sabato 12 settembre 2015

PER UN PUGNO DI 80 EURO! di A. Moliterni

Antonio Moliterni

PREMESSA: per quanto riguarda la politica, attualmente il mio orientamento politico è rivolto verso l’ateismo totale. Li odio tutti! E la colpa non è mia se ce li ho tutti sui maroni, ma la loro e dovrebbero fare ammenda e chiedersi il perché. Perché la gente smette di andare a votare, perché stanno sul cazzo a tutti. il senso di ribrezzo che mi assale ogni qual volta l’immagine di un politico o presunto tale appare in televisione, è tale da suscitarmi nausea e vomito..

Detto questo, credo adesso possiate leggere quest’articolo, evitando sterili e insulsi commenti.

Grazie.


 L’Istat rivede al rialzo le stime sulla crescita dell’Italia. Di più: vede rosa fino al 2017 grazie a un recupero del reddito disponibile, un calo della disoccupazione e – a ruota – una crescita della domanda interna destinata a sostenere consumi e PIL. L’Istituto di statistica ha messo tutto nero su bianco nelle “Prospettiva per l’economia italiana nel 2015-2017” che si aprono con una revisione del PIL per l’anno in corso: la crescita reale attesa passa dallo 0,5% stimato a novembre allo 0,7%. Un trend che sarà confermato anche dal prossimo biennio: l’economia crescerà dell’1,2% l’anno prossimo e dell’1,3% nel 2017.

Fonte: La Repubblica.it

Insomma, leggendo queste incoraggianti stime statistiche, sembrerebbe davvero che ce l’abbiamo fatta, che possiamo stappare lo champagne che, quindi, stiamo uscendo dalla crisi e che, come dice Renzi, siamo in ripresa economica e le famiglie possono tirare un sospiro di sollievo.

Mi scoccia smontare certi castelli di sabbia, ma a costo di sembrare rompi, metto subito in chiaro che: MA ANCHE NO!

Sì, è vero che le stime provengono dall’ISTAT (per chi avesse vissuto sulla luna negli ultimi decenni, l’ISTAT è l’Istituto Nazionale di Statistica), una fonte quantomeno attendibile per ciò che concerne le previsioni in ambito statistico a 360 gradi (quindi, non solo a livello economico e/o finanziario).

È anche vero che, dato che si parla di stime, queste sono inficiate da una certa dose di errori erratici e sistematici, perché, come diceva il buon Trilussa, «… la statistica è quella scienza che dice che se io non mangio nessun pollo e tu mangi due polli, in media mangiamo un pollo a testa. E quello mio dove sta?»

«Sai ched’è la statistica? È na’ cosa

che serve pe fà un conto in generale

de la gente che nasce, che sta male,

che more, che va in carcere e che spósa.

Ma pè me la statistica curiosa

è dove c’entra la percentuale,

pè via che, lì,la media è sempre eguale

puro co’ la persona bisognosa.

Me spiego: da li conti che se fanno

seconno le statistiche d’adesso

risurta che te tocca un pollo all’anno:

e, se nun entra nelle spese tue,

t’entra ne la statistica lo stesso

perch’è c’è un antro che ne magna due.»

La Statistica (Trilussa)

La statistica non è una scienza esatta. In statistica, quando si effettuano previsioni, si sa sin dal principio che si commetteranno errori e si cerca di minimizzarli, al punto tale da ridurne gli effetti sul valore che si cerca di stimare (quasi sempre il valore medio, meglio noto come media che rappresenta il centro di gravità di distribuzione di tutti valori analizzati attorno un unico punto).

Ovviamente, trattandosi di stime, si preferisce esser un po’ avidi nel pubblicare il risultato finale, soprattutto per ciò che concerne le stime al rialzo: meglio non esagerare e contenersi, meglio non esultare e rimanere sobri, perché, se dovesse verificarsi un evento inatteso e perturbatore, allora sono volatili per diabetici (cit.).

Come avrete capito, il mestiere dello statistico non è facile, anzi. Richiede analisi dei dati, conoscenza degli stessi e dell’ambiente nel quale si opera e al quale si espongono le informazioni (Che sarebbero i dati elaborati da cui si ottiene l’output, ossia l’informazione che cercavamo).

L’esposizione, poi, gioca un ruolo fondamentale, poiché si cerca di spiegare a tuti, anche a chi non sa leggere né scrivere, cosa diavolo si è cercato di fare.

