martedì 31 maggio 2016

Giuseppe Buttà e il Marchese Leopoldo Renna






 La caduta del Regno delle Due Sicilie narrata dalla penna di uno dei più interessanti scrittori meridionali, Giuseppe Buttà Cappellano militare del 9° cacciatori nel suo libro "Un viaggio da Boccadifalco a Gaeta, prima di questo saggio noto soprattutto come romanziere e drammaturgo; un cappellano dell’esercito borbonico racconta la spedizione dei Mille dalla parte degli sconfitti; d’altro canto, un garibaldino repubblicano descrive l’epopea di quella che per lui doveva rappresentare la “Rivoluzione italiana” e che, dopo la “resa” di Teano, egli considera piuttosto un fallimento e in questo libro ho trovato altre parti del mio antenato Il Marchese Leopoldo Renna, Principe di Casale
qui trovate il libro scaricabile in pdf

Di verde alla banda scaccata d'argento e di rosso di 2 file, attraversata da un'aquila d'oro, colla bordura scanalata d'argento.
Lo stemma della mia famiglia, che ho riscattato con diritto di tramandare ai miei eredi, e precisamente dell'alfiere Leopoldo Renna, mio antenato Marchese Renna Principe di Casale alfiere dell'11° cacciatori reduce della bataglia del volturno.
Riaggregatosi a Sua MAestà Francesco II a Gaeta nel 9° cacciatori, testimonianza trovata in "Un viaggio da Boccadifalco a Gaeta": memorie della rivoluzione dal 1860 al 1861.
Libro di Giuseppe Buttà cappellano militare dell’Esercito Borbonico, 9º Battaglione Cacciatori comandato dal maggiore Ferdinando Beneventano del Bosco, stanziato a Monreale in Sicilia. Distintosi fino alla fine ( dagli ultimi dati ritrovati nel libro) e infine patriota/brigante di Crocco per non aver mai voluto abiurare al giuramento di fedeltà al suo Re e alla sua Patria.
Con crocco perse la vita in battaglia e quivi riconosciuto post mortem, arriva l'ordine da Torino di fucilare per brigantaggio l'intera famiglia con requisizione di ogni bene/titolo nobiliare e cancellazione della memoria.
Grazie ai sopravvissuti, vissuti nella paura iniziale e nella vergogna i loro discendenti dopo e per colpa del lavaggio del cervello, delle bugie di stato piemontese/scolastico dopo, fino ad oggi si riescono a raccogliere frammenti da riunire in un puzzle di storica verità che deve servire da esempio a quante altre famiglie onorate sono state cancellate dalla furia devastatrice e senza Dio del dannato anche dagli uomini: Vittorio Emanuele II e compagni di merenda.
Dio accolga nelle sue braccia questo mio avo e tutti i suoi parenti che hanno dovuto subire la furia della menzogna italiota, l'ho promesso sulla tomba di mio padre. Onore e gloria a lui e a tutti i caduti del glorioso regno delle due Sicilie, consacrato alla Madonna con tutto il suo popolo. Sprono tutti a fare ricerche per portare a galla la verità sui nostri antenati e su quello che hanno dovuto subire per la furia cieca e devastatrice dei ladroni senza Dio italiani.
Rocco Michele Renna

Giuseppe Buttà

(Naso, 4 gennaio 1826 – Naso, 1886) è stato un presbitero, scrittore e memorialista italiano.

Biografia
Negli anni '40 fu ordinato sacerdote e nel 1854 ottenne l'incarico di cappellano militare dell'esercito borbonico, venendo destinato al Bagno Penale di Santo Stefano. Nel 1859 fu assegnato al 9º Battaglione Cacciatori comandato dal maggiore Ferdinando Beneventano del Bosco, stanziato a Monreale in Sicilia.
Nell'aprile 1860 la sua casa vicino Monreale venne saccheggiata dalla popolazione, al grido di "Viva l'Italia", durante la Rivolta della Gancia [1]; dopo lo sbarco a Marsala di Garibaldi, partecipò all'intera campagna militare, seguendo il suo battaglione nell'inesorabile ritirata dalla Sicilia fino a Gaeta, e assistendo come testimone oculare a molti avvenimenti storici, fra cui la Battaglia di Milazzo, gli scontri sotto le mura di Capua e la Battaglia del Volturno. Fu tra i capitolati di Gaeta e, alla resa della piazzaforte e in seguito alla proclamazione dell'unità d'Italia, dopo un breve periodo di detenzione fu costretto all'esilio in quanto sospetto cospiratore filoborbonico.
Dopo un periodo trascorso a Roma, ottenne il permesso di rientrare in patria, e a Napoli avviò una carriera di scrittore producendo dapprima delle memorie della spedizione di Mille (Un viaggio da Boccadifalco a Gaeta) che tuttora rimane la sua opera più famosa, e in seguito un saggio storico (I Borboni di Napoli al cospetto di due secoli) e un romanzo (Edoardo e Rosolina, o le conseguenze del 1860).
Scrittore legittimista
Buttà, assieme a Giacinto de' Sivo, è forse il più famoso tra gli scrittori legittimisti filoborbonici. Pier Giusto Jaeger, autore di un celebre saggio sull'assedio di Gaeta, definì la sua opera “di ineguagliabile parzialità”; essa però riscosse un certo interesse da parte di Leonardo Sciascia (curatore di una ristampa del Viaggio nel 1985) e l'entusiasmo di Carlo Alianello, romanziere dichiaratamente meridionalista.
Punto di riferimento
Visto con gli occhi di oggi rivela un non eccessivo talento letterario, ma allo stesso tempo un piglio vivace che rende godibile la lettura; e in ogni caso resta di grande importanza dal punto di vista documentario, come attestano i numerosi saggi che in tempi recenti vi hanno attinto a piene mani, soprattutto nell'ambito del Revisionismo del Risorgimento.
fonte wikipedia

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