sabato 21 giugno 2014

Briganti o Patrioti?

Briganti o Patrioti?



Dal libro Luigi Alonzi, detto Chiavone di Vincenzo Gulì, Roma 2009

BRIGANTAGGIO
(parte I)

L’accezione comune del termine brigantaggio attiene al suo significato di criminalità abituale svolta da piccoli gruppi detti bande. Ciò vale in tutte le latitudini nei tempi correnti, ma non è stato sempre così. La diffusione di questa parola è abbastanza recente perché coeva alla rivoluzione che, a cavallo tra ‘700 e ‘800, sconvolse il mondo moderno.                            
Per tale motivo non è logico tentare di comprenderla senza riflettere sulle cause storiche che la generarono. Il terzo millennio sta finalmente gettando sempre più luce in quel periodo storico che ha subito le deformazioni più grandi e resistenti da parte dei temporanei vincitori. Basti pensare al fatto che essi, che possiamo per comodità definire giacobini anche nella loro evoluzione, posero la loro letale attenzione sulla cultura e quindi sull’informazione per forgiare le menti delle generazioni sprovvedute, anche mediante nuovi strumenti che avrebbero avuto un futuro devastante, come i giornali. I danni che i giacobini hanno inferto all’umanità sarebbero opinabili e quindi soggettivamente intesi se ci trovassimo un paio di secoli addietro; lo sviluppo della storia in questo lasso di tempo toglie, invece, quel carattere incerto facendoli diventare terribilmente oggettivi. Oggi, tutti i mass media sono in mano ai giacobini: dall’editoria alla stampa, dalla scuola al cinema, dalla televisione ad internet.Nessuna titubanza, pertanto, deve assalirci se affermiamo che la storiografia, da quel triste avvenimento in poi, è manipolata in maniera talmente scaltra ed autorevole che soltanto un grande impegno culturale e spirituale può permettere di intravedere la verità. Tornando al brigantaggio, la verità è che se il termine è stato coniato dai rivoluzionari e costantemente alimentato, vuol dire che ha un significato pregnante che dà molto fastidio ai suoi genitori. Poiché parliamo di rivoluzione francese è dall’idioma gallico che viene il verbo briguer che si può tradurre impegnarsi fortemente per una causa, per un ideale; da lì viene brigand che è colui che agisce in tal modo, e quindi brigante e  brigantaggio. In effetti, già nel XVI secolo si parla in Francia di brigands nei confronti di soldati di ventura usati nelle varie guerre di religione conseguenti alla Riforma. In effetti, la prima volta che nasce il termine è il latino brigantes con cui i Romani appellarono delle tribù della Gran Bretagna che fieramente si opposero alla conquista. E’ chiaro quindi che il vocabolo ha un’accezione positiva concernente la lotta per un ideale (lo chiameremo brigante-patriota) ed una negativa afferente alla resistenza fuori legge (lo chiameremo criminale-brigante).  Il luogo comune prevalente è ovviamente quello suggerito dal vincitore. Il vae victis di Brenno nel mondo moderno suona come storiografia curata nei minimi particolari dal prevalente per magnificare e motivare positivamente ogni sua impresa e mandare alla damnatio memoriae il soccombente che è costretto a tempo indeterminato a giustificarsi di essersi trovato dalla parte sbagliata. Secondo tale logica perversa, dal XVIII secolo in poi prevale il concetto spregiativo di brigante perché i vincitori sono stati i giacobini ed i briganti combatterono contro di loro in tutta Europa dalla Vandea francese alle regioni spagnole, dal Veneto italiano alle Due Sicilie. Poter tacciare di brigantaggio coloro che resistettero in armi per la difesa dei propri valori plurimillenari di Dio, Patria Re e Famiglia, volle dire far affogare in un mare di menzogne (come la modernità, il progresso, la fratellanza nel significato inteso dai giacobini) quel mondo che viveva collegato più o meno intensamente al Pontefice di Roma. Le convinzioni di quel mondo furono bollate dai più illustri personaggi della cultura rivoluzionaria come retrograde, obsolete, inadeguate ai nuovi tempi e quelli che le difesero con forza furono marchiati come malviventi, banditi, fuorilegge… briganti! Venne fuori in tal modo la figura dell’uomo moderno: in linea con la cultura dominante, ossequioso assolutamente di qualunque legge statale, che relegava il problema etico-religioso nel suo intimo ed in piena libertà di scelta e di livello d’impegno. Quei valori distrutti andavano riformati con la seguente gerarchia: patria comune internazionale, Stato, capo dello stato (eventualmente anche re), famiglia (in senso molto diverso che tollerava via via divorzio, omosessualità, promiscuità). Parallelamente era cambiato anche il modo di gestire una nazione. Prima l’etica (cattolica) guidava la politica (amministratrice per tutta la popolazione) che indirizzava l’economia (produttrice per i fini degli altri due settori); con la rivoluzione, l’economia (alla ricerca del profitto) influenzava la politica (amministratrice per gli intenti di chi la sosteneva finanziariamente) che riduceva l’etica (di qualsiasi matrice) ad un caso meramente personale e dipendente.


