giovedì 29 settembre 2016

Cosa centra San Michele Di Gravina e la vittoria di Bitonto da Parte di Carlo Di Borbone?







Battaglia di Bitonto

Tutti sappiamo come si sono svolti i fatti della Battaglia di Bitonto in cui Carlo di Borbone (chiamato dagli italiani Carlo III) e sappiamo quanto Carlo Di Borbone futuro Re di Napoli e di Sicilia tenesse molto al nostro territorio, tanto da staccare la corona di Napoli e Sicilia da quella Spagnola e dando una spinta di innovazioni che porteranno questa parte dello stivale italico al podio di terza potenza economica e militare mondiale con un sogno nel cassetto. 
Carlo Di Borbone Re Di Napoli e Sicilia

Sogno che volle trascrivere sull’obelisco innalzato a Bitonto in onore della vittoria, se vi recate a Bitonto davanti alla chiesa dei santi Medici potete leggere con i vostri occhi “qui nasce l’Italia” cosa che alla progenie maledetta dei savoiardi non gli passava neanche per l’anticamera del cervello, e tempo dopo usarono il motto carolingio solo per derubarci e creare una falsa Italia con il sangue dei nostri avi Duosiciliani.
Re Carlo di Borbone fu il primo a chiedere al Duca Orsini di realizzare infrastrutture idonee a portare l’acqua nella città di Gravina, nella città protetta da san Michele contro gli austriaci, nella città che al tempo era fra le più ricche del regno e a noi piace credere che la leggenda di San Michele che proteggeva la città di Gravina potesse essere estesa alla vittoria di Bitonto e con essa la protezione del futuro nascente Regno delle Due Sicilie

San Michele Di Gravina
La cacciata degli austriaci da Gravina nel 1734 e La fantasia popolare: un miracolo di San Michele Arcangelo, ma fu vera Fantasia o realtà?

Riuscita l’Armata di Carlo III ad impadronirsi di sorpresa di Napoli, costrinse le soldatesche austriache a riparare in Puglia, ove speravano di collegarsi con le milizie promesse dai tedeschi per poter poi attaccare con esse le forze avversarie con miglior successo. Giunte in Puglia si dettero subito ad occupare militarmente le città che sapevano favorevoli alla dinastia Spagnola. Fra queste fu compresa Gravina. All’annunzio del loro arrivo, il governatore, come ordine ricevuto dal Duca, fece trovare chiuse le porte della città e il popolo pronto alla difesa. Gli austriaci che arrivarono sul calar del giorno, si alloggiarono provvisoriamente nei locali della Madonna delle Grazie, nel vicino convento dei Cappuccini e negli altri edifici che allora esistevano fuori le mura. Quivi passarono la notte con l’intento di rimandare all’indomani le operazioni per la violenta occupazione della città. Era un esercito di circa 6500 uomini, fra fanti, corazze ed ussari; ma poiché la città era ben munita e fortificata, si sperava di poter resistere al primo urto; tanto più che era stato preannunziato l’immediato arrivo degli Spagnoli. Il dì seguente, vedendo gli Austriaci l’ostinatezza della difesa e l’inutilità dei loro assalti, si dettero a razziare per il nostro territorio, facendo copiosa preda di viveri e di animali.
Intanto in città tutti erano in orgasmo. Le donne, temendo da un momento all'altro l'entrata dei nemici, si erano riversate nelle chiese ad invocare la protezione dei Santi, specie quella del Patrono di S. Michele, verso il quale l'intera popolazione nutriva una illimitata fede e devozione; mentre da parte del
comando austriaco non si cessava di premere sull'autorità locale perché consegnassero bonariamente la città, onde evitare l'eccidio della popolazione. Per l'espresso divieto ricevuto dal Duca, si dovette però persistere nella difesa. E poiché l'arrivo degli spagnoli ritardava, si cominciò a temere per la caduta nelle mani degli Austriaci; e il ricordo delle passate disavventure metteva in tutti il più nero e giustificato sgomento. Era questo lo stato d'animo dei gravinesi la sera del 19 maggio 1734, e tutta la notte fu passato in veglia e in continue trepidazioni. Sul far del giorno, una bandiera bianca, fu vista sventolare nell'accampamento austriaco e due araldi approssimarsi alla principale porta della Città detta, come sappiamo, di S. Maria degli Angeli. Quivi giunti, suonarono le trombe, e chiesero di essere introdotti per conferire col governatore. Che cosa era avvenuto nel buio della precedente notte? ... Cosa volevano gli austriaci, dopo i furiosi assalti e le minacce del giorno prima? Cosa venivano a chiedere gli araldi al Governatore? Furono queste le svariate domande che corsero sulla bocca di tutti, e la speranza di uno scongiurato pericolo cominciava a rasserenarne gli animi, e si tramutava in letizia quando gli araldi furono visti uscire e poi tornare insieme al comandante austriaco, che, con la sola scorta di pochi ufficiali, furono accolti onorevolmente, e con animo lieto, dal governatore. Da ogni parte si gridò al miracolo; e tutti gli armati austriaci, senza fare più alcun danno alla città, non appena il Comandante ritornò fra loro, si allontanarono definitivamente. Attribuito il miracolo a S. Michele, la fantasia popolare creò la seguente leggenda: si disse che l'allontanamento degli austriaci da Gravina fosse stato motivato dal fatto che nella notte sul 20 maggio 1734 il condottiero austriaco avesse avuto in sogno la visione di un giovane guerriero che, armato di elmo e corazza, gli avesse puntata la spada alla gola ingiungendogli di allontanarsi subito da Gravina con tutto il suo seguito. Il condottiero, turbato da questo sogno che aveva avuto per lui tutte le apparenze della realtà, si decise a togliere l'assedio; ma prima di allontanarsi col suo esercito, domandò di voler entrare in città con pochi uomini di scorta per visitare la cattedrale, e vedere la statua del Protettore di Gravina. Avendo riconosciuto nella effigie di S. Michele le sembianze del fatidico guerriero da lui visto in sogno nella notte prima, si prostrò dinanzi e le fece dono del suo elmo d'argento, della spada e della lunga catenina d'oro che portava al collo (vedi foto). Questa la leggenda. Stando però alla storia, noi dobbiamo ritenere che la rapida ed improvvisa partenza degli austriaci da Gravina sia stata determinata dal fatto che, essendo sopraggiunta in Puglia l'armata spagnola per dare loro la caccia, e non avendo gli austriaci ricevuto in tempo gli aiuti promessi dalla Germania, né potendo in alcun modo evitare la battaglia, siano stati sollecitati dal comando generale a concentrarsi nella pianura di Bitonto. Infatti la mattina del 20 maggio 1734 tutto il contingente che si trovava sotto le mura di Gravina fu visto passare da Bitetto di buon'ora, diretto verso la città di Bitonto, ove affluirono tutti gli altri reparti che si trovarono distaccati negli altri paesi. E, poiché l'armata Spagnola aveva già occupato le campagne di Ruvo e Terlizzi, ed era venuto a contatto con l'esercito austriaco, delle scaramucce si iniziarono fra le rispettive avanguardie, finché i due eserciti non si scontrarono nella decisiva battaglia di Bitonto, ove l'armata Spagnola rimase vittoriosa

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