martedì 5 agosto 2014

La fine di UN Grande Re


             S.M. Ferdinando II Di Borbone
                     RE delle Due Sicilie 
                  e principe ereditario 
             del Granducato di Toscana
 
Erano tutti costernati; il duca di Calabria, i principi e le principesse più grandi piangevano, ed era muta dal dolore Maria Sofia, sinceramente affezionata al suocero.
Per mezzo del nunzio e del ministro di Napoli a Roma, fu chiesta per telegrafo la benedizione papale, che giunse poche ore dopo, con affettuose parole di Pio IX.
Monsignor Gallo ebbe l'incarico di preparare il Re a ricevere l'estrema
unzione e la benedizione del Papa.
Ferdinando II non si mostrò sorpreso dell'annunzio, anzi volle ordinar
egli stesso il necessario per la ceri
monia
religiosa.
Disse che, oltre al cero rituale, se ne accendessero altri tre : uno della
Candelora, uno del Supremo e uno della Santa Casa di Loreto, e ordinò che si portassero in camera due immagini, l'una rappresentante Gesù, che cade sotto la croce e l'altra, l'Addolorata.
Quest'ultima fu tolta dalla stanza, dove gli era morto un figliuoletto,
in ricordo del quale Ferdinando II aveva fatto voto di morire, con
gli occhi rivolti a quell’immagine.
I due quadri vennero collocati sopra due sedie, dirimpetto al
letto.
Durante la messa, che fece celebrare nella sua camera, il meno
commosso dei presenti apparve lui, che stringeva in mano una
effigie della Immacolata, impressa su drappo di
seta.
Ricevuto l'olio santo, volle vedere tutti di sua famiglia anche i piccini
e con le lagrime agli occhi li abbracciò e baciò tutti, li benedisse eloro
raccomandò di amare la madre, di essere buoni, religiosi e devoti
della Madonna.
Abbracciò, baciò e benedisse Maria Sofia.
Faceva grandi sforzi per apparire sereno e rassegnato. Raccogliendo
la sua voce, già divenuta fioca, disse :
"Lascio questa bella, cara ed amata famiglia; il Signore in questo momento mi dà la grazia di essere tranquillo e di non soffrire alcun
dispiacere, di distaccarmi dalle persone e dalle cose le più amate;
laccio il Regno le grandezze, onori, ricchezze, e non risento dispiacere
alcuno.
Ho cercato di compiere, per quanto ho potuto, i doveri di cristiano
e di Sovrano.
Mi è stata offerta la corona d'Italia, ma non ho voluto accettarla ; se
io l'avessi accettata, ora soffrirei il rimorso di avere leso i diritti dei
Sovrani, e specialmente poi i diritti del Sommo Pontefice. Signore vi
ringrazio di avermi illuminato

Lascio il Regno ed il trono come l'ho ereditato dai miei antenati
Il Re avrebbe continuato ma i medici, temendo cbe la faticadel
discorrere potesse accelerarne la fine, insistettero percbè tacesse e
pregarono i principi a uscire dalla camera.
Intorno al letto del malato rimasero i medici, Criscuolo, i marinai e
Galizia.
La Regina non aveva requie ; andava e veniva, come fuori di se,
e i principe ereditario, che non si mosse, singhiozzava in un
angolo.
Nella sera dal 21 al 22, il Re ebbe qualche ora di calma ma, dopo
la mezzanotte, peggiorò.
L'abbattimento e la prostrazione delle forze crescevano ; i polsi
debolissimi, intermittenti e quasi evanescenti, e la
respirazione affannosa.
All'alba, la circolazione periferica venne a mancare ; cominciarono
a raffreddarsi le estremità ; si manifestò un sudore freddo al volto,
e la deglutizione divenne difficile.
Però le facoltà intellettuali ed i sensi erano tuttora integri. Udiva
persino le parole de' vicini e il suono dell'orologio.
Verso le dieci voltosi al chirurgo Capone, che stava al capezzale,
gli disse: "Per questa sera ti tolgo l'incomodo di assistermi. Ti
ringrazio delle affettuose cure prodigatemi : tu me le hai fatte non
perchè sono Sovrano, ma per opera di carità, ed il Signore ti
renda la carità
E visto che Capone piangeva, soggiunse : " Non piangere, prega per
me, ed io pregherò per te nell'altra vita „ .
Verso mezzo dì, accennò a voler dormire, ma, dopo trenta minuti,
parve che entrasse in agonia. Monsignor Gallo recitava le preci, mentre
tutti, inginocchiati intorno al letto, piangevano a singhiozzi.
L'infermo si riebbe ad un tratto, riaprì gli occhi e balbettò : "Perchè piangete ?


Io non vi dimenticherò „;
e alla Regina : " Pregherò per te, pei figli, pel paese, pel Papa, pei
sudditi amici e nemici e pei peccatori „.
Poi perde la parola, stese una mano sul crocifisso del confessore,
l'altra alla Regina in segno d'addio, reclinò il capo sul lato destro e
spirò.
L'orologio segnava l'una e mezza dopo il mezzogiorno.
Era domenica.

cronaca del de Cesare : LA FINE di un REGNO ANTICO

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