Facciamo luce sulle tradizioni del nostro popolo.
CHI ERANO I BRIGANTI?
Il brigante è inteso, genericamente, come bandito, persona la cui attività è fuorilegge. Spesso sono stati definiti briganti, in senso dispregiativo, combattenti, partigiani e rivoltosi in determinate situazioni sociali e politiche. I briganti di cui si parla sovente sono quelli del periodo postunitario, che insorsero a causa delle problematiche irrisolte con l'insediamento della monarchia sabauda, a seguito dell'annessione del Regno delle Due Sicilie. Etimologia
Il termine brigante, seppur derivi dalla parola "brigare" di cui condivise originariamente i significati di "praticare", "lavorare", "trovarsi insieme", ha assunto progressivamente, soprattutto in Francia, la connotazione di "fuorilegge", che oggi prevale. È nel 1410, che si attesta il lemma francese "brigandage", ma è solo nel 1829 che è riscontrato in Italia come neologismo.
Michelina De Cesare
Carmine Donatello detto crocco
SErgente Romano (Puglia)
Ancora oggi in Russia si cantano e si ballano, in opere folkloristiche, le gesta di gruppi di briganti guidati da Stenka Razin, intorno al 1670. Razin e le sue bande armate di contadini e di avventurieri rivendicavano diritti sociali, quali l'eguaglianza e l'abolizione di privilegi.
"Briganti" furono detti dai francesi anche i membri dell'armata sanfedista riunita dal cardinale Fabrizio Ruffo che combatterono vittoriosamente contro l'occupazione francese e contro la Repubblica napoletana del 1799 (sostenuta, ma non riconosciuta, dalla stessa Francia). È in tal modo quindi, che, attraverso il francese, la parola "brigante" giunge in Italia poiché "con tal nome erano comunemente chiamati nell'anno 1809 coloro che nelle nostre varie province si sollevarono".
Sono stati quindi spesso definiti briganti, in senso dispregiativo, non unicamente dei 'delinquenti', ma i combattenti e rivoltosi in determinate situazioni sociali e politiche e per brigantaggio poi si è tesa a definire non solo una forma di banditismo caratterizzata da azioni violente a scopo di rapina ed estorsione, ma anche azioni che hanno avuto, in altre circostanze, risvolti insurrezionalisti a sfondo politico e sociale. In Italia spesso ci si riferisce a persone raggruppatisi nel Mezzogiorno per contrapporsi contro le truppe che portarono al compimento il processo di unificazione del Regno d'Italia dei Savoia. L'uso del termine "brigante" assimilato a "bandito" è stato anche impiegato contro i partigiani della Resistenza dalle forze d'occupazione naziste.
Sono stati, in definitiva nel tempo, spesso definiti briganti, in senso dispregiativo, non solo persone 'dedicate' alla criminalità, ma altresì combattenti e rivoltosi in determinate situazioni sociali e politiche. Nella storiografia sono definiti "briganti" i movimenti di Taiping, un gruppo di rivoltosi orientali, attivo dalla seconda metà dell'Ottocento.
I Briganti moderni ci tengono a conservare il nome di “Brigante”, per rispetto di chi ha perso la vita difendendo la sua terra, anche se era diffamato, ” ma è di fatto “PATRIOTA DEL TERRITORIO DELL’ EX REGNO DELLE DUE SICILIE . Si rifanno alle ideologie del passato e cioè preservare il territorio e la sua popolazione usando come arma la cultura e la verità storica e “manifestando” contro lo stato ogni qualvolta sono lesi i diritti del loro popolo difendendolo dai soprusi della politica moderna
                                                                                                 Rocco Michele Renna
 

p.s.
  • chiunque voglia capire o avere un segno distintivo della sua lotta osservi la foto allegata!

Fonti: wikipedia, briganti o partigiani?

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