una sorta di “Ministero dell’Ambiente” ante litteram, frutto di una evoluta cultura del territorio, risale al periodo preunitario, precisamente all’ 11 maggio 1855. Lo Stato Unitario cancellò totalmente, lasciando all’iniziativa (assente) dei singoli, la tutela del territorio. Fu successivamente il Fascismo nel ventennio a riportare in auge, (anche per propaganda) quel progetto di bonifica integrale elaborato in periodo borbonico.
Ed anche i Regi Lagni, ovvero la rete idrografica di canali  per irreggimentare le acque ,  prevenire le inondazioni e tenere a disposizione le acque in caso di siccità furono elaborati e messi a punto in periodo preunitario.
Ciò per prevenire la tentazione di qualcuno di andare a trovare responsabilità antiche e per ribadire che se abusivismo edilizio c’è, c’è ovunque, non solo in Calabria ed è conseguenza della corruzione e della trattativa affari – politica.
Emblematico, a tal proposito, il celebre film “ Le mani sulla città” del grande Franco Rosi, da poco scomparso.
Non vorremmo che l’espressione “piove, governo ladro” usato come parodia contro il governo ed in generale contro il potere costituito fosse soppiantata da “Piove, Sud ladro”.
Lo sappiamo benissimo che il “Sud è tutta un’altra storia”.

http://www.ondadelsud.it/?p=12610