lunedì 30 gennaio 2017

Gli omicidi dei bersaglieri piemontesi al comando di un assassino di razza: “ Pietro Quintini” e la piccola Angelina Romano



foto di Pirozzi

Vorrei narrarvi di una bambina felice di nome Angelina Romano di 9 anni che soleva giocare con i suoi coetanei e accoglieva festante il papà di ritorno dalla giornata di lavoro, purtroppo non posso e Dio solo sa quanto avrei voluto farlo …

Era il 3 gennaio del 1862, Angelina come tutte le bambine di quella epoca nella città di Castellammare del Golfo passava la giornata aiutando sua madre nelle faccende di casa e giocando con i coetanei  e di tanto in tanto sentiva parlare di guerre, di unità ma per lei erano cose dei grandi, un giorno aveva visto anche degli uomini
con la casacca rossa  che venivano accolti festanti  da alcuni compaesani, non capiva se la casacca era sporca di sangue oppure di colore rosso per coprire le macchie di sangue.
I coetanei più grandi e smaliziati gli dissero che erano una specie di soldati che in guerra avevano ucciso tanti siciliani. 

Angelina però, era una bimbetta dal cuore nobile e non capiva a cosa alludevano i suoi compagni, non immaginava l’orrore che avevano portato quelle casacche rosse, ma anche queste passarono e andarono via.
Angelina continuava la sua vita di fanciulla un po' bambina e un po' adulta, doveva aiutare la mamma con le faccende di casa, a quell’epoca si cresceva subito e le bambole venivano messe in disparte molto presto.
foto di Pirozzi
Quel giorno però Angelina diventò più che adulta per l’orrore che aveva visto e che fino ad ora gli avevano raccontato i cantastorie e le voci di paese.
Arrivarono in paese degli strani soldati pennuti che parlavano una lingua strana, cominciò un gran trambusto e Angelina corse a nascondersi, a cercare la sua Mamma o il suo papà quando ad un tratto sentì delle grida, pianti, imprecazioni, preghiere, scorse il suo parroco e corse da lui in cerca di protezione ma suo malgrado assistette ad uno spettacolo orribile.
Don Benedetto Palermo di 43 anni, Mariano Crociata di 30 anni, Marco Randisi di 45, Anna Catalano di 50, Antonio Corona di 70 e Angelo Calamia di 70, persone che lei conosceva benissimo e che non avrebbero fatto male ad una mosca erano in fila, ma per far cosa? E perché piangevano e pregavano? Cosa facevano quegli strani soldati pennuti con il fucile puntato contro di loro?
Angelina non fece nemmeno in tempo a finire di pensare a cosa stesse accadendo che udì un ordine forte e secco, in un lingua che non conosceva ma che di lì a poco dovette capire suo malgrado cosa volesse dire.
Tanti fucili messi insieme esplosero un solo colpo cosi all’unisono da sembrare un'unica arma, tanto rumore e  fumo, Angelina vide con immenso terrore il suo parroco e gli altri cadere in un lago di sangue.
- “Mamma mia cosa è successo, dove sei mamma, mamma? Sento le lacrime scorrere sul mio viso ma non riesco a muovermi per l’orrore, sto piangendo… dov’è la mia mamma perché Don Benedetto non si muove più?”
Intanto quell’orribile soldato che comandava diede ordine di prendere Angelina e sistemarla fra i cadaveri per fucilare anch’essa, lei non riusciva a muoversi dalla paura, venne presa di peso e messa al muro dove stava anche il suo parroco che non avrebbe potuto confortarla.
-“Mamma dove sei mamma mia, cosa vogliono questi uomini da me, non ho fatto niente, urlano e strepitano parole che non capisco ed ecco di nuovo il fragore dell’esplosione, riesco quasi a vedere la pallina di ferro che corre verso di me, il tempo si è fermato mentre sento un dolore lancinante nelle mie carni straziate da quelle palline di ferro lanciati da quei demoni pennuti con le loro uniformi scintillanti.
 Mamma mia dove sei? Mamma non abbandonarmi, sento le forze andare via e vedo il mio sangue che esce copioso, perché mi avete fatto questo? Cosa volete da me sono solo una bambina di 9 anni e adesso il mio sangue si mescola alla terra e a quello di Don Benedetto.
Aiutami mamma non voglio morire senza abbracciarti ancora, non lasciarmi andare via mamma , mamma mia, mamma… “
Era il 3 gennaio del 1862, il vento spazzava le divise sporche degli schizzi di sangue e faceva svolazzare le “penne” dei bersaglieri.
