giovedì 10 marzo 2016

L'ORIGINE DELLA CROCE ROSSA INTERNAZIONALE NON È SVIZZERA MA DUOSICILIANA




Di Mariano Palumbo.

Mriano Palumbo
Nasceva 200 anni fa il vero ideatore della Croce Rossa Internazionale, Ferdinando Palasciano.
Illustre figlio di Capua (Ce), nasce nel 1815 nello Stato del Regno delle Due Sicilie.
Fu grande e visionario medico. Purtroppo pochi sanno, al di fuori della provincia di Caserta, che questo grande figlio delle nostre Terre, dal cuore indomito, fu il vero ideatore della Croce Rossa Internazionale. Fin dal giorno della laurea si dedicò con passione alla ricerca scientifica per alleviare le sofferenze dell’umanità e soprattutto per curare chi veniva ferito o colpito da malattie nel corso delle varie guerre.
Eseguì arditi interventi chirurgici, spaziando con genialità e perizia nei tanti settori della medicina. Grazie alla sua fama, nel 1859 venne chiamato a curare re Ferdinando II di Borbone.
Fu lui per primo a gettare le basi della Croce Rossa, scrivendo articoli e partecipando a convegni internazionali per ribadire la necessità della presenza di personale sanitario sui campi di battaglia, personale pronto a intervenire senza fare distinzioni tra le parti avversarie. Tuttavia venne sempre ignorato dalle organizzazioni svizzere, che si impadronirono delle sue tesi umanitarie per giungere, nel 1863, alla creazione ufficiale della Croce Rossa Internazionale, attribuendone il principale merito al ginevrino Jean Henry Dunant. Ma il nome di Palasciano non fu dimenticato solo dagli svizzeri, anche lo Stato annessionista italiano, nato tra menzogne e crimini efferati, non gli riservò alcuna considerazione.
Ma la ingratitudine ingratitudine non fermó Ferdinando Palasciano, che continuò a dedicarsi alla scienza per tutto il resto della vita.

Morì nel 1891 nella sua casa sulla collina di Capodimonte, a Napoli”.


Che dire!? E’ l’ennesimo esempio di come ci hanno rubato la Storia, di come ci hanno rapinato del presente continuando a considerarci una Colonia interna e di come, ahimé, ci “spopolano” del nostro futuro. Ebbene, opponiamoci con forza a questo disegno ignominioso, non permettiamo specialmente che i nostri giovani laureati vadano via, teniamoli a casa se possibile, facciamo sì che si organizzino in gruppi, comitati, onlus, tutto ciò che è possibile insomma, e che ogni giorno manifestino in piazza, davanti alle Prefetture, sui giornali, la loro tragica presenza affinché si affronti finalmente questo problema epocale della disoccupazione dei “cervelli” che sta portando un popolo intero alla sparizione e alla scomparsa per “esaurimento”.


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