Anno 1594, arriva nella Sede episcopale di Gravina l’eletto vescovo Vincenzo Giustiniani



Mons. Giustiniani



Sull’ingresso all’Istituto lo stemma di mons. Giustiniani che riporta un aquila reale, per questo successivamente la strada venne appellata via “aquila piccola”.
Nel 1596, il seminario risulta costruito e inizia le sua attività.
Nel 1612 il Giustiniani compie la “Visita Pastorale”, riguardo il seminario annota una notevole frequenza, evidenziando che le scarse risorse finanziarie non avrebbero potuto sostenerlo ancora a lungo. Per questo l’arcivescovo di Acerenza fa ricorso per un intervento risolutivo.
Il Seminario diocesano diventa quasi un’ossessione per il vescovo di Gravina. Tra il 1613 e il 1614 il Vescovo provvede a una Matricola di beni del Seminario in cui sono annotati i possessi, i censi, i territori e pesi sotto vari titoli, documento importante per definire lo stato economico-finanziario dell’istituto in quel periodo.
Nelle foto sottostanti particolare delle strutture della prima fabbrica del Seminario gravinese.

Anno 1594, arriva nella Sede episcopale di Gravina l’eletto vescovo Vincenzo Giustiniani nominato l’anno prima.
Il suo primo pensiero e atto è quello di occuparsi della formazione dei giovani e futuri presbiteri, istruiti fino ad allora da pubblici insegnanti e sacerdoti di esemplari costumi, pagati dall’Università. Mons. Giustiniani, come i suoi predecessori e i suoi successori, nota una diffusa ignoranza, soprattutto nel Clero. Alla luce di tali riscontri vuole con grande forza l’erezione di un Seminario, che risulta il primo nella Terra di Bari e nell’Arcidiocesi di Acerenza di cui Gravina era suffraganea.
Va ricordato che dopo il Concilio di Trento ci furono già tenui tentativi di istituzione del Seminario da parte dei vescovi Pellegrino (1552-1568) e Bossi (1568-1574).

stemma Giustiniani

Mons. Giustiniani ordina al Capitolo gravinese la nomina di un procuratore con il compito di seguire la vicenda del Seminario. Coadiuvato da due deputati, questo procuratore avrebbe dovuto occuparsi in seguito del buon governo e dell’amministrazione dell’Istituto. Il Capitolo si accorda sulla nomina a procuratore di Francesco Clemente, canonico e teologo all’interno dello stesso Capitolo.
Gli inizi sono davvero difficili per la mancanza di fondi necessari per andare avanti. I tentativi di imporre opere pie a tutte le istituzione laiche ed ecclesiastiche sono vane: tutti rifiutano, compreso l’Università che fino ad allora aveva mantenuto un pubblico maestro. Questi dati di fatto sono segnalati nella “Relatio ad Limina” inviata nel dicembre 1595. Comunque mons. Giustiniani non si arrende alle palesi difficoltà e riesce a recepire fondi, assicurandosi parte dei proventi di diritti e decime dovute alla Chiesa e sottratte o percepite indebitamente dall’Università. Pretende contributi anche dall’arcidiocesi acheruntina.
Alle difficoltà vissute giornalmente dai cittadini, nel 1595 si aggiunge l’invasione di locuste che distruggono buona parte delle attività produttive della zona. L’esasperazione spinge la popolazione e il sindaco Manilio Camerota a rivolgersi a Giustiniani in modo che trovasse il modo di allontanare il flagello: la cultura di quel periodo portò a pensare che fosse in atto una maledizione, proprio come negli episodi analoghi descritti nella Bibbia, e che quindi c’era bisogno di un esorcismo contro i terribili insetti.
Foto Saverio Paternoster

A buon ragione mons. Giustiniani approfitta del momento e concepisce un vero e proprio processo contro i temibili animali, che hanno persino un avvocato che li difende, al fine di dimostrare che il caso non è fortuito, ma deriva dalla non osservanza al pagamento dei diritti dovuti alla Chiesa. L’occasione è propizia per chiedere denaro e ristabilire antiche immunità che sarebbero poi servite per il buon fine dell’erezione del Seminario.
Il vescovo riesce a ottenere i fondi e sentenzia contro gli insetti:
«Vogliamo emettere sentenza di maledizione contro detti animali che devastano i confini della nostra Diocesi; e sopra ogni altra valida considerazione: è bene sapere che gli umili animali, poiché sono senza ragione non possono considerarsi delinquenti e quindi punire e maledire, tuttavia considerato che ciò che è stato provocato dai detti animali, fu flagello mandato da Dio contro i peccatori del popolo e che il diavolo si serve di detti animali nocivi per procurare danni al genere umano. Perciò onde placare l’ira di Dio e cessi la ragione di nuocere a causa dei peccati, come pare per opera del diavolo e fermato l’autore del male cesseranno i mali per la solita misericordia e pietà di Dio, che sempre suole punire i peccati degli uomini e suole anche benignamente accogliere la penitenza della sua plebe, è lecito, per evitare ogni futuro danno, come è solito ottenere con le chiavi della Chiesa di Dio, maledire e scomunicare detti animali con il diavolo che si serve di essi».
In poco tempo la fabbrica del Seminario è innalzata nel rione chiamato, a dispetto del nome, “Inferno”, nei pressi delle mura cittadine della “porta di sopra” (denominata successivamente porta Aquila) nella strada della “Porticella” (oggi via seminario vecchio). Sull’ingresso della struttura campeggia lo stemma del Giustiniani.
Saverio Paternoster

fonte facebook Saverio Paternoster

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