Possiamo solo immaginare cosa potesse passare per la testa ad una bimba innocente di fronte ad un plotone di esecuzione ma facciamo luce su ciò che accade quel 3 gennaio 1862 all’italiana Angelina Romano ed ai suoi compaesani.
Narrano così vari giornalisti o cultori di storia meridionale che si sono avvicendati a narrare questo triste primato Siciliano, Angelina Romano, venne fucilata a seguito della messa in vigore della Legge Pica anche in terra di Sicilia.
Era l’inverno del 1862, e già dall’anno precedente il neo governo sabaudo-piemontese aveva mandato in Sicilia il generale Covone dandogli poteri “speciali”, tra cui quello di emanare la legge marziale e proclamare lo stato d’assedio. Il primo atto di questo generale fu quello di dare ordine ai soldati piemontesi di avere “libero arbitrio” nel decidere della vita o della morte dei siciliani.
Proprio in questo clima di ostilità accaddero fatti gravissimi che coinvolsero la città di Castellammare del Golfo. Ivi il malcontento verso gli oppressori sabaudi era molto forte, ma la scintilla che fece esplodere la rivolta fu l’introduzione della leva militare obbligatoria, provvedimento sconosciuto sotto i Borbone.
Tale legge, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del Regno il 30 giugno 1861, comportava l’allontanamento per sette lunghi anni di tanti giovani dalle loro famiglie e dalle loro terre Per scappare da questa norma ingiusta tantissimi ragazzi si nascosero nei boschi e nelle colline intorno alla città, ma non potendo vivere a lungo in quelle condizioni disagiate, il 2 gennaio 1862 decisero di insorgere contro i piemontesi al grido di “ abbasso la leva a morte i Cutrara”( i cutrara in Sicilia erano i ricchi che pagavano profumatamente per non fare il militare).
Sono passati 155 anni da quel triste 3 gennaio del 1862, giorno in cui fu fucilata la piccola Angelina Romano, età anagrafica “anni 9″, colpevole del solo fatto di aver assistito alla fucilazione di 6 persone tra contadini e Parroco del paese, tutti sorpresi dai Bersaglieri in contrada Falconiera, nei pressi di Castellammare del Golfo, in provincia di Trapani, ove si erano rifugiati per paura.
Alle 14 di una gelida giornata invernale, più di 450 giovani, armati di qualsiasi cosa avessero trovato per le strade, entrarono nella città di Castellammare e diedero l’assalto alla sede del commissario di leva Bartolomeo Asaro e del comandante della Guardia Nazionale Francesco Borruso.
I piemontesi risposero immediatamente e da Palermo furono mandati interi battaglioni di bersaglieri coadiuvati da ben due navi da guerra che approdarono nel porto della città. Il 2 gennaio 1862, 450 giovani siciliani assaltarono la sede del Commissariato di Leva, allora era Commissario Bartolomeo Asaro, e dentro trovarono anche il Comandante della Guardia Nazionale, Francesco Borroso. All’arrivo del battaglione di Bersaglieri, inviato dal capoluogo Palermo, i giovani si dileguarono tutti nelle campagne e sulle pendici dei monti circostanti, ma i militari trovarono rifugiati in un casolare di Falconiera, i sopracitati 6, che in virtù dei poteri dovuti alla proclamazione dello Stato di Assedio, furono tutti passati per le armi, prete compreso.
Pietro Quintini

Secondo i Piemontesi i condannati avevano infranto l’articolo 3 dell’editto speciale nato per reprimere il brigantaggio ossia di connivenza coi briganti. Però alla fine dell’esecuzione furono sentiti i pianti di una bimba che aveva assistito alla fucilazione e che fu messa subito al muro, ancora con la faccina bagnata dal pianto è giustiziata”; nell’archivio militare si legge” Castellammare del Golfo, 3 gennaio 1862, Romano Angelina di anni 9, fucilata, accusata di Brigantaggio”. La presero di peso e la posero, ancora col viso bagnato dalle lacrime, di fronte al plotone di esecuzione.
e il comandante Pietro Quintini fu insignito della commenda dell’ordine  Militare dei Savoia, perché il 3 gennaio con molta accortezza (così recita la sua biografia ma io direi con molto disprezzo della vita umana innocente), coraggio ed energia lodevolmente (vigliaccamente), dette esempio di valore (infernale) nel ristabilire l’ordine a Castellammare di Sicilia (attuale del Golfo)
Renna Rocco Michele

il resto lo trovate qui:
biografia di Quintini
ringraziamo il Comitato studi Due Sicilie per le informazioni e Nicola Pirozzi per le foto

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