È un bel lavoro, un lavoro molto preciso, ma carico di un’enorme responsabilità: un minimo errore può mandare a monte tutto. Non vi dico se poi, per una qualsiasi ragione, i risultati reali si discostino in tutto o in parte da quelli previsionali! Il caos totale!

Ma non divaghiamo. A me interessa capire una sola cosa e, cioè, come cazzo si faccia solo a pensare che queste stime siano delle buone stime e come stracazzo si faccia a pensare che le famiglie, da oggi, possano iniziare a tirare un sospiro di sollievo.

Infatti, è questo che Renzuccio caro sta sbandierando ai quattro venti da un po’ di giorni: la crisi è finita, alleluia alleuia, in letitia! Laudate Dominumm, predicate Deum, Amate creatorem, oh laudate Dominum! (cit. Helloween)

E per chi non fosse ancora convinto:



Direttamente dal sito ufficiale del Partito Democratico.

Ora, a questi geni incompresi, a questi Nobel mancati dell’economia, deve essere sfuggita una cosa (anzi: più di una).

La crescita reale pare si aggiri attorno allo 0,7%, mentre si stima un’ulteriore “impennata” dell’1,2% nel 2016 (valore presunto) e dell’1,3% nel 2017 (sempre presunto).

Cioè, spiegatemi una cosa: come fanno a essere felici le famiglie? Perché dovrebbero tirare sospiri di sollievo e non, invece, una valanga di sassate a chi spara certe stronzate (e non mi riferisco all’ISTAT)?

Cioè, mi state dicendo che in un’economia come quella italiana, dove abbiamo toccato il fondo, arrivando a perdere anche fino al 12% in pochi anni, ora si dovrebbe gioire per uno 0,3% del cazzo?

No, sul serio… Volete venirmi a dire che questo misero, insignificante, inutile valore dello 0,3% dovrebbero far gioire le famiglie e permettere loro di tirare sospiri di sollievo?

Se è indubbio che la crescita c’è stata, è altrettanto indubbio che le famiglie neppure l’hanno avvertita!

In sostanza: non se n’è accorto nessuno!

E ci vorrà altro che uno 0,3% e un 1,3% in 2 anni per riuscire a risollevare il culo di questa nazione! E questo, sempre ammesso che non accada nulla di perturbatore che non ci meni l’ennesima mazzata sul collo, tale da farci mettere di nuovo tutti a novanta per l’ennesima volta.

Per rendervi meglio l’idea, ecco graficamente quanto conta questo 0,3%:

Cioè, francamente io non riesco ancora a intravedere lo 0 (zero) neanche con un cannocchiale.

Di questo passo, significa che per arrivare a 0 dovremmo impiegarci qualcosa come, tipo, 20 anni!

20 fottuti e interminabili anni!

20 fottuti, interminabili e stramaledettissimi anni, solo per raggiungere lo 0 (ZERO cazzo, ZERO)!!!

Ma come cavolo si fa a dire di tirare sospiri di sollievo? Con che razza di coraggio si possono sparare troiate fesserie simili? Come stracazzo si fa a pubblicare puttanate come LA CRISI È FINITA a caratteri cubitali?

La cosa che, inoltre, mi ha fatto girare le palle più veloce delle eliche dei motoscafi, è stato ascoltare certi esponenti del PD che dicevano che era grazie alle 80 euro se, adesso, le famiglie sono felici e contenti! Sì, perché secondo questi geni del piffero, sono le 80 euro, quelle fottute e stramaledette 80 euro della malora, che hanno rilanciato i consumi!

Ma cosa pensate? Che siamo davvero tutti rincoglioniti?

Ma davvero?

Con 80 euro, una famiglia al massimo ci avrà fatto al spesa per un paio di giorni. Manco una maglietta di compri con 80 euro.

Con 80 euro, al massimo un single sarà riuscito a fare la spese per una settimana.

Mi dite quale razza di cerebroleso ha pensato, anche solo per un istante, che con 80 misere, inutili, insignificanti e fottutissime euro si poteva rilanciare l’economia?

Per rilanciare l’economia e, quindi, stimolare i consumi, non bisogna stimolare la domanda di prodotti alimentari (perché, grazie al ca**o, la gente deve comunque mangiare! Non acquisterà prodotti griffati, andrà al discount sotto casa dello zio Peppino, ma deve mangiare! Comprerà la confezione in offerta dei wurstel a 2 euro, comprerà mortadella in offerta al posto del prosciutto crudo San Daniele, ma deve mangiare!); per stimolare i consumi e, quindi, rilanciare l’economia, bisogna stimolare gli investimenti.

Mi dite quante auto si possono acquistare con 80 euro? Che vacanza è possibile prenotare (e di quanti giorni) con 80 euro? Mi dite come cazzo fa un’azienda ad assumere personale se il cuneo fiscale, che da anni prima Prodi, poi gli altri prodi, hanno detto che avrebbero diminuito, continua ancora ad aumentare, perché il mercato del lavoro è sempre più rigido e sempre meno accessibile e ingestibile?

CUNEO FISCALE:  il cuneo fiscale è il divario di tassazione che separa il “guadagno” dell’imprenditore dai soldi che riceverà in busta paga il lavoratore. Maggiore è la tassazione, maggiore è il cuneo fiscale, poiché l’imprenditore dovrà versare più imposte al fisco e, quindi, guadagnerà di meno. Guadagnando di meno e avendo meno soldi in portafoglio, non potrà pagare stipendi agli operai, o, nei casi più fortunelli, pagarne di meno, licenziandone alcuni.

Se un imprenditore è costretto a uccidersi, perché non riesce a pagare gli stipendi e, quindi, a non dar da mangiare a sé stesso, né alla sua famiglia, né ai propri dipendenti e alle famiglie di loro, mi dite cosa cazzo ce ne facciamo di questi proclami inutili?

In economia, si insegna che il reddito disponibile cresce al diminuire dell’imposizione (o, se preferite, utilizzando un gergo comune, delle tasse).

Più sono basse le tasse, più il reddito disponibile del soggetto aumenta.

Ciò significa che, nel tempo, anche la propensione marginale al consumo aumenta, così come quella all’investimento. Solo che la prima è più immediata, la seconda richiede più tempo (perché, ovviamente, la gente come prima reazione ha quella di acquistare cose che prima non poteva acquistare e, solo successivamente, una volta accertatasi delle presunte buone condizioni dell’economia, può pensare di investire).

La propensione marginale al consumo, è quella parte di consumo che varia ad ogni variazione unitaria del reddito disponibile. Quindi, per ogni aumento unitario di reddito disponibile, la propensione marginale al consumo cresce conseguentemente (ma non per un valore unitario, ma per un valore compreso tra 0 e 1 che si moltiplica al reddito e ne stima la quantità destinata alla propensione stessa); di contro, per ogni diminuzione unitaria di reddito disponibile, la propensione marginale al consumo diminuisce alla stessa maniera.

Poi vi è un’altra componente del consumo, il consumo esogeno che c’è sempre, indipendentemente dal reddito disponibile, anche se questo è zero o sotto zero (si dovrà pur mangiare, o no? Anche a costo di indebitarsi e, quando i debiti sono eccessivi, la gente si uccide).

Questa, è una teoria vecchia come il cucco, che è rappresentata dalla seguente formula economica:

equazione

Questa qui è l’equazione del reddito, vecchia come il culo di un dinosauro.

È ovvio che se mi riduci la tassazione, logicamente il reddito mi aumenta. Ma, sempre mediante logica, non mi darò immediatamente al consumo spregiudicato, perché prima ho bisogno di risparmiare un pochino, perché “non si sa mai”. E poi, se permettete, non mi fido: fidarsi è bene, non fidarsi è meglio.

Solo con il tempo, la gente potrà iniziare ad acquistare qualcosa che non sia roba da mangiare (cioè, non è che se oggi che guadagno 1000 euro e mangio 80 grammi di pasta, domani, se il reddito mi sale a 2000 euro, ne mangio 160! Al massimo, anziché la pasta a 0,50 centesimi, compro quella più rinomata, compro un taglio della carne più prelibato, così come preferisco acquistare del prosciutto crudo più gustoso preferendolo alla mortadella, ma sempre quello è il mio stomaco!).

Sono gli investimenti che fanno muovere l’economia, soprattutto quelli nel campo dei beni reali (acquisto di beni durevoli, come auto, terreni, case e via dicendo) e, successivamente, in quello dei mercati finanziari (azioni, obbligazioni, fondi comuni, ecc.).

Ma per far ciò, mi sembra che 80 euro al mese siano, come dire… una cazzata? Una pressa per il culo?

Non so, fate un po’ voi.

Cioè, detto papale papale, la gente con 80 euro ci si pulisce il culo!

Logicamente, se chiedi loro se meglio 80 euro o zero, la risposta la conosce anche il più analfabeta e ritardato di questo mondo: 80!

Qualunque cazzo di numero reale positivo è sempre meglio di zero!

Ma se avete creduto che 80 euro avrebbero risollevato il culo dello stivale, sempre più rotto, allora mi sa che vi hanno preso davvero per bene per i fondelli, eh!

Senza contare, tra l’altro, altre cosette ancora e, cioè, che:

    Le 80 euro NON le hanno avute tutte;
    Chi ha avuto 80 euro, ne ha restituite più del doppio, grazie all’aumento dell’IVA e all’introduzione e aumento di vecchie imposte e/o tasse (tra tutte spicca l’esasperato aumento del prezzo della benzina, mentre i proprietari dei terreni agricoli stanno ancora bestemmiando per l’introduzione dell’IMU sui terreni agricoli. E non parliamo di quell’emerita stronzata del POS obbligatorio per pagamenti superiori a somme ciclopiche, ossia 30 euro…! Una misura, quest’ultima, che altro non farà che favorire ulteriormente l’evasione fiscale)
    Che anche chi non ha ricevuto le 80 euro, ha restituito le stesse più gli interessi.

Vi svelerò un segreto, oh miei cari governanti della malora, giovani e diversamente giovani disagiati e politicamente fuffari: non serve a un cazzo aumentare di un altrettanto cazzo le buste paga di alcuni lavoratori. Sarebbe stato molto più intelligente e produttivo finanziare il mercato del lavoro, ma agendo sulle imprese, sugli imprenditori e, anziché, per l’ennesima volta, andare a regalare soldi alle banche sperando che queste si fossero decise a essere più di manica larga con i risparmiatori (aspetta e spera!), elargire gli stessi agli imprenditori, in modo da stimolare l’offerta di lavoro, stimolare le assunzioni, stimolare la produzione e rendere più competitive le nostre imprese sullo mercato nazionale ed estero, andando, ulteriormente, a incitare positivamente anche
la bilancia commerciale.
Poi, è ovvio, ci sarebbe a monte tutto quel bel discorsetto sugli sprechi a Palazzo Madama e a Palazzo Chigi, senza scordarsi di Montecitorio e del Quirinale, di fantastipendi, fantapensioni (doppie, triple ed ennesime), fantavitalizi, rimborsi che non si capiscono, benefit e diarie che facciamo fatica a contare. Ci sarebbe, altresì, il discorso di come certi politici vadano alla stadio a spese dei fessi in auto blu, le auto blu che, praticamente, non si contano più (tante ce ne sono), giudici e magistrati che guadagnano quanto io non potrei neppure percepire da qui a 159 vite future e via dicendo o, ancora, di come barbieri o elettricisti nei palazzi anzidetti guadagnino cifre da capogiro, se paragonate a quelle dei loro colleghi comuni mortali.

Insomma, qui i soldi si trovano e ci sono sempre, eh! Qui non esistono esodati, ma solo diritti acquisiti, mentre ai poveri imbecilli un calcio in culo non lo si nega, andando a togliere loro stipendio, pensione, lavoro e pure la dignità di essere vivi.



Ma chi cavolo continua ancora a votarvi? Cosa cavolo si aspetta la gente da voi?

Perché devo votare per uno che dice stronzate e ne pensa anche di peggiori? Per uno che non ha fatto altro che mentire? Per gente che lo appoggia e mente anch’essa?

E non parliamo di quelli che promettono redditi di cittadinanza, manco avessero il pozzo dei soldi sotto casa perennemente florido.

Comunque sia, questo articolo fa parte degli articoli seri che, ogni tanto, mi sento in dovere di pubblicare, anche per non far vedere che la mia testa è persa solo tra cartoni animati e film.

Cioè, ehi: un vaffa......., ogni tanto, è fisiologico e credo faccia pure bene alla salute. Dico bene?

A voi, invece, a voi che continuate a millantare sogni e speranze utopiche per un’Italia destinata solo e soltanto al collasso e ad affossarsi all’interno di un baratro senza fine, a voi voglio solo dire: pregate che nessuno tra di noi smetta di mangiare pane per poi orientarsi su brioches. Perché, l’ultima persona che disse una cazzata del genere, poi, perse la testa.

Così. Rifletteteci.

Che qui, la gente inizia ad averne davvero piene le scatole delle vostre cavolate, eh!

Felice vita a tutte/i,
Antonio Moliterni
http://www.antoniomoliterni.com/index.php/2015/09/12/per-un-pugno-di-80-euro/

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