sabato 10 settembre 2016

"IL GRIDO DI DOLORE"!.... di Rocco Bruno Condoleo



"IL GRIDO DI DOLORE"!....

"Il 10 gennaio 1859, Vittorio Emanuele II si rivolse al parlamento sardo con la celebre frase del «grido di dolore» che cosi recitava: “Il nostro paese, piccolo per territorio, acquistò credito nei Consigli d'Europa perché grande per le idee che rappresenta, per le simpatie che esso ispira. Questa condizione non è scevra di pericoli, giacché, nel mentre rispettiamo i trattati, non siamo insensibili al grido di dolore che da tante parti d'Italia si leva verso di noi! “
Ma oggi sappiamo che quel grido di dolore non esisteva ma fu’, come riporta il deputato Giuseppe Massari che partecipò alla stesura di quel discorso, suggerito da Napoleone III che, insieme a Cavour ed in seguito agli accordi Plombières, cercarono disperatamente un pretesto «non rivoluzionario» per muovere guerra all'Austria sul suolo italiano.
In particolare in base a tali accordi il Regno di Sardegna, la Pianura padana fino al fiume Isonzo e la Romagna pontificia avrebbero costituito il Regno dell’Alta Italia sotto la guida di Vittorio Emanuele, il resto dello Stato Pontificio, eccetto Roma e i suoi dintorni, con il Granducato di Toscana avrebbe formato il Regno dell’Italia centrale, Roma, assieme ai territori immediatamente circostanti, sarebbe rimasta al papa ed, infine, il Regno delle Due Sicilie sarebbe rimasto sotto la guida del sovrano dell’epoca, Ferdinando II.
Questi quattro Stati italiani avrebbero formato una confederazione, sul modello della Confederazione germanica, della quale si sarebbe data la presidenza onoraria al papa.
Se le cose fossero andete cosi, oggi non staremmo qui a parlare di “questione meridionale” e forse la confederazione Italiana (o Italica), nonostante la crisi, svolgerebbe un ruolo economico di primissimo piano e godrebbe di maggior rispetto a livello internazionale.
E invece è successo che il Piemonte non si accontentava solo della fetta del Nord, ma voleva tutta la torta. E cosi si mise in atto una campagna prima denigratoria verso il regno delle Due Sicilie per screditare la monarchia Borbonica e giustificare l’intervento militare dei piemontesi, poi militare con l’instaurazione dello “stato d”assedio” e la violenta repressione che duro’ fino al 1870. E questa volta “le grida di dolore” dovevano provenire dalle popolazioni meridionali, le quali sebbene fossero già liberate da tempo dallo straniero, avessero una loro patria indipendente ed una economia industriale che muoveva i primi passi, non conoscessero fenomeni come la disoccupazione o l’emigrazione, “dovevano” essere aiutate dal magnanimo re galantuomo Vittorio Emanuele II e dal filantropo e missionario Cavour.
Fu solo dopo la caduta del Regno delle Due Sicilie e il successivo stato d’assedio necessario, come detto, per reprimere la reazione del popolo duosiciliano all’invasione dei piemontesi, che le condizione della “bassa Italia” cominciarono a peggiorare irrimediabilmente.
Fu distrutta l’economia, tolte le terre ai contadini e consegnati i territori al controllo delle mafie dei baroni siciliani e della camorra napoletana. In sostanza l’unità d’Italia è stata per il Sud, come ha scritto Gramsci nel 1920, “una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l'Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono d'infamare col marchio di briganti”. Già, perchè i meridionali, da un giorno all’altro, da sudditi del Regno delle Due Sicilie diventarono tutti briganti, e alla storia non importa se fossero, in gran parte, partigiani che per lottavano per difendere la loro terra da un invasore straniero che disprezzava il popolo meridionale e a cui negava ogni diritto oltre che la dignità di uomini.
Fu quindi dopo l’unità d’Italia che cominciarono a levarsi le “vere” grida di dolore dalle province meridionali e questa volta non solo non furono ascoltate ma si usò contro di essa la violenza, le deportazioni, gli eccidi di massa, gli stupri, le condanne a morte senza processo. E questi crimini furono commessi dai “fratelli” italiani del Nord che venivano al Sud a liberare i loro sfortunati fratelli terroni dallo straniero oppressore, o come diremmo oggi vennero ad esportare democrazia